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Scritto Lunedì 17 agosto 2020 alle 10:15

Casatenovo da scoprire/14: il santuario di Campiofiorenzo raccontato da don Franco

In questa nuova puntata della nostra rubrica ''Casatenovo da scoprire'' vogliamo puntare l'attenzione su una chiesa che tutti o quasi conoscono e che si affaccia lungo la strada provinciale 51 che conduce verso Monza oppure verso Lecco. La sua particolare architettura, risalente alla fine degli anni Ottanta, attira ancora di più l'attenzione: stiamo parlando del Santuario della Madonna di Czestochowa di Campofiorenzo.


La chiesa di San Mauro a Campofiorenzo

Per poter conoscere ulteriori dettagli della sua storia abbiamo parlato con un rappresentante della frazione casatese conosciuto anche per l'impegno nell'organizzazione della tradizionale Festa del Salame: Luciano Villa.
Originario proprio di Campofiorenzo, Villa ci ha raccontato le vicissitudini che hanno portato alla realizzazione dell'oratorio e del Santuario.


Il fonte battesimale con la vetrata che rappresenta lo Spirito Santo

"Negli anni Sessanta venne ricavata una zona sul lato sinistro della corte per poter far spazio ad un luogo di ritrovo per i più giovani, un piccolo oratorio. In quegli anni venne quindi costruito un edificio che avrebbe poi ospitato la casa per il parroco e alcuni locali utili alle attività oratoriane. Questa struttura è quella che ancora oggi possiamo vedere alla sinistra del campo di ghiaia dove ha trovato posto la famosa Baita, divenuta negli ultimi quindici anni il centro della gioventù che frequenta l'oratorio. Infatti l'edificio in giallo che ospitava la casa parrocchiale è stato venduto nei primi anni duemila in vista delle spese per le altre opere dell'oratorio, come i campi sportivi e la nuova casa parrocchiale che oggi trova posto a destra del Santuario".


Il quadro che raffigura la Madonna Nera

La realizzazione della chiesa era nella mente degli abitanti di Campofiorenzo sin dagli anni Settanta, dato che in quel periodo erano state edificate molte abitazioni e quindi il numero dei fedeli che frequentavano la chiesetta incastonata nella storica Corte di Campofiorenzo, dedicata a San Mauro, non era più sufficiente, tenendo conto dell'affluenza che si registrava alle celebrazioni eucaristiche. "Agli inizi degli anni Ottanta si è identificato lo spazio dove avrebbe potuto trovare posto la nuova chiesa con la collaborazione dell'amministrazione comunale che vi ha riservato uno spazio nei progetti urbanistici" ha spiegato Villa.


Il tabernacolo

Nel 1980 arrivò a Campofiorenzo arrivò come parroco don Franco Molteni, che diede inizio all'iter per la progettazione del nuovo centro parrocchiale, impegnandosi sin da subito per la costruzione della nuova chiesa. ''Le risorse economiche per la costruzione di questo Santuario si sono pian piano accantonate grazie ad una grande raccolta fondi che ha trovato grande supporto nei cittadini della frazione, oltre che nei guadagni della Festa del Salame, i cui proventi venivano al tempo destinati alla nuova chiesa".
I lavori cominciarono nel 1985 e tutta la parrocchia di Campofiorenzo fremeva nei preparativi per la sua futura inaugurazione. Infatti per questo evento, all'inizio di settembre del 1986, venne fatta una fiaccolata in bicicletta che condusse una fiamma viva da Roma, dove l'allora Papa Wojtyla in persona l'accese e la benedisse. All'arrivo a Campofiorenzo, il giorno 13 settembre, vi furono grandi festeggiamenti per l'inaugurazione, alla quale partecipò anche l'allora Cardinale di Milano Carlo Maria Martini per la consacrazione del Santuario.


La casa parrocchiale

All'inizio degli anni Novanta Campofiorenzo si unì nuovamente per poter dare maggiori possibilità ai suoi cittadini, soprattutto ai più giovani, di potersi divertire insieme. Si decise dunque di costruire dei campi sportivi attorno al Santuario che divennero e sono ancora oggi, soprattutto durante l'annuale Festa del Salame, il centro dell'intrattenimento per la frazione. Altro motivo per cui la comunità si strinse intorno al nuovo Santuario fu la necessità di realizzare una casa parrocchiale dove ospitare il prevosto. Questa venne costruita nei pressi del santuario, alla sua destra e, conclusi i lavori nel 2005, divenne ben presto residenza per le Suore Serve di Gesù Cristo.


