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Scritto Martedì 16 giugno 2020 alle 17:21

L'emergenza Covid vissuta dai sindaci in un groviglio di ricordi ed emozioni indelebili. Ecco le 10 testimonianze dal Casatese

Il Covid non è definitivamente archiviato. L'emergenza in Lombardia non si è esaurita perchè i contagi non cessano, e chissà se nei prossimi mesi saremo costretti a fronteggiare una seconda ondata. Ma il lockdown è alla spalle, quello sì, così come la fase più critica di questa vera e propria emergenza che per più di due mesi ha rivoluzionato l'esistenza di tutti noi. E ''in campo'' - oltre ai medici, infermieri e oss - ci sono finiti in una maniera del tutto diversa anche i sindaci, costretti a cambiare il proprio modo di amministrare perchè le esigenze erano nettamente cambiate: bisognava dare delle risposte nuove, concrete e rapide, ai bisogni dei cittadini. Giornate intense per loro, fra comunicazioni attese dalla Prefettura e nuovi decreti sui quali plasmare le ordinanze rivolte ai cittadini, da richiamare costantemente al senso di responsabilità e da sostenere, sul piano personale ed economico. Il Covid-19 è stato un carico di emozioni e di frammenti - positivi e negativi - che resteranno impressi nella loro memoria per sempre e che abbiamo deciso di raccogliere, ponendo a tutti loro la stessa semplice domanda...anzi moltiplicandola per tre:

Sindaco: lei quali emozioni ha provato in questi mesi di incertezza? C'è qualcosa che l'ha particolarmente colpita, in positivo e/o negativo? Quale ricordo porterà per sempre con sè di questa esperienza?

Ecco le risposte dei dieci sindaci del circondario Casatese:


BARZAGO - Mirko Ceroli
''Il primo ricordo che mi riaffiora nella mente se ripenso al periodo dell'emergenza Covid, è la convocazione d'urgenza di tutti i sindaci lombardi a febbraio presso la sala di Regione Lombardia a Lecco: in quel momento ho realizzato per la prima volta che stavamo attraversando una situazione davvero straordinaria. La necessità di dover comunicare tempestivamente gli aggiornamenti alla popolazione e l'efficienza dimostrata fin da subito dagli amministratori neoeletti e dagli uffici comunali mi ha fatto capire di poter contare su una squadra solida e sempre disponibile. Ricordo che all'inizio ero molto titubante circa il contattare o meno i famigliari dei primi contagiati per paura di urtare la sensibilità delle persone coinvolte, ma poi ho capito che alle persone faceva piacere sentirsi rassicurate dal sindaco e poter eventualmente mettere in luce situazioni di bisogno e necessità che abbiamo sempre cercato di risolvere. Un po' di amarezza mi rimane a causa della non preparazione da parte del nostro servizio sanitario che non riusciva invece a soddisfare le richieste di aiuto delle persone positive curate in casa, scaricando sui famigliari le cure del familiare ammalato, aumentando così il rischio di contagio. A Barzago ci sono stati sei decessi: ho provato dolore e sconcerto e ho deciso di prendere parte alle cerimonie funebri al cimitero testimoniando con la mia presenza la vicinanza di tutta la comunità a causa dell'impossibilità per i parenti di prendere parte al funerale''.

 


BARZANO' - Giancarlo Aldeghi
''E' stata un'esperienza difficilissima, che non auguro a nessuno. All'inizio era un bombardamento continuo di decreti e disposizioni, spesso contrastanti fra di loro, che arrivavano in continuazione a qualsiasi ora e non è stato per nulla semplice districarsi. Per fortuna noi amministratori e sindaci della provincia di Lecco ci siamo supportati a vicenda rispondendo a quelle che erano le esigenze e le necessità del momento. Pur non augurando a nessuno di vivere questa situazione, devo dire che mi sono sentito davvero il sindaco del paese: una figura di riferimento di cui i cittadini avevano bisogno in quel momento per chiedere un consiglio, esporre una necessità o dare dei suggerimenti. Questa emergenza ha dato davvero un senso al ruolo di sindaco e questa è la cosa che non dimenticherò mai in assoluto di tutta questa esperienza. Di errori probabilmente ce ne sono stati, tutti ne avranno fatti, ma non mi sento di farne una colpa a nessuno. Era una situazione troppo grande per tutti...non eravamo preparati, nè avevamo inizialmente gli strumenti per esserlo. Personalmente credo di aver gestito con serenità la fase di emergenza, pur nell'inevitabile tensione fisica e psicologica di confrontarmi ogni giorno anche con il dolore delle famiglie colpite dalla pandemia''.

