• Sei il visitatore n° 332.348.915
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
bandi e concorsi
cartoline
Scritto Lunedì 22 giugno 2020 alle 13:42

Scuola: sette studenti casatesi raccontano l'esperienza con la Didattica a Distanza, tra criticità e aspetti indimenticabili

E' stato un anno decisamente particolare per gli studenti e le studentesse di tutta Italia. I disagi causati dal CoVid-19 hanno infatti interessato in larga misura la scuola e l'istruzione, e hanno costretto ragazzi di ogni età a passare in breve tempo da un metodo di apprendimento tradizionale, in presenza degli insegnanti e dei compagni, alla didattica a distanza (DAD), cioè a videolezioni e caricamento di materiali su piattaforme online dalla propria abitazione.
Sebbene in linea di massima la DAD si sia rivelata un buon sostituto alle lezioni in classe, le opinioni in merito sono diverse e talvolta contrastanti, tanto che in molti hanno messo in dubbio la validità di questo strumento anche in relazione alla ripresa delle lezioni a settembre. A questo proposito, alcuni ragazzi residenti nel casatese ci hanno raccontato la loro esperienza diretta con questo nuovo e insolito metodo di apprendimento.

Edoardo Usuelli

Videolezioni con compagni e professori sono iniziate per la maggior parte degli studenti con la chiusura delle scuole. ''Da subito è stata attivata la didattica a distanza e, per garantire a tutti gli studenti di usufruire di questi servizi, l'istituto ha acquistato dispositivi tecnologici mettendoli a disposizione delle famiglie più bisognose" ci ha detto Marco Cogliati, quinto anno, rappresentante dell'istituto Gandhi di Besana.
Tuttavia non è stato per tutti così. ''All'inizio non ho fatto subito le videolezioni" ha spiegato Edoardo Usuelli di Maresso, studente al primo anno di scienze applicate all'istituto Maria Gaetana Agnesi di Merate. ''Abbiamo cominciato con l'assegnazione di compiti tramite Google Classroom o il Registro Elettronico, in seguito, quando si è capito che la quarantena sarebbe durata di più, i professori hanno cominciato a fare le videolezioni".
Anche Gaia Goldonetto residente a Campofiorenzo, studentessa al secondo anno di sistema moda all'istituto Primo Levi di Seregno, ha avuto un'esperienza simile. ''Subito la prima settimana ci hanno dato il triplo dei compiti normali e poi dalla seconda o terza settimana a casa abbiamo iniziato a fare lezione di alcune materie. Tuttavia solo ad aprile ho iniziato a fare didattica online con tutti i professori".

Eleonora Caponero

Oltre a chi ha iniziato subito e a chi ha iniziato più tardi però, c'è anche chi usufruiva di canali di comunicazione online anche prima dell'emergenza Coronavirus. Si tratta per esempio di Sara Mangola di Casatenovo, studentessa del quarto anno all'Istituto tecnico per geometri G.Bovara di Lecco. ''Prima che fosse attivata la DAD a causa della pandemia era già consuetudine della mia scuola l'utilizzo di piattaforme come Classroom ed Edmodo per la pubblicazione e il ricevimento dei compiti a casa''.
Sia che fossero videolezioni con i professori - e a maggior ragione se si trattava di caricamento materiali su piattaforme varie - i ritmi e i tempi della didattica a distanza sono stati molto diversi da quelli regolari scolastici. Mantenendo comunque tutti una media di circa quattro ore al giorno, nella maggior parte dei casi le ore di lezione infatti sono state ridotte, per alcuni studenti in maniera significativa, per altri meno, e talvolta si è compensato con i compiti e con le lezioni preregistrate ciò che non si riusciva a fare "in classe". Solo il 9% degli studenti, affermano i dati, svolge un orario scolastico sostanzialmente identico a quello seguito in presenza. "Rispetto al solito abbiamo fatto due ore in meno al giorno, e in generale le lezioni iniziavano alle 9:00 e terminavano alle 13:00" spiega Iris Faraci residente a Valaperta, studentessa del quarto anno di scienze umane indirizzo socio-economico all'istituto Greppi di Monticello. "Non sempre avevamo una pausa tra le varie materie, ma il tempo per passare da una lezione all'altra è quasi sempre stato sufficiente per staccare un attimo". Anche Gaia parla di una riduzione d'orario: "nella mia scuola è stato deciso che si possono fare al massimo quattro ore al giorno, cambiando l'orario di settimana in settimana. Alcuni insegnanti hanno fatto lezione con regolarità, altri, come educazione fisica e religione, hanno fatto solo due lezioni per farci poi la verifica". Non mancano tuttavia i casi in cui la scuola ha deciso di mantenere un orario più simile a quello già precedentemente utilizzato o ha persino aumentato il monte ore: è il caso di Sofia Bertocchi, studentessa del terzo anno di linguistico al Greppi di Monticello. ''Il numero di ore varia di giorno in giorno, il massimo raggiunto è cinque ore e il minimo è tre. Tra un'ora e l'altra raramente ci sono pause, perché i professori tendono a utilizzare tutto il tempo a disposizione. Facciamo lezione con tutti gli insegnanti e alcuni di loro ci allegano durante la settimana delle video lezioni registrate da guardare nel pomeriggio chiedendo di rispondere a delle domande".