La pietra proveniente dal Santuario della Madonna di Jasna Gora di Czestochowa

"Ad oggi l'unica necessità del nostro oratorio sarebbe quella di uno spazio coperto, un salone da poter sfruttare. A questa richiesta la Curia ci ha risposto dicendo che, essendo parte di una Comunità è bene vivere come una Comunità e quindi sostenersi e condividere ciò che ogni parrocchia può dare con tutte le altre" ci ha detto Villa che ha anche aggiunto: "data l'emergenza Covid che ha colpito tutto il mondo, sono rattristato nel dire che quest'anno, purtroppo, non abbiamo potuto organizzare la Festa del Salame che avrebbe raggiunto la quarantottesima edizione. Nonostante ciò non vediamo l'ora di riaccendere di nuovo le griglie per offrire, il prossimo anno, le nostre squisite prelibatezze".


La prima vetrata che raffigura la Grazia di Dio che si diffonde

La parrocchia, in accordo con l'Amministrazione casatese, nei prossimi anni cederà la volumetria dello spazio ora occupato dalla baita ad un privato ed i proventi della vendita renderanno possibile la creazione di uno spazio di convivialità per Campofiorenzo, un elemento urbanistico di cui si sente molto la mancanza e che è già previsto da anni nel PGT del Comune di Casatenovo.
Altro importante testimone che ha vissuto in prima persona tutto il processo per la creazione di questo Santuario è don Franco Molteni, l'allora Parroco di Campofiorenzo che ha partecipato ai lavori di realizzazione del Santuario della Madonna Czestochowa. Tutt'oggi, circa ogni lunedì, si reca presso la frazione casatese e questo fa evincere l'importanza che questo lavoro ha avuto per lui e per il suo ministero.


La seconda vetrata che rappresenta le tenebre e il male che si spaccano alla vita nuova

"Per quanto io ricordi, nei primi decenni del dopoguerra Campofiorenzo era una piccola comunità di seicento abitanti di cui circa quattrocento abitavano alla corte con la loro chiesetta dedicata a San Mauro" ha esordito il sacerdote. "Nel 1963 l'arcivescovo Montini costituì la parrocchia di Campofiorenzo ed intimò di provvedere alla costruzione di una chiesa più grande per poter accogliere più fedeli. Richiesta che venne ripetuta anche nel 1981 dall'arcivescovo Martini, soprattutto perché la popolazione era cresciuta di molto in quegli anni. A quest'ultimo invito la comunità si prese questo impegno ed iniziò ad attivarsi pensando sin da subito a chi dedicare questa nuova chiesa. Venne subito in mente la Madonna si Czestochowa, figura della Vergine a cui il papa di allora, Giovanni Paolo II, era molto devoto date le comuni origini polacche. Oltre a questo motivo, era comune accordo sostenere la lotta del popolo polacco che negli anni Ottanta cercava di liberarsi dal gioco sovietico, causa anch'essa molto a cuore a Papa Wojtyla".


La vetrata all'ingresso: passaggio del Mar Rosso

Il quadro della Madonna Nera che si può trovare nel Santuario è un'icona della Vergine di Czestochowa che è presente nel santuario dedicatogli in Polonia da seicento anni. L'icona della Madre di Dio è stato sfregiata da dei predoni che nel 1430 saccheggiarono il Santuario polacco. L'icona ne rimase danneggiata e i segni sono rimasti anche dopo il restauro. Quello sfregio ha tramutato questa madonna nel simbolo della Vergine che soffre, consapevole del crudele destino che toccherà a suo figlio.


La via crucis all'esterno della chiesa

L'importanza della figura del pontefice di quel tempo voleva essere onorata in tutti i modi possibili quindi, saputo che il papa si sarebbe recato a Milano per concludere il congresso eucaristico del 1983, la parrocchia si mobilitò per compiere un viaggio lampo in Polonia e recuperare delle pietre dal colle dove anche oggi sorge il santuario della Madonna di Czestochowa. Recuperate le pietre, i parrocchiani si recarono a Milano dove, purtroppo, non gli venne permesso di avvicinarsi al pontefice. "Ma gli abitanti di Campofiorenzo non si demoralizzarono e decisero di recarsi a Roma nel dicembre dello stesso anno