 


BULCIAGO - Luca Cattaneo
"In primis mi sento di dire che ci siamo sentiti tutti molto fragili davanti a un virus che nemmeno la medicina e il nostro eccellente sistema sanitario è riuscito inizialmente ad arginare. Ho riflettuto su quanto spesso ci sentiamo forti e preparati ma alla fine abbiamo scoperto che dobbiamo essere sempre pronti di fronte all'ignoto che può mettere in crisi le nostre certezze. All'inizio c'era gente che non aveva compreso la gravità della situazione e manteneva ancora comportamenti poco rispettosi, l'aspetto positivo però è che alla fine certe regole sono state interiorizzate a livello diffuso. L'altra nota positiva è stata la grande disponibilità dei volontari, tra cui soprattutto giovani, che si sono offerti per dare una mano ad esempio nella consegna dei pasti, e che hanno contribuito a far ritornare questo spirito di condivisione. Un'ennesima cosa positiva è stata la presa di coscienza sul fatto che ormai dobbiamo fare le cose insieme, sia come paesi perché non si può pensare di essere slegati dal resto dell'Italia, dell'Europa e del mondo, e sia come individui, perché siamo tutti legati in una stretta connessione. Infine, un aspetto per certi versi commoventi che si è riscontrato sia in Italia ma anche negli altri paesi è stata la passione, dedizione e il coraggio di chi, nel proprio ruolo, ad esempio di medico o di infermiere, ha affrontato il proprio incarico senza tirarsi indietro di fronte al rischio, e dando in molti casi la vita per salvare quella di qualcun altro. Questo spero possa essere da stimolo e da esempio per chi ha un ruolo pubblico come il nostro perché lo spirito di servizio e sacrificio è la base per affrontare certi ruoli più delicati''.

 


CASATENOVO - Filippo Galbiati
''Inutile girarci attorno. L'emozione più forte all'inizio è stata la paura. Nei primi giorni ricevevo notizie da Lodi che mi hanno inquietato molto. Ho avuto paura che anche qui da noi si abbattesse con la stessa forza, che poi ha coinvolto Bergamo, e si sono visti gli effetti.
In negativo mi hanno colpito due immagini: i camion militari al cimitero di Bergamo e le ambulanze in fila al Mandic. In positivo la generosità degli italiani nei momenti difficili. Ma mi sembra che già stiamo cancellando quelle immagini dalla memoria collettiva, con una velocità che inquieta. La cosa che mi porto dentro è un contrasto di mondi isolati e separati. Il rumore e i suoni nell'Ospedale e l'assurdo silenzio per le strade quando uscivo da lì. A loro modo, erano due solitudini''. 

 



