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Scritto Mercoledì 03 giugno 2020 alle 16:52

Rete Salute: in ballo ci sono due questioni politiche

Da cittadino che non vuole stare con la “testa nel sacco” ho letto con interesse i vari articoli che si sono alternati prima e dopo l'Assemblea dei Comuni Soci di Rete Salute svoltasi lunedì 1° Giugno.
Come già cercavo di spiegare in un mio precedente contributo pubblico (che riporto in basso) diversi sono i motivi che mi hanno spinto ad interessarmene : da tempo seguo pur a distanza le sorti di Rete Salute perché nell'universo locale mi risulta essere uno dei pochi modelli di gestione pubblica senza scopo di lucro (Azienda Speciale Consortile) operanti in settori delicatissimi dedicati
alla “cura” di persone a vario titolo in difficoltà. L'altra e più recente ragione è che abitando ad Oggiono, che solo dall'anno scorso ha aderito a Rete Salute, potrei essere come cittadino direttamente interessato alle possibili “sproporzionate” conseguenze del ripianamento del “buco” che si è clamorosamente registrato.
Per argomentare il mio punto di vista in merito mi rifaccio allo scritto dell'amico Remo Valsecchi  che stimo ma da cui mi differenziano a volte alcune valutazioni.
In sostanza, se mal non interpreto, lui sostiene, in base anche alla sua tutt'altro che trascurabile professionalità “tecnica” fatta anche di esempi dimostrativi e richiami alle normative, che la questione è squisitamente politica.
Sono assolutamente d'accordo con lui, solo che io non vedo solo la questione “centrale”, più che condivisibile, che lui esprime letteralmente così “vorrei solo che queste forme di “mala-gestio” pubblica non producano danni e costi per i cittadini ...”.
Ci vedo pure un'altra questione politica di non poco conto riconducibile ad un altro aspetto, comprensibile a tutti, che può potenzialmente costituire “danno e costo per i cittadini”: l'affondare il modello Rete Salute e tutto quanto di buono ha saputo esprimere a livello di servizi alla Persona sarebbe a mio avviso un grave danno per la Collettività.
Senza contare che lo “strumento” dell'Azienda Speciale di diritto pubblico può, se ben gestito, rappresentare anche un risparmio per la cittadinanza non essendo “costretto” a  realizzare e distribuire utili (con relativo aggravio delle tariffe)  ma “solo” a svolgere con  efficienza, efficacia ed economicità  la propria delicatissima funzione sociale.
Tenere in debita considerazione entrambi questi qualificanti ed ineludibili aspetti politici mi sembra equivalga ad applicare quello spirito a cui ogni amministratore pubblico, come del resto ogni  cittadino di buon senso, dovrebbe far riferimento e cioè quello del “buon padre di famiglia”.
Quindi ribadisco a maggior ragione quanto sostenevo nel mio precedente scritto di cui qui riporto il link.
Germano Bosisio
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