Gaia Goldonetto

Il cambiamento di orario non ha influenzato, generalmente, la gestione e il quantitativo di compiti, che, come spiega ancora Iris, si sono rivelati anche un modo per capire quanto gli studenti riuscissero a seguire e capire le lezioni a distanza. Anche lo svolgimento delle verifiche è pressoché il medesimo in tutte le scuole: "non abbiamo avuto richieste particolari da parte dei professori, se non mandare i compiti entro un certo orario, accendere la videocamera per l'appello e per i saluti a fine lezione e soprattutto durante le interrogazioni e le verifiche: lì dovevamo avere videocamera e microfono sempre accesi" ha detto Eleonora Caponero, che vive in frazione Toscana a Casatenovo, studentessa del primo anno del liceo classico biomedicale all'istituto B. Zucchi di Monza.
Ciò che invece è stato sperimentato in maniera totalmente diversa da scuola a scuola, è stata l'assegnazione dei voti: c'è infatti chi parla di un innalzamento generale delle medie per una questione di comprensione da parte dei professori, e chi invece spiega come i voti si siano leggermente abbassati per precauzione e per garantire l'attenzione durante le lezioni. "Sono dell'idea che non ci sia una corrispondenza dei voti con le capacità acquisite: è impossibile attribuire una valutazione corretta senza la possibilità di saggiare le conoscenze acquisite attraverso un lavoro quotidiano fatto di interrogazioni dal vivo, interventi in classe, verifiche senza possibilità alcuna di imbrogliare" spiega poi Sara. ''Si rischia di peccare per eccesso o per difetto".
Qualcuno, invece, vede la situazione in un'ottica più positiva: "i professori hanno stipulato una griglia di valutazione basata proprio sui nuovi elementi, come la partecipazione, che potevano essere valutati a distanza" ha detto infatti Iris.