CASSAGO - Roberta Marabese
"L'elenco delle emozioni sia positive che negative di questo periodo d'incertezza è ampio. L'arrivo del Covid-19 è stato come un meteorite caduto all'improvviso sopra le nostre vite e penetrato dirompente nella nostra comunità. Una telefonata, quella di sabato 21 febbraio, di una cara amica, mamma di uno studente di Codogno, che ha cambiato improvvisamente lo scenario quotidiano, mio e quello di tutta l'amministrazione, senza concederci nemmeno il tempo di comprendere e riflettere sulla gravita di quello stava succedendo. I casi Covid-19 accertati tra cui uno dei primi nella Provincia di Lecco, la perdita di nostri cari concittadini, la sospensione delle lezioni, la chiusura delle attività commerciali e il blocco delle attività produttive, la chiusura dei luoghi di culto sono stati per noi un carico di emozioni incontrollate. Ansia, preoccupazione, rabbia, dispiacere, tristezza ma soprattutto senso di impotenza di fronte a questo invisibile e sconosciuto nemico.
Come Amministrazione, sulla quale, giustamente, sono state riversate tutte le preoccupazioni e le aspettative del drammatico momento, ci siamo trovati a gestire quotidianamente problemi imminenti riguardanti interi nuclei familiari posti in "quarantena" e a coordinare e garantire il rispetto delle regole che ci sono state imposte.
Non possiamo nascondere che, di fronte alle repentine scelte e decisioni che quotidianamente ci siamo trovati a dover assumere, ci sono stati momenti di sconforto, incertezza e anche panico.
Per il tramite della redazione vogliamo pertanto ringraziare di cuore e pubblicamente tutti coloro, nessuno escluso, che sono stati quotidianamente al nostro fianco, senza critiche e senza pretese, ma semplicemente fornendo o anche solo offrendo il loro quotidiano e prezioso aiuto e sostegno. Senza di loro non ce l'avremmo mai fatta!
Grazie anche alle Istituzioni che ci hanno sopportato e supportato nelle difficili scelte che siamo stati chiamati ad operare e ai Colleghi Sindaci, eccellenti compagni di questo difficile viaggio e stimati consiglieri.
Grazie a tutti i cittadini per il senso civico dimostrato e soprattutto a quelli che nei momenti di estrema difficoltà ci hanno regalato emozioni positive di fiducia e speranza, semplicemente donandoci il loro sorriso.
In questo periodo di estrema difficoltà ciò che ci ha colpito particolarmente è il senso civico e di responsabilità riscontrato a livello di cittadinanza. Non nascondiamo il fatto che ci sono state situazioni in cui siamo stati costretti ad intervenire, ma è grazie agli enormi sacrifici dei nostri cittadini, e soprattutto dei nostri ragazzi chiamati a maggiori rinunce e privazioni, che siamo riusciti a contenere la diffusione e a limitare i danni, nonostante uno dei primi casi Covid-19 in provincia di Lecco si fosse verificato proprio a Cassago.
Il ricordo più amaro che porteremo sempre nel cuore è la sofferenza impressa sui volti delle persone che in questo drammatico periodo hanno perso i loro cari. A loro rinnoviamo la nostra più sentita vicinanza. Personalmente, porterò con me il prezioso ricordo del bacio inviatomi a distanza da una signora anziana alla quale, con tutte le precauzioni del caso, abbiamo offerto il servizio di consegna dei medicinali.

 


CREMELLA - Ave Pirovano
''Il Covid-19 è penetrato dirompente nella nostra comunità sabato 21 febbraio con una telefonata ricevuta da un genitore che mi informava della frequenza di suo figlio alla scuola di Codogno. Da quel momento è iniziato il carico delle preoccupazioni che i cittadini riversavano sull' istituzione Comune e di conseguenza da parte nostra verso la Prefettura, l'ATS, la Provincia, la Regione e lo Stato. Come Amministrazione Comunale ci siamo immediatamente impegnati collaborando con le altre istituzioni ma sono stati giorni lunghi, incerti e difficili dove la preoccupazione, l'ansia, la fiducia e la speranza si alternavano.
L'emergenza sanitaria ha portato l'Amministrazione e tutte le forze disponibili (Amministratori, Dipendenti, Volontari, Protezione Civile) a concentrarsi comprensibilmente sulla gestione delle criticità pratiche, ricordando ai propri cittadini i doveri, le regole e le misure da seguire per non compromettere la sicurezza di tutti e garantendone quindi il rispetto. Mai come in questi mesi ho avvertito, in quanto Sindaco, quanto le nostre decisioni debbano essere lungimiranti e soprattutto pensate per i più giovani perché il futuro non è qualcosa di lontano ed inimmaginabile, ma abbiamo visto che può succedere in un attimo e stravolgerci le vite...
Per questo dobbiamo fare del nostro meglio come singoli e come comunità assumendoci la responsabilità dei nostri comportamenti e delle nostre scelte quotidiane.
Nel lungo periodo del lockdown anche a Cremella si respirava un clima surreale...poche persone si vedevano per le vie, tutte erano smarrite e impaurite. Ero certa del buon cuore di tanti cremellesi, ma ne ho avuto conferma in questo momento di emergenza sanitaria perché, là dove si sono verificati casi di quarantena, la rete parentale e i corretti rapporti di vicinato hanno sempre sostenuto le famiglie in difficoltà. Un grazie sincero a chi ha donato servizi a queste famiglie. Ed ancora perché molti concittadini mi hanno dimostrato sincera vicinanza, supporto morale e riconoscenza del ruolo. In questo scenario surreale l'aspetto negativo che mi ha colpito è stato il dover richiamare in modo incisivo, attraverso comunicati diffusi poi dalla Protezione civile, i cittadini ad una maggior consapevolezza e responsabilità civile. Difficile esternare con parole tutto ciò che si è provato, ma serbo dentro di me pensieri, riflessioni e soprattutto il peso della responsabilità. La responsabilità di sostenere e di tenere le fila di un'intera comunità, di rappresentarla soprattutto in momenti istituzionali (visita al cimitero, commemorazione davanti al Monumento dei Caduti, S.Messa pasquale).
Ho avvertito la solitudine in questi momenti istituzionali di commemorazione, ma non mi è mai mancata la forza di sostenere il carico morale di questa situazione grazie soprattutto alla condivisione di ansie, paure, preoccupazione e speranze, idee e comportamenti in grado di permetterci di ricominciare a vivere nella responsabilità con i componenti della mia Giunta Comunale, con i consiglieri comunali e con tutti Sindaci del territorio lecchese che come me hanno dovuto affrontare questa emergenza''.

