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Scritto Venerdì 12 giugno 2020 alle 12:25

Per i ''ricatti hard'' ai preti, patteggiamenti ed abbreviati. L'udienza slitta a fine giugno

Il tribunale di Monza
Udienza transitoria quella svoltasi ieri mattina al cospetto del Giudice per le Udienze Preliminari del Tribunale di Monza Federica Centonze nei confronti di una decina di giovanissimi e non, residenti perlopiù nell'area casatese, arrestati nei mesi scorsi dai carabinieri per la torbida vicenda dei ricatti hard ai danni (anche) di due sacerdoti operanti nel vimercatese e nella bergamasca.
Tramite i propri difensori gli imputati hanno chiesto di poter accedere a riti alternativi: alle tante richieste di patteggiamento presentate se ne aggiungono un numero più ristretto per affrontare il processo in abbreviato, con alcune delle vittime che hanno già ottenuto un risarcimento del danno, costituendosi parti civili. Fra loro anche i due religiosi appunto, intercettati attraverso una chat erotica e sorpresi durante incontri sessuali con ragazzi che si fingevano minorenni per incutere ancora più terrore nelle loro vittime. 16mila euro circa il bottino fruttato alla banda e sborsato dai due sacerdoti affinchè venisse garantito il silenzio sulla vicenda.
A sporgere denuncia ai carabinieri della Compagnia di Zogno era stato proprio uno di loro, lo scorso anno, ormai provato da mesi di ricatti. Da lì i militari - coordinati dalla Procura di Monza nella persona del sostituto procuratore Marco Santini- avevano operato una prima serie di arresti (cinque per la precisione) spingendosi fino in Romagna, dove uno dei fermati, residente a Missaglia, si era recato a spendere i soldi raccolti in serate in discoteca, bottiglie di champagne e auto di lusso. Lo scorso gennaio altri sei individui - quasi tutti giovanissimi, residenti tra il casatese e il meratese - erano finiti in manette in quanto destinatari di una seconda ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip Pansini. Le chat sui telefoni cellulari e sui social - unite alle dichiarazioni rese dai fermati nel corso delle indagini - si erano rivelate fondamentali per stringere il cerchio intorno ad altri individui, ritenuti responsabili (a vario titolo) di ricatti "hard" che partivano da siti di incontri online molto comuni.
Gli undici iscritti nel registro degli indagati dalla Procura brianzola, seppur con ruoli e contestazioni differenti sono: Norberto B.F., missagliese di 23 anni, Leonardo S., 22enne di Bernareggio e Antonio Fernando S., 57enne senza fissa dimora, ma con una precedente residenza a Casatenovo e piuttosto conosciuto anche a Missaglia dove ha abitato e svolto un breve periodo professionale. E poi ancora Dario C., 29enne di Ronco Briantino e Sara V., 23 anni di Seregno (costretta ai domiciliari), Elidon S., i fratelli Stefano e Mirko R., Giorgio F. e Georgie D., tutti di età compresa fra i 19 e i 23 anni, residenti tra Montevecchia, Sirtori, Viganò e Cremella. Unico ''fuori quota'' a livello anagrafico Vincenzo P., di 43 anni.
Oltre al prete residente in bergamasca, il sistema di ricatti-estorsioni aveva coinvolto anche un sacerdote del vimercatese che invece non ha mai denunciato i fatti per paura. Tra le vittime anche un'imprenditrice che voleva comprare la patente di guida al figlio che non riusciva a conseguirla, finendo per sborsare 80mila euro perchè credeva di essere caduta tra le grinfie di una banda legata alla criminalità organizzata di stampo mafioso. Invece si trattava di ragazzi che avevano superato solo di qualche anno la maggiore età. Alcuni di loro hanno già offerto un risarcimento del danno alle vittime in vista della richiesta di patteggiamento concordata con il pubblico ministero, che ora dovrà essere valutata dal giudice. Si torna in Aula il 30 giugno e il 7 luglio per le sentenze.
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