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Scritto Venerdì 14 agosto 2020 alle 15:15

I consigli di lettura per quest'estate da Stefano Motta

Anche se una bella tazza fumante di brodo di carne poco si addice al caldo di questi giorni, il libro più bello che ho letto di recente inizia esattamente così, con il profumo del brodo di carne che si spande tra le mura antiche di un’abbazia, nell’anno del Signore 1630, lo stesso in cui Renzo Tramaglino arriva nella Milano prostrata dalla Peste alla ricerca della sua Lucia. Un profumo antico per una storia antica, quella della paura di un contagio e della sua conseguente negazione, in un mondo lontano quattro secoli dal nostro, eppure così vicino.
Ho letto d’un fiato un altro capolavoro: racconta l’avventura improbabile di un individuo altrettanto improbabile, trovatosi catapultato non per meriti suoi al governo di un’istituzione che in pochissimo tempo riesce a far sprofondare nel delirio anticiclico più assurdo. È una storia metafisica e umoristica, un po’ Kafka un po’ Swift. Potrebbe parlare di Merate, della Lombardia, dell’Italia, di qualsiasi altra società più o meno complessa, perché come tutti i capolavori è universale.
Mi sono fatto ipnotizzare dal discorso avvolgente, ripetitivo, apparentemente involuto su sé stesso di un anziano sacrestano, che in una cittadina di un piccolo paese del Nord-Est, in giorni che si susseguono uno uguale all’altro, cercando di dare ordine alle candele e agli arredi sacri incomincia a mettere in disordine le proprie certezze. ”Vedrai che se viene il clima globale che tutti dicono le messe le fanno via internet, così ognuno sta a casa sua, sui ventun gradi fissi”. Così dice la frase di quarta di copertina, redatta in tempi in cui il Coronavirus era al massimo la malattia dei consumatori di una marca di birra o dei fan di uno scrittore-alpinista-opinionista in canottiera nera.
Ho letto il libro di un’amica, fortunatamente non l’unico amico tra gli autori che sto citando: è bello essere amici tra scrittori, perché ci si scambia le idee senza nessuna invidia. Oddio, ogni tanto qualche momento di invidia c’è, quando leggi un libro e già a pagina 5 dici: “Vorrei averlo scritto io”. Il bello però è che puoi alzare il telefono e farglieli di persona i complimenti. E allora l’invidia è una scusa per l’amicizia. Dalle atmosfere milanesi le sue protagoniste si spostano sul lago, sul ramo che per la mia manzonitudine mi è ovviamente più caro, e su verso i monti dove io stesso mi rifugio.



Ho letto un libro per caso. Per lavoro, cioè. Non l’avrei mai comperato di mio, ma il ruolo di giurato del Premio Manzoni ti espone a queste sorprese. È la storia di un circo, familiare. Di una tenda spostata in giro per l’Europa e di una lunga lettera scritta da una figlia diventata madre a una madre che non c’è. Racconta la storia di tutti noi adulti, figli divenuti genitori, giovani divenuti maturi e non sapresti dire quando, in quale preciso momento. E del bisogno di radici. E di fuga, anche.
Non ho dormito per una notte intera per iniziare e finire l’ultimo libro di uno scrittore che è un appuntamento fisso di ogni estate, come l’arrampicata su una delle torri del Vajolet, o il Ghisallo in bici, la polenta alla Baita sotto il Col Ombert o la nuotata al largo al tramonto. Tra le cose belle di ogni estate ci sono le avventure dei suoi personaggi. In questo si narra di un ladro poeta nella Francia di metà Quattrocento, primo “poeta maledetto” ed epigono di Rabelais. Ma questo scrittore potrebbe parlare della gamba di un tavolo della cucina e riuscirebbe a farti stare avvinto al libro come se tutto il resto del mondo non ci fosse.
Ho ricevuto molti complimenti per un libro che insegue lo stesso risultato, pur percorrendo strade diverse. È la storia delle indagini sul furto di un misterioso manoscritto trafugato dalla cattedrale di Santiago de Compostela e sulla caccia al tesoro che si compie, e che semplice gioco non è. “Pagina dopo pagina il romanzo non molla la presa” è stato scritto sulla stampa. Sapevatelo.
Se vi avanza spazio in valigia, o volete premunirvi per qualche giornata di vacanza inopinatamente piovosa, o se volete esporvi al rischio di notti insonni o scottature sotto l’ombrellone, incatenati a una storia, segnate questi nomi: Marcello Simoni, Rosa Teruzzi, Eraldo Baldini, Ian McEwan, Irene Salvatori, Gian Mario Villalta, Stefano Motta (e suvvia, concedetemelo). Li ho messi in ordine sparso, come sono stato apposta vago nei riassuntini di cui sopra. Leggere è una scoperta, e una sorpresa. Buon divertimento.
Stefano Motta
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