 


MISSAGLIA - Bruno Crippa
''Quando il morbo ha incominciato ad invaderci il 21 febbraio, non nascondo che in un primo momento ho vissuto tempi difficili. Ha funzionato la collaborazione tra i Sindaci della nostra Provincia. E noi del Casatese che ci siamo scoperti tutti sulla stessa barca. Nell'incertezza, ho visto tante speranze nelle ragazze e nei ragazzi, che non sono restati indifferenti, e hanno collaborato alle distribuzione delle mascherine alle famiglie.
In positivo la bella collaborazione con l'Oratorio. Il senso civico, l'altruismo dei volontari. Tutti. La solidarietà attiva tra persone che non si conoscevano. In positivo, ancora, quel "Tutto Andrà Bene" che i bambini hanno scritto sui fogli che hanno attaccato alle finestre: dava un forte segno di coraggio perché eravamo anche disorientati. E anche il rispetto delle regole della maggioranza dei concittadini. Mi ha colpito il trauma, ovvero la ferita inflitta in profondità, a coloro che non hanno potuto accompagnare i loro cari senza la consolazione del rito funebre. Insieme al fronte più esposto: medici, infermieri, personale sanitario che si sono trovati a combattere un alieno. I camion di Bergamo, con le bare, mi hanno lasciato un segno indelebile, lo confesso.
In negativo, i soliti social. Quel: "Dov'è Il Sindaco ?", scritto, appena il Coronavirus ci aveva interessati, mi ha ha fatto male, oppure la pretesa di voler le mascherine subito, perché io pago le tasse.
Il ricordo più bello resteranno le telefonate che ho cercato di fare a tutti coloro che hanno vissuto questo trauma: i contagiati, quelli in quarantena cautelativa, le famiglie. In un primo momento ero incerto se chiamarli al telefono, mi sembrava di invadere un fatto privato, invece ho scoperto poi la necessità loro di sentire una voce e di apprezzarla, poi di ringraziarti, perché li hai sentiti. Il profondo silenzio di chi ha lavorato, resterà un bel ricordo, anche se dobbiamo ancora stringere i denti''.

 


MONTICELLO - Alessandra Hofmann
''Sicuramente in questo periodo di emergenza ho provato un senso di smarrimento e, con il senno di poi, forse nella fase iniziale ho avuto poca presa di coscienza rispetto a quanto stava accadendo. Più passavano i giorni, più attendevamo con impazienza il sabato e la domenica per prendere visione dei decreti che ci indicavano come muoverci e cosa fare. Devo ammettere che ho provato anche paura di fronte ad un fenomeno nuovo, che non conoscevo: è stato difficile, anche dal punto di vista personale, avendo subito la perdita di un congiunto proprio a causa del Covid. Non dimenticherò mai l'attesa delle comunicazioni della Prefettura che ogni giorno ci elencata gli eventuali positivi al virus...la speranza era quella che ce ne fossero pochi, ma non sempre purtroppo andava così. La lettura dei dati era carica di aspettative e di emozione, e anche di angoscia. Bisognava poi mettersi in contatto con le famiglie, spesso in preda alla paura e alla disperazione. Ricordo ancora di aver pianto al telefono con una persona che mi comunicava che il proprio caro poteva finalmente fare ritorno a casa. Umanamente ho vissuto momenti duri, di vera angoscia e preoccupazione, che non dimenticherò mai. Ma nel frattempo bisognava organizzare i servizi per andare incontro ai bisogni e alle esigenze della popolazione. Ho ricevuto tanti grazie: sapere che siamo stati di aiuto, anche soltanto con una spesa consegnata a domicilio o con una chiacchierata o un sorriso, è stato gratificante. Abbiamo avuto l'opportunità di conoscere i nostri concittadini, facendo per loro qualcosa di veramente concreto. E abbiamo trovato grande unione e collaborazione con i sindaci della provincia di Lecco e con il presidente Usuelli che è stato instancabile nel rispondere alle nostre domande. Pur nelle opinioni politiche divergenti, abbiamo imparato a ragionare come territorio, per il bene dei cittadini e di quanto sia importante puntare sull'integrazione socio-assistenziale. Questo periodo ha compattato molto anche la mia squadra di lavoro in municipio: per tre mesi abbiamo vissuto a strettissimo contatto, anche se virtuale o telefonico e questa difficile esperienza ci ha fatti crescere molto. E' stata dura, ma lo rifarei altre cento volte perchè abbiamo scoperto il valore di tante persone e conosciuto anche la loro gratitudine.
In negativo mi ha colpito la caccia all'untore, o le tante segnalazioni fuori luogo che spesso in realtà partivano dalla paura nei confronti di qualcosa davvero più grande di noi''.

 


SIRTORI - Davide Maggioni
"Gli ultimi mesi sono stati per me fonte di grande preoccupazione, sentendo sulla mia persona una responsabilità ancora maggiore. Sono Sindaco da tanti anni e sono abituato a prendere decisioni anche difficili, ma in questo caso era ancora più direttamente coinvolta la vita delle persone. Cittadini, piccoli commercianti, ... in tanti si rivolgevano al Comune per sapere cosa fare e la grande incertezza su quello che sarebbe successo unita alla normativa in continuo cambiamento hanno reso difficile gestire il tutto. Per fortuna, ho trovato grande disponibilità e supporto nei miei consiglieri comunali e, insieme a tanti giovani volontari che non smetto di ringraziare, siamo riusciti ad affrontare l'emergenza, proponendo alla cittadinanza anche iniziative e servizi nuovi che alleviassero il continuo stare in casa. Quello che mi ha colpito maggiormente in negativo, è stato il livello molto basso delle discussioni e delle lamentele, soprattutto nei gruppi Facebook, dove è stata sfogata tanta rabbia e ignoranza. Col passare dei giorni ho però capito che quella è una minoranza, avendo ricevuto anche tantissimi ringraziamenti e attestati di stima, che sono stati preziosi per trovare la forza e le motivazioni per proseguire. Ricorderò di questo periodo questo insegnamento: tanta gente, messa sotto pressione, rischia di tirare fuori il peggio, ma invece alcuni, liberi magari da condizionamenti, sanno invece essere propositivi e riescono, con il loro atteggiamento, a individuare strade nuove".

 


VIGANO' - Fabio Bertarini
"Quello che mi è rimasto più impresso nei ricordi di questa vicenda sono sicuramente le decine di telefonate ricevute da parte di persone che non avevano bisogno di qualcosa in particolare ma solo di parlare con qualcuno perché erano magari rimaste sole, chiuse in casa senza nessun rapporto con il mondo esterno. Una cosa positiva che ho riscontrato è stata invece l'unione e l'alleanza che si è creata tra tutti i cittadini, e in prima persona il senso di solidarietà che è emerso fin da subito tra tutti i sindaci della provincia, con i quali ci siamo ritrovati costantemente ad aggiornarci su un gruppo WhatsApp creato proprio per l'emergenza. Si sono creati gruppi di persone per l'aiuto reciproco ed è riaffiorato quel senso civico che pensavamo mancasse agli italiani ma che personalmente ho tastato con le mie mani nella comunità dei viganesi. Abbiamo inoltre avuto un afflusso di volontari veramente molto importante, alla richiesta di aiuto hanno risposto in tantissimi, tra i quali ringrazio il gruppo di minoranza Lega Nord che ha dato la propria disponibilità e ha donato mille mascherine. L'unica cosa negativa che ho riscontrato è stata forse la mancanza della vicinanza dei personaggi politici importanti, dai quali non abbiamo ricevuto nemmeno una telefonata per capire come le cose stessero andando all'interno delle realtà locali più piccole e questo ha lasciato un po' di amaro in bocca anche se sicuramente saranno stati impegnati ad affrontare problematiche più grandi a Roma".

 

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