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Scritto Venerdì 12 giugno 2020 alle 09:05

Retesalute: penso che ci sia qualche problema nell’interpretare numeri e norme

Caro Direttore,
ho seguito tutto il Consiglio Comunale di Merate sui problemi di ReteSalute e a parte qualche inesattezza sul primo CdA dell’azienda che - per esempio - aveva un esperto di “numeri e bilanci” come il dottor Mantegazza (direttore generale di ospedali e istituti di ricerca) un medico come il dottor Marinari (che del territorio aveva fatto la sua missione socio-sanitaria) un amministratore locale Gino Sala (che di sanità e servizi sociali ne capiva e capisce molto) e un Presidente che per curriculum vantava esperienze dirigenziali in Istituti di Ricerca a Carattere Scientifico ed in Istituzioni socio-sanitarie private.

Oggi leggo che si vorrebbe “chiudere” ReteSalute (o, meglio, far fallire) per aprirne un’altra con gli stessi compiti, funzioni e modalità di quella attuale.

Intanto mi parrebbe strano che nessuno si ponga il problema se sia corretta istituzionalmente una siffatta procedura: se si devono pagare i debiti, se si tengono i dipendenti, ecc… e quindi di fatto è una società identica non si pensa che anche la Corte dei Conti abbia qualche cosa da ridire e da mettere in conto come danno patrimoniale agli amministratori che chiedono una siffatta soluzione?

In secondo luogo dagli elementi sin qui emersi nessuno ha ancora spiegato con contabilità e numeri alla mano se sia vero o meno il deficit segnalato.

Per quel poco che ho letto i consulenti dichiarano che le loro conclusioni sono tali “se gli elementi forniti dagli uffici siano completi” e che “pare” neppure la responsabile amministrativa ha potuto o sia stato in grado di ricostruire alcune scritture.

Ma siamo proprio sicuri che ci sia questo disavanzo? Ma perché ReteSalute deve rendere somme ingenti all’Ambito quando la società di fatto esegue le funzioni che l’Ambito programma per il territorio? Se il problema fosse che l’Ambito invece che lasciare direttamente a ReteSalute l’ammontare dei contributi statali e regionali dovesse invece ripartirli sui Comuni e poi questi ultimi tornarli alla società per le prestazioni ricevute allora il problema non ci sarebbe se non per quelle poche briciole da tornare a quei Comuni che per alcuni interventi (se ce ne sono) che eseguono in proprio.

Ma qualcuno dei Sindaci si è “accorto” che i trasferimenti statali e regionali per l’anno in questione sono stati notevolmente inferiori (fatto segnalato nei bilanci approvati) e che forse andavano adeguate le tariffe che si dovevano pagare?

Il punto è che i soci (Comuni) sono gli stessi beneficiari dei servizi dell’azienda e quindi come possono dire che ne hanno un danno erariale o che potrebbero essere accusati di aver creato un danno al proprio ente se ripianano i disavanzi?

Il problema non sono i pareri dei consulenti che ovviamente li formulano sulle domande loro poste ma se sono messi nelle condizioni di accedere a tutti i documenti necessari e se non concludono con le solite formule di rito: “quanto sopra a condizione che…”

Purtroppo chi decide oggi di servire il proprio paese deve mettere in conto una buona dose di coraggio per affrontare, a volte in completa solitudine, decisioni che sono difficili, qualche volta amare, molte volte impopolari.

Se poi davvero qualcuno in ReteSalute ha sbagliato in malafede allora davvero si mandi tutto alla Procura della Repubblica ma per favore non usiamo problemi di cassa o competenza per mandare in liquidazione una società pubblica che fino ad ora ha risposto alle domande dei Comuni.
Giliola Sironi
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