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Scritto Lunedì 01 giugno 2020 alle 14:08

Le aziende di autotrasporti passeggeri messe in ginocchio dal Covid  in piazza il 3 giugno. Parlano i titolari: ''Vogliamo risposte e tutela''

Pensando al mondo del turismo, ciò a cui si fa solitamente riferimento nell'immediato sono le strutture alberghiere. Eppure, c'è un settore strettamente collegato al mondo dei viaggi, che in quest'emergenza non solo è stato messo in ginocchio, ma anche dimenticato. Si tratta della filiera degli autotrasporti, che ad oggi risulta uno dei comparti maggiormente colpiti dalla crisi Covid-19.  Lo spaccato che emerge parlando con i titolari di alcune aziende sparse sul territorio è lo stesso: il fatturato, dall'ormai lontana fine di febbraio, è calato drasticamente, toccando quota zero. Il 3 giugno, gli autotrasportatori di tutta Italia scenderanno in piazza per reclamare diritti e chiarezza. Per la Lombardia, l'appuntamento è a Milano, San Siro, dove si riuniranno le associazioni di categoria per fare fronte comune di fronte alla mancanza di attenzione del governo centrale. Molti professionisti del settore del nostro territorio aderiranno alla protesta.
Mauro Carnati, dell'azienda meratese Adda Emotion, offre da oltre vent'anni un servizio di noleggio con conducente di auto, minivan, minibus e bus su tutto il territorio del milanese. "Fin da subito ci siamo attrezzati prendendo tutte le misure del caso" ha esordito il titolare, spiegando che la categoria degli autotrasportatori non ha mai ufficialmente chiuso i battenti. Ad oggi, l'azienda, che conta cinque dipendenti, si ritrova, così come i colleghi, in una situazione drammatica. L'Adda Emotion serve solitamente un target medio-alto, occupandosi di trasporto per eventi come congressi, meeting e matrimoni, affiancando a ciò il servizio di transfert aeroportuale. "I problemi, da questo punto di vista sono molteplici" dice con amarezza Carnati, ammettendo che gli eventi che prima ospitavano moltissimo pubblico, come ad esempio il Gran Premio di Monza o le sfilate della Settimana della Moda milanese, si svolgeranno a porte chiuse, e i viaggi in aereo riprenderanno estremamente a rilento. Le limitazioni in vigore, in aggiunta, dimezzano il bacino di persone che prima era possibile trasportare, aumentando così a dismisura i costi di un viaggio. Mauro Carnati, dunque, è abbastanza pessimista sull'immediato futuro, e prospetta una ripresa solo a partire dal 2021. A ciò si aggiunge anche un problema di percezione: a detta di Carnati, infatti, l'opinione pubblica considera le ditte di trasporti delle categorie prive di necessità. "Al contrario di ciò che si può pensare, i mezzi sono beni strumentali che necessitano un ricambio continuo, costi elevati e tanti sacrifici" conclude. Il problema principale rimane dunque la ripresa, di cui non si conoscono né le modalità né tanto meno le tempistiche, lasciando il settore in un limbo incerto.
Della medesima opinione è Marco Crippa, titolare dell'omonima azienda di La Valletta Brianza, che lui stesso definisce "una piccola realtà, con solo sei pullman". Eppure, la delusione e il senso di abbandono sono gli stessi di quelli provati dalle grandi aziende. "Ci siamo sentiti invisibili" esordisce Crippa, spiegando di non aver fatturato nulla in questi lunghi mesi. Il futuro è altrettanto incerto, vista l'assenza di gite e di oratori estivi, che erano per lui una sicurezza.Un ulteriore problema è poi che molti autisti, essendo in cassa integrazione hanno deciso di reinventarsi e di riciclarsi come autisti di camion per avere la certezza di uno stipendio.
Sul territorio del casatese, risuonano la stessa delusione e la stessa incertezza. Alberto Cattaneo, che dirige la Cattaneo Autotrasporti di Cassago Brianza, si dice pronto a ripartire, ma il clima di paura tiene in pugno i possibili clienti. "Il comparto trasporto passeggeri non viene commisurato a quello del turismo" ammette con amarezza, ricordando i 45 mezzi bloccati dal Covid-19. "Lo Stato non ci ha dato alcuna sicurezza" prosegue Cattaneo, sottolineando di aver dovuto attendere un riscontro sulla cassa integrazione, di cui ha fatto domanda il 21 marzo, fino al 16 maggio. "Se le nostre aziende arriveranno a dover chiudere" conclude seccamente "non è per una mancanza nostra. Il lavoro che faccio è una passione, così come i nostri sono collaboratori e non semplici dipendenti". Proprio ieri, tra l'altro, come ha ricordato Cattaneo, si è svolto un incontro in Regione con l'assessore ai trasporti Claudia Maria Terzi. Durante il tavolo di confronto, i professionisti del settore hanno reclamato tutela per il comparto, presentando alcune richieste specifiche come un contributo a fondo perduto, l'esenzione dei bolli e degli Ztl e la definizione degli importi per il trasporto scolastico. In vista della ripartenza, la Cattaneo Autotrasporti ha preparato un video per spiegare che l'azienda, da sempre, si impegna affinché tutti possano viaggiare, abbattendo differenze e discriminazioni.
Una voce si leva, infine, dal territorio lecchese. Mario Bonomi, che da sessant'anni dirige la Lariobus - Lake Como Bus Operator, presenta una situazione analoga a quella dei colleghi. L'azienda, infatti, è ferma dal 21 febbraio, e conta il 99% di fatturato in meno. In prevalenza, la Lariobus lavora con il turismo straniero,che notoriamente predilige il nostro lago, in particolare con visitatori americani, inglesi e irlandesi. "Sarà difficile ricominciare" ammette Bonomi, convinto che i numeri degli scorsi anni si avranno di nuovo tra quattro o cinque anni e considerando il 2020 come praticamente chiuso. Se il turismo risulta completamente congelato, uno spiraglio, l'unico rimasto aperto, è quello del trasporto pubblico locale. "Impieghiamo 3 mezzi e 4 dipendenti su tre linee" dice "e quello è l'unico introito al momento". La situazione, dunque, è più che mai incerta, sia sul versante del turismo, sia su quello del trasporto scolastico. La speranza è che, dopo la manifestazione del 3 giugno, si possa fare maggiore chiarezza su come affrontare il futuro.
G.Co.
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