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Scritto Lunedì 27 luglio 2020 alle 09:12

Trattativa europea: chi avrà realmente vinto o perso

Passata da qualche giorno la concitazione (e il relativo teatrino mediatico) per la delicatissima vicenda della Trattativa europea, anche il cittadino meno esperto si sarà fatta un'opinione.
Io cerco di dire la mia.
Potrei sinteticamente parlare di luci e ombre. Per me più luci che ombre visto l'andazzo precedente.
Indubbiamente va riconosciuto al Presidente Conte e c. di aver non solo saputo esprimere un cipiglio mai visto sinora in trattative simili da parte degli altri nostri precedenti Governi ma anche di aver ottenuto risultati per nulla preventivabili, appena prima, dalle sentenze dei vari soloni.
Naturalmente è altrettanto vero che non è tutto fondato quello che si vorrebbe  far passare da tanti come oro colato. 2 esempi :
la quota dei sussidi non è letteralmente a fondo perso visti il binomio versamenti/trasferimenti (nostra contribuzione aggiuntiva al bilancio europeo e ritorno in “sussidi”).
I corposi tagli sia di vari sussidi già previsti in altri programmi (ad esempio l'azzeramento di Eu4Healt, il piano per la salute nato per prevenire nuove pandemie), sia per cospicui importi destinati direttamente ai Paesi tramite il Recovery and Resilience Facility, la parte più corposa del Next Generation Eu e  sia purtroppo sotto forma di rebates (gli sconti sul pagamento del bilancio comunitario 2021 – 2027) ai cosiddetti Paesi “frugali” (frugali de che ? coi loro quasi “Paradisi Fiscali” e con i loro surplus commerciali fuori parametri ).
Senza poi parlare delle cosiddette “condizionalità” che ci sono sempre, sia in modo conclamato per il MES sia in modo più strisciante anche per gli altri "aiuti". Su questo come sull'eterna questione degli Stati “cicala e formica” basterebbe nella realtà riconoscere la ragionevolezza della verifica dell'effettiva destinazione degli aiuti comunitari senza però vincolare le libere scelte di risanamento degli Stati a ricette prestabilite da altri, che si chiamino BCE, CE, FMI o quant'altro)...".
Ma a fronte di tutto questo, perlomeno a mio parere, non si può non riconoscere oltre al notevole  sforzo economico, ancorché contingentato, prodotto dalla UE, quella vera e propria svolta ( col paradosso che quasi si debba ringraziare questa maledetta pandemia) che ha portato per la prima volta a far cadere  un altro tabù (dopo quello, almeno temporaneamente, del “Patto di Stabilità” come anche del divieto dei cosiddetti “aiuti di Stato”, peraltro a volte asimmetricamente applicati) che ha fatto registrare la messa in comune di quote significative dei Debiti Sovrani. Debiti Sovrani, come quello italiano ma non solo, i cui meccanismi coercitivi ( condizionanti in particolare la quota interessi) di fatto li rendono veri e propri cappi al collo di intere nazioni: Basti pensare che l'Italia è da oltre vent'anni virtuosa (entrate superiori alle uscite ) ma il debito continua a salire.
Ma chi avrà realmente “vinto” sarà comunque chi si prodigherà realmente per ridurre disuguaglianze e per liberarci gradualmente da un modello d'economia senza un volto veramente umano e solidale. E liberarci gradualmente da alcune “pastoie” europee ( ma anche planetarie) che avrebbero fatto inorridire i suoi Padri Fondatori e che lasciano gli Stati, ma soprattutto i meno abbienti dei loro Popoli, in balia di leggi di  mercato che subordinano la Democrazia e, nei fatti, la loro dignità solo alla quadratura dei bilanci.
Ecco perché, pur apprezzando il lavoro svolto da Conte e c., occorrerà attendere come poi tutto questo concretamente saprà o meno tradursi, per alcuni aspetti anche e soprattutto tempestivamente, in una  più equa distribuzione delle risorse economiche e in una minor precarietà sociale ed ambientale. Il tutto continuando a far fruttare le alleanze tra Stati che hanno reso possibile il raggiungimento di risultati fino a poco tempo fa neppure immaginabili e che potrebbero ad esempio procedere gradualmente anche ad una strutturale riforma della BCE trasformandola dall'attuale funzione tesa sostanzialmente alla stabilità  monetaria ad una vera e propria Banca Pubblica al servizio delle necessità primarie dei Popoli.
E su tutto questo occorrerà tutti, o almeno chi la pensa in modo simile, vigilare.
Germano Bosisio
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