Iris Faraci

La didattica a distanza, in ogni caso, non è stata tutta rose e fiori. La caratteristica distintiva di questo metodo di apprendimento, come già detto, consiste nel seguire le videolezioni da casa propria, e questo ha causato non poche difficoltà: i dati affermano infatti che il 92% delle scuole ha attivato modalità di DAD, ma solo l'85% ha realizzato vere e proprie lezioni online, principalmente a causa di problemi di connessione e necessità di condivisione di spazi e dispositivi.
"Come in tutte le cose ci sono stati aspetti positivi e aspetti negativi. Ci sono state alcune difficoltà di tipo tecnico, ad esempio la connessione non è sempre stata eccellente, inoltre essendo in tanti in famiglia i mezzi tecnologici come il computer non erano sempre disponibili e alla portata di tutti, difatti ci siamo dovuti organizzare con dei veri e propri turni basati su chi della famiglia ne avesse più bisogno, mentre gli altri si sono adattati con tablet e telefono" racconta Iris. ''I dispositivi necessari alla DAD non sempre sono alla portata di tutti, ma per fortuna Villa Greppi ha messo a disposizione i computer della scuola per le persone che non disponevano dei mezzi necessari per poter partecipare alla didattica distanza".
Persino peggiore si è rivelata l'esperienza per Gaia, che con la DAD ha avuto davvero non pochi problemi. "Il ripetitore del mio wifi si trova a 4 km da casa mia, poi io e mio fratello avevamo un solo computer e per poter seguire entrambi le lezioni abbiamo dovuto chiederne uno a mio nonno. Non potevamo usare il cellulare perché ha lo schermo troppo piccolo e non si riusciva a vedere le immagini che i prof condividevano. La mia scuola ha messo a disposizione i computer dei laboratori, ma non so in quanti li abbiano ritirati, perché le richieste erano lunghe e si finiva quasi sempre per non ottenere lo strumento. Un problema importante per studiare le mie materie di indirizzo è stato di non poter più fare Photoshop perché a casa non avevamo il software invece presente a scuola".

Marco Cogliati

Se le scuole hanno potuto aiutare e tentare di sopperire a qualche mancanza di dispositivo, non hanno però potuto fare niente per l'inevitabilità della condivisione degli spazi per alcuni studenti. "Seguo le lezioni da camera mia e da sola, chiudendo pure la porta" spiega Eleonora. "Ognuno ha un "suo" spazio dove lavorare. Essere sola mi aiuta a concentrarmi di più". Non tutti gli studenti, purtroppo, hanno avuto la possibilità di seguire le lezioni in uno spazio isolato. A questa minaccia per la concentrazione si aggiungono anche le innumerevoli tentazioni a cui si ha accesso da casa, come i social network, il campanello e altro. "Trovo che da casa sia molto più difficile rimanere concentrati a causa delle molte distrazioni" ha detto Sofia. "La differenza è sicuramente molta. Essendo a casa è, come detto prima, molto più facile che mi distragga, e si sente molto la mancanza di interazione che c'era prima con i professori. Era più semplice seguire e farsi rispiegare gli argomenti". Questo problema si è sentito particolarmente durante lo svolgimento di interrogazioni o verifiche: "anche se non ho mai utilizzato internet o bigliettini per copiare, la tentazione c'era" ha detto Eleonora.
Il problema principale di questo metodo di apprendimento è stato dunque il filtro dello schermo, di cui tutti gli studenti, chi più chi meno, hanno sentito gli effetti. "Manca la parte più "interattiva" della lezione perché da dietro uno schermo si fa più fatica a interagire con il prof e con gli altri compagni, perché c'è un clima di imbarazzo nel parlare attraverso lo schermo con 25/30 persone, inoltre è tangibile la mancanza dei compagni proprio lì, gomito a gomito" ha dichiarato Edoardo. Anche Sara è dello stesso parere: "i miei professori hanno faticato non poco ad adattare alla DAD il loro insegnamento che in una scuola tecnica come la mia abbisogna di un rapporto diretto e pratico con lo studente". Gli aspetti positivi, tuttavia, non mancano neanche qui: "a parer mio è stato molto meno stressante questa modalità di lavoro e di verifica delle conoscenze rispetto a quando siamo faccia a faccia con l'insegnante, di fronte a tutta la classe" ha aggiunto. "Nel mio modo di seguire credo sia cambiata solo l'attenzione, che è inevitabilmente calata con la didattica a distanza" racconta poi Sofia, "per quanto riguarda la partecipazione ho cercato di tenerla invariata, rispondendo alle domande e intervenendo se richiesto. Da un lato credo sia più semplice svolgere le verifiche e le interrogazioni e ottenere buoni risultati perché abbiamo mezzi come internet o i libri a portata di mano, ma dall'altro credo che sia sfavorevole perché ci sentiamo più sicuri e la preparazione è minore".

Sara Mangola

Nonostante le varie difficoltà e problematiche, la lontananza ha però permesso agli studenti di riflettere sul rapporto che avevano con i propri compagni e con gli insegnanti: "la priorità della dirigente e dei docenti è stata quella di mantenere viva la relazione con gli alunni" ha detto per esempio Marco. "Un rapporto di scambio e di crescita che ci ha sostenuto in questi anni, contribuendo non solo alla nostra formazione culturale, ma anche a quella umana".
"Ci siamo resi conto di essere una classe molto unita" ha affermato poi Edoardo.
"Con gli insegnanti si è rafforzato un rapporto di fiducia alunno-professore, mentre invece coi compagni i rapporti sono un po' diminuiti" dice invece Eleonora. ''Anche se ci siamo sentiti tramite Whatsapp, mi mancano le chiacchierate durante l'intervallo tra i corridoi, o prima delle lezioni davanti all'istituto. Un po' come il tragitto casa-scuola, che aiutava a separare i due ambienti, cosa che ora risulta più difficile".
L'esperienza di Sara si è rivelata poi molto positiva: "ho notato che tra noi studenti e gli insegnanti si è creato una maggiore confidenza e vicinanza: condividere la stessa situazione di disagio e sì, anche di paura, le medesime difficoltà di lavoro e il comune timore di non riuscire, ha accorciato le distanze tra di noi. Mi toccava il cuore sentire le raccomandazioni di alcuni insegnanti, che, come fossero i nostri genitori, si preoccupavano della nostra salute e del nostro stato d'animo e cercavano di rincuorarci dandoci mille consigli e lunghi sorrisi".

Sofia Bertocchi

Le opinioni sulla didattica a distanza, dunque, per quanto fosse l'unico mezzo possibile per mantenersi al passo con la programmazione annuale, sono decisamente contrastanti, e lo sono anche in relazione alla possibilità di proseguire con questo metodo anche l'anno prossimo, in attesa che la situazione si stabilizzi. "Penso che la DAD sia stata un'ottima soluzione e sarei disposta a continuare così in caso di necessità, ma credo che sarebbe opportuno rispettare gli orari e le pause tra un'ora e l'altra prestabilite dalla scuola. Bisognerebbe imporre delle linee guida generali" ha detto per esempio Sofia, il cui parere è condiviso anche da Edoardo. "La DAD è sicuramente una soluzione efficiente ed efficace. Qualcosa da migliorare c'è di sicuro: se si continua anche l'anno prossimo così si deve imporre l'obbligo a tutti gli insegnanti di fare le videolezioni perché altrimenti si rischia che gli studenti non capiscano l'argomento, se non si spiega e si danno solo gli esercizi".
Opinione opposta è invece quella di Sara: "trovo che sia stato alienante "fare scuola" in casa: questi sono due ambiti completamente differenti che non possono conciliarsi" ha detto. ''Come tutti mi sono adattata, ma questo non significa che considero auspicabile una permanente didattica a distanza; mi preme mantenere isolata l'area privata dell'ambiente domestico da quello scolastico nel quale si fanno esperienze diverse e impossibili tra le mura di casa".
Opinione condivisa anche da Gaia: "voglio tornare a scuola il prima possibile. La DAD non è niente a confronto".
Nonostante gli alti e bassi, tuttavia, c'è una cosa su cui tutti gli studenti sono d'accordo, e che speriamo possa proseguire anche dopo l'emergenza sanitaria: "quello che mi è piaciuto di più della DAD è stata la solidarietà tra studenti" dice Eleonora. ''Se si avevano problemi di connessione o simili bastava avvertire subito la professoressa, se qualcun altro proprio non si ricordava un qualcosa di una domanda si suggeriva un poco. Anche se da lontani ci siamo comunque aiutati come sempre".

Giulia Guddemi
© www.merateonline.it - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco