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Scritto Sabato 11 luglio 2020 alle 14:22

Nibionno: causa Covid, Veronica costretta a chiudere il negozio, ma non il suo sogno

Da operaia a imprenditrice che, a causa del Covid, ha dovuto chiudere l'attività recentemente aperta e reinventarsi. Veronica Colombo ha 31 anni, risiede a Nibionno e da due anni, con la nascita del primogenito, Noah, la sua vita è cambiata. Oggi è titolare dell'Arca di Noah, un sito di consulenza e vendita di prodotti per babywearing.


Veronica Colombo con Noah nell'ex negozio di Tabiago



Una professione particolare, quella a cui si è avvicinata: "Durante il corso preparto c'era un'ostetrica che era anche consulente di babywearing e ci ha informati. A me si è aperto un mondo che mi ha anche portato un lavoro" ha riferito Veronica che due anni fa aveva perso il lavoro presso una ditta cosmetica del suo paese. "Mi era scaduto il contratto. Il titolare aveva mostrato apertura dicendomi che avrebbero potuto reintegrarmi ma sinceramente non me la sentivo di lasciare solo il bimbo per tante ore: ho rischiato anche la depressione post partum perché la gravidanza mi aveva stancata, sia fisicamente che emotivamente. Il babywearing mi ha salvato la vita e oggi non tornerei indietro rispetto alle scelte che ho fatto".



Veronica, che già prima del parto aveva acquistato la fascia interessandosi a questo nuovo mondo, ha iniziato in seguito a frequentare il corso per diventare una consulente di babywearing. Un percorso che l'ha portata a intraprendere un nuovo lavoro. Così, esattamente un anno fa, il 2 luglio 2019, è iniziata l'avventura con l'apertura del negozio specializzato a Tabiago. All'Arca di Noah si potevano trovare fasce porta bebé, marsupi, pannolini lavabili, prodotti di puericultura ecologici e dunque con un'attenzione particolare in termini di sostenibilità ma anche giochi in legno educativi. Una serie di prodotti particolari che non è facile trovare nei grandi negozi per bambini.




E' infatti diversa la filosofia alla base, vale a dire l'approccio che, in questo caso, risponde ai bisogni dell'infante e permette di crescere il figlio senza passeggino, pur avendolo sempre insieme a sé. Veronica riesce anche a fare una passeggiata con i due cani senza difficoltà: "Babywearing significa portare il bambino addosso. Viene spesso interpretato in malo modo perché noi vorremmo i bambini autosufficienti dalla nascita. Il babywearing, però, non deve essere inteso come trasportare il bimbo da un posto all'altro, ma rispondere ai bisogni primari del bambino che, oltre al cibo, sono quelli di contatto e contenimento. E' anche un aiuto per il genitore che può avere mani libere per fare altro, occuparsi anche di altri figli ed evitare le barriere architettoniche della città. Il babywearing inoltre permette al bambino di diventare indipendente perché, rispetto a quanto si creda, più viene portato, meno vorrà essere portato" ha specificato Veronica. Non c'è un'età limite per portare il bambino: alcuni proseguono fino a cinque anni. "Ho fatto un parto sofferto: Noah aveva bisogno di un contatto fortissimo: se lo lasciavo solo piangeva senza sosta, mentre se lo mettevo in fascia, si addormentava anche per ore. Per questo dico che mi ha aiutato tantissimo e la mia vita è davvero migliorata. Oltre a rispondere ai suoi bisogni, rimanendo attaccato alla mamma, per me era un modo per riuscire a fare tante altre cose".


Proprio con il bambino in fasce, Veronica ha allestito e gestito il negozio nei primi mesi. Un'attività che aveva anche riscontrato un certo interesse nel pubblico del neo mamme. "Non ci sono molti negozi di questo tipo: i più vicini sono a Lecco, Monza o Como. Poi, come noto, è arrivato il Covid e Veronica si è trovata a fare un'altra scelta, chiudere definitivamente la bottega. "Il mio problema è stato il fatto di avere aperto l'attività da poco tempo. Quando sono esplosi i casi, avevo aperto da otto mesi: c'era una grande incertezza e, appena ho compreso che la situazione andava avanti, ho cercato una soluzione differente. Sostenere le spese di un negozio chiuso, con affitto, spese condominiali e di utenze, non era per me sostenibile" ha continuato.

E così, a un anno dall'apertura del negozio, ha abbassato definitivamente la serranda. Non ha però lasciato tutte le neo mamme che in lei ormai avevano un punto di riferimento. "Ho mantenuto il sito internet per poter dare ancora un servizio. Continuo con le consulenze alle mamme per insegnare a portare bambini in fasce, promuovo incontri on line e faccio servizio di fascioteca (noleggio ma anche prova del supporto prima dell'acquisto del prodotto). Oltre a dare un consiglio come venditrice, offro anche un consiglio da mamma su pannolini, fasce e prodotti. Prima di rivenderli, li provo perché è giusto avere un'esperienza personale".
Anche se il progetto del negozio è andato a dissolversi, qualcosa è fortunatamente rimasto. "Il Covid mi ha permesso di reinventarmi e aprirmi una strada nuova". Tutto grazie a Noah: è da lui che è nato il progetto di cui continua a restare il protagonista.

Michela Mauri
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