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Scritto Sabato 04 luglio 2020 alle 16:44

Retesalute: prima che arrivi il giudice si ponga in liquidazione l'azienda

A che gioco stiamo giocando? La domanda che potrebbe sembrare retorica è invece più che mai attuale.

Il riferimento è alla situazione di Retesalute, l'azienda pubblica che dal 2005 gestisce i servizi sociali per conto dei comuni del Meratese e del Casatese. Sono mesi ormai che il bubbone è scoppiato e che i sindaci e il nuovo Consiglio di amministrazione eletto lo scorso autunno stanno tentando di trovare una soluzione che però tarda ad arrivare, mentre il livello della melma continua inesorabilmente a salire.

 

La vicenda, è utile ricordarlo, ha inevitabilmente assunto una connotazione politica. Da un lato la presidente dell'attuale Cda Alessandra Colombo con "i suoi sindaci" del centrosinistra, dall'altro quelli della Lega e del centrodestra. Ma mentre questi ultimi procedono in ordine sparso, per certi versi fiduciosi nel sindaco di Merate, il leghista Massimo Augusto Panzeri, nel centrosinistra il fuoco cova sotto la cenere. Del resto l'attuale Cda ha come unico merito quello di aver scoperchiato la pentola per poi impantanarsi in una situazione contabile sulla quale prima o poi dovrà esprimersi compiutamente la Corte dei Conti, sempre che non arrivi prima la Procura della Repubblica. Con tutte le conseguenze del caso per i protagonisti di questa surreale situazione.

Nel centrosinistra però, come dicevamo, la tensione è molto alta. Non fosse altro perché la normalizzazione della situazione finirà inevitabilmente per bruciare alcuni esponenti di spicco dell'area che fa riferimento a una frangia della coalizione. Prima tra tutti l'ex sindaco di Airuno Adele Gatti, nella sua qualità di presidente dell'Ambito. Ma anche l'ex sindaco di Robbiate Alessandro Salvioni presidente di lungo corso del Cda di Retesalute. Le attestazioni di stima e la riconosciuta onestà esternata da molti, non credo che comporteranno sconti in un'eventuale azione giudiziaria. Del resto "radio whatsapp" racconta di un aperitivo tra i due dove non sarebbero mancate critiche ai metodi di gestione dell'attuale presidente Alessandra Colombo, che si sarebbe mossa come un elefante in una cristalleria, senza guardare in faccia nessuno. Per fortuna, diciamo noi.

Comunque ora, non solo i nodi sono venuti al pettine, ma è anche scaduto il tempo. I tatticismi politici dovrebbero lasciare spazio alla concretezza. Sul tavolo ci sono diversi pareri, chiesti a vari studi e pagati anche questi dai cittadini. Le soluzioni prospettate sono due, se è vero che tutti o quasi i comuni invischiati nel pasticcio sono dell'idea di confermare la gestione dei servizi social in modo aggregato: o si prosegue con Retesalute, con tutto quello che questa scelta può comportare, oppure si tira una riga e si riparte con una "nuova" azienda che rileverà il ramo d'azienda di Retesalute nel frattempo posta in liquidazione. Una valutazione fin troppo semplicistica dirà qualcuno. Già, ma fino ad oggi hanno avuto la meglio coloro che le cose le hanno volute complicare e ora non c'è più tempo per tergiversare. Per questo motivo non è praticabile l'ennesima proposta destinata a dilatare i tempi, che prevede l'affidamento di un incarico ad una società di revisione (costo stimato 100 mila euro), per farci dire quello che probabilmente si sa già.

Del resto portare in assemblea il Bilancio consuntivo 2019 equivarrebbe ad un suicidio calcolato, tenuto conto che lo stesso Cda di Retesalute non se l'è sentita di legittimarlo: per quale motivo dovrebbero farlo i sindaci assumendosi una responsabilità dalle incerte conseguenze?

Non basta certo accantonare nei bilanci comunali le somme necessarie a coprire gli eventuali "buchi" per pensare che la situazione torni alla normalità. E' evidente e forse auspicabile che quanto avvenuto almeno negli ultimi cinque anni nella gestione contabile dei bilanci di Retesalute verrà passato sotto la lente dalla Corte dei conti e dalla Procura della Repubblica e non mancheranno le sorprese. Inimmaginabile poter operare con un'Azienda in condizioni di "sorvegliata speciale".

L'unica soluzione a questo punto è la messa in liquidazione di Retesalute con la contestuale nomina di un Commissario liquidatore che avrà così tutto il tempo di fare piena luce sui fatti accaduti. Dopo aver ceduto il ramo d'azienda con tutti i dipendenti alla "nuova" società che potrà così riprendere il cammino virtuoso che tutti auspicano. Almeno a parole...

Immaginare di proseguire con questo tira e molla, dove ognuno cerca di giocare la sua partita a scapito dell'altro finirebbe con il far sprofondare ulteriormente Retesalute nella melma.

Senza contare che potrebbe scendere in campo anche la Magistratura che finirebbe per rendere impossibile ogni azione.

Ma forse è questo quello che qualcuno vuole, perché quando la melma sarà ormai prossima alla bocca, potrebbe spuntare una provvidenziale manina pronta per un salvataggio in extremis...

Del resto è sempre stata una "manina" a far quadrare i conti anche quanto non quadravano.

Ora la politica deve fare uno scatto, come sostiene il sindaco di Casatenovo Filippo Galbiati, ma lo deve fare nella giusta direzione, in avanti. Sbagliare non è più consentito.

Angelo Baiguini
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