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Scritto Venerdì 19 giugno 2020 alle 08:35

Costa M.ga, moschea: il Tar respinge i ricorsi de La Speranza contro il Comune

Il Comune di Costa Masnaga ha vinto la causa contro i ricorsi presentati dall'associazione La Speranza sull'immobile di via Cadorna, dove è collocata la "moschea". Con la camera di consiglio dello scorso 9 giugno tenuta in video conferenza - e la sentenza pubblicata ieri, giovedì 18 giugno - il tribunale amministrativo regionale per la Lombardia (TAR) ha di fatto respinto, per inammissibilità e improcedibilità, i tre ricorsi presentati dal sodalizio contro i provvedimenti emanati dall'amministrazione masnaghese per provare a far rispettare i regolamenti urbanistici e sanare quello che era ritenuto un abuso edilizio all'interno dello stabile.
Il Comune - difeso in sede legale dall'avvocato Umberto Grella - aveva rilevato "l'utilizzo continuativo e sistematico della porzione edificata al piano terra come centro di culto musulmano". Tale centro esiste già dal 2000 ma non è mai stato autorizzato a livello urbanistico dal Comune di Costa.

Un'immagine di repertorio della moschea di Costa Masnaga

I ricorsi pricipali dell'associazione hanno riguardato sia l'ordinanza comunale del 14 marzo 2019 che imponeva la demolizione e il ripristino dello stato dei luoghi nell'immobile a vocazione produttiva sia il piano dei servizi e il piano di governo del territorio (PGT), all'interno del quale il Comune aveva individuato un'altra area in cui realizzare il luogo di fede islamica. Un altro ricorso era relativo infine, alla richiesta di permesso di costruire del 2018 avanzata dall'associazione: si trattava di una richiesta di manutenzione dello stabile, negata però dall'amministrazione in virtù del fatto che non era mai stato attuato il piano di recupero d'ufficio.
Lo stabile di via Cadorna, con l'attuale utilizzo, presenterebbe un'irregolarità urbanistica. Tale abitazione è senza titolo edilizio in quanto era classificato, già nel piano di governo del territorio del 2012, come zona di recupero in cui è vietato l'insediamento della destinazione d'uso per attività di culto. In sostanza, poiché tale edificio era destinato a magazzino, non può essere accettata la presenza, al suo interno, di un luogo di culto.
L'associazione La Speranza, definita in sentenza "un'associazione privata non riconosciuta con fine di religione e di culto", si ritrova nello stabile di via Cadorna: "Tale attività consiste nel ritrovo tra i soci e gli associati, nella lettura di libri, anche a carattere religioso, nei corsi di lingua italiana ed araba, nei corsi per l'insegnamento della religione musulmana, oltre allo svolgimento della preghiera nella giornata di venerdì tra gli associati e gli ospiti".
Trascorsi i tempi di legge, il Comune, nel luglio dello stesso anno, aveva accertato che l'ordinanza non era stata ottemperata,
L'assessore Maurizio Corbetta
irrogando quindi all'associazione una sanzione amministrativa di 20.000 euro.
L'amministrazione, intanto, con approvazione definitiva del 29 marzo 2019, aveva predisposto, nel piano di governo del territorio (Pgt), un piano delle attrezzature religiose (PAR) che aveva individuato un'area - nella zona in fregio alla statale 36 e al confine con Bulciago - dove delocalizzare la moschea.
La sentenza del Tar ha sostenuto l'irregolarità urbanistica dirimendo la questione amministrativa. "Mi riservo di leggere bene le motivazioni contenute della sentenza che è comunque a favore del Comune. Questo mi conforta perché il lavoro che abbiamo fatto dal 2009 ad oggi, indica che qualche ragione l'avevamo" ha spiegato l'assessore esterno Maurizio Corbetta. "È un giorno che ci segniamo sul calendario, anche se è ancora presto per parlare di vittoria. La nostra volontà ora sarà quella di riflettere non sul merito perché siamo convinti di quello che chiediamo, ma sul metodo. Sono contento dell'esito favorevole della sentenza perché questo lavoro ha riguardato tutta l'amministrazione. Non è stata coinvolta però solo la parte politica, ma anche gli uffici che costantemente hanno fatto i sopralluoghi e il monitoraggio".
All'associazione è data la possibilità di ricorrere al consiglio di Stato entro 60 giorni.
M.Mau.
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