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Scritto Venerdì 05 giugno 2020 alle 09:37

Immuni ai luoghi comuni

Se il sonno della ragione genera mostri, ho paura che anche questa specie di mezzo assopimento da DAD e smartworking e socialchatting abbia prodotto degli imbecilli mica male.
Gli sviluppatori dell’app IMMUNI – della cui utilità qui non parlerò, ché non mi compete – avevano rilasciato una prima versione con la grafica che vedeva appaiati alle finestre una donna e un uomo: lei intenta a coccolare il figlioletto, lui al pc. Horribile visu! Femministe di tutto il mondo unitevi! Basta con questa immagine paternalistica e sessista della famiglia in cui lui lavora e lei, donna schiava, stira e lava!
Dunque la versione debitamente aggiornata in nome del politically correct prevede che lei lavori, donna manager giustamente non rallentata nella sua rampante carriera dai doveri infimi della maternità, e lui ninni il pargolo. Entrambi chiaramente alla finestra, ma a due finestre diverse, di locali differenti, perché non sta bene che in famiglia si condividano gli spazi: guai!
Faccio sommessamente notare che:
1.    Non è detto che il lui della prima versione stia lavorando. Essendo sera, così almeno parrebbe, è assai più verosimile che stia guardando un film su Netflix (parlo per esperienza diretta);
2.    che lui o lei stiano davvero lavorando, solo un demente metterebbe un laptop sul davanzale della finestra, a quanto pare di un condominio, nemmeno di un tinello al pian terreno;
3.    lo stesso demente ha però posto un vaso con una pianta, pericolosamente a rischio di essere catafottuto in strada dal gomito della seconda lei. E adesso che il lockdown è finito, può darsi che in strada passi qualcuno. Se cadesse in testa a qualche runner, almeno…;


4.    mi pare che il pc assomigli un po’ a quello di una nota marca con la mela morsicata: non mi pare politically correct, ma passi;
5.    entrambi i soggetti paiono abbastanza pingui: segno evidente che hanno rispettato con scrupolo le indicazioni dei vari DCPM: bravi!
6.    Dire che l’accudimento dei figli sia sminuente rispetto al lavoro, soprattutto al tipo di lavoro cui siamo tutti stati costretti in questi mesi, che di “smart” aveva ben poco, è da rimbambiti. Se una cosa questo virus ci ha restituito è stato proprio il tempo che abbiamo potuto passare con loro. Dapprima benedetto, poi un po’ faticoso quando bisognava conciliare le esigenze di tutti (lavoro, scuola, compiti, gioco), magari in uno spazio ristretto come quello di un appartamento. Poi anche questa nuova prossemica ha acquisito una sua misura, e una sua bellezza, e se all’inizio i figli erano un fastidio che ci distraeva dai nostri schermi, col tempo abbiamo imparato a odiare il pc che ci costringeva a interrompere i giochi coi figli.
Provo disagio e tenerezza per chi pensa di aver conquistato qualcosa inducendo gli sviluppatori di IMMUNI a cambiare la grafica, e li ringrazio, perché da padre mi sento molto più realizzato a usare le dita per comporre i mattoncini delle costruzioni coi miei figli piuttosto che a tambureggiare nervoso su un pc.
Stefano Motta
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