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Scritto Giovedì 13 agosto 2020 alle 17:31

Bosisio, La Nostra Famiglia: protesta dei lavoratori per il cambio del contratto

Lavoratori dell'associazione "La Nostra Famiglia" in presidio permanente sino a fine agosto. La prima problematica che ha spinto i dipendenti a manifestare con maggior frequenza, già dallo scorso anno, è il mancato rinnovo del contratto nazionale della sanità privata, atteso da 14 anni. Solo nel giugno scorso è stato trovato un preaccordo fra forze sindacali, Aiop e Aris, le due sigle rappresentati le società attive nel settore della sanità privata.

Catello Tramparulo (FP Cgil Lecco)

Prima che la vertenza contrattuale prendesse una via risolutiva, è però giunta per i dipendenti della "La Nostra Famiglia", una spiacevole sorpresa. A fine gennaio, le rappresentanze sindacali hanno ricevuto una lettera che comunicava l'applicazione del contratto nazionale del settore della riabilitazione in sostituzione del contratto nazionale del settore sanitario privato. Quest'ultimo in fase di rinnovo e fino ad allora applicato a diversi lavoratori del gruppo. Una decisione definita «bruttissima» da Catello Tramparulo - segretario generale lecchese della Cgil Funzione Pubblica - anche per via delle tempistiche: «con la lettera si comunicava ai lavoratori la disdetta unilaterale del contratto nazionale della sanità a poche ore dalla sottoscrizione del rinnovo dopo 14 anni di attesa».

Contrariati dalla decisione, nel mese di febbraio, i dipendenti dell'associazione avevano dato il via a un presidio permanente di fronte alla sede di Bosisio Parini. Da allora la situazione ha visto diverse fasi interlocutorie, ma non si è risolta. Negli scorsi giorni i lavoratori aderenti alle sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil hanno deciso con proseguire con il presidio fino a fine agosto annunciando, per giovedì 13, un presidio "colorato". Muniti di ombrelli e ombrelloni dai toni sgargianti, si sono presentati nelle ore centrali della giornata di fronte all'ingresso per manifestare il loro dissenso di fronte alle scelte contrattuali aziendali. Circa 800 i dipendenti coinvolti dalla vertenza nel lecchese, un migliaio in Lombardia e 2400 a livello nazionale. Per buona parte di loro, fatta esclusione per i medici e per altre limitate categorie, il passaggio dal contratto nazionale sanitario a quello del settore riabilitativo lascia intravedere un quadro peggiorativo della propria situazione in termini di ore lavorative e di casellario, come ha chiarito lo stesso Tramparulo.

Dal mese di gennaio le rappresentanze sindacali non sono rimaste ferme, lavorando anche durante il periodo di chiusura dovuto alla pandemia. «È partita - ha spiegato Tramparulo - una trattativa serrata a livello nazionale, abbiamo individuato delle criticità che esistono nei bilanci dell'associazione "La Nostra Famiglia" e ci siamo detti pronti come Cgil Cisl e Uil a discutere queste problematiche, ma l'associazione non ha voluto».
Buona parte delle problematiche sembrerebbero derivare proprio dalla situazione economica dell'associazione che trasparirebbe dagli ultimi bilanci di esercizio.

«Abbiamo analizzato i bilanci dell'associazione - ha precisato il segretario generale della Funzione Pubblica Cgil lecchese - e abbiamo condiviso che ci sono delle criticità su alcuni aspetti. Come sindacato siamo pronti a discutere e trovare delle condizioni per superarle».
Una decisione, quella del cambio contrattuale, che ha mantenuto le parti distanti dal trovare una soluzione comune. L'idea di applicare un contratto differente da quello del nazionale della sanità privata resta inaccettabile per i sindacati. «Secondo noi questa posizione è quella più negativa e di chiusura perché significa che l'unica idea dell'associazione è quella di fare cassa cambiando il contratto nazionale» ha chiarito Tramparulo che ha poi aggiunto «questa operazione non risolve il problemi dell'associazione e questo ci preoccupa perché non si risolvono i problemi andando a impattare sui lavoratori, ma si risolvono affrontando le criticità sul piano aziendale di rilancio».

A riguardo, particolarmente preoccupato per la situazione, il segretario della funzione pubblica della Cgil lecchese ha sottolineato: «l'associazione non ha un progetto di rilancio. L'unico progetto che hanno in testa è fare cassa sui lavoratori tagliandogli il contratto nazionale e questo per noi è inaccettabile».
Una svolta potrebbe giungere durante il prossimo incontro a livello nazionale. Il 14 settembre le parti si ritroveranno al ministero del Lavoro per tentare una mediazione. «Noi ci auguriamo che "La Nostra Famiglia" cambi decisione, si sieda al tavolo con le organizzazioni sindacali e discuta nel merito le difficoltà» ha spiegato Tramparulo, aggiungendo però una precondizione: «chiaramente se non sgombra il campo dalla scellerata decisione di cambiare il contratto nazionale sarà sciopero».

L.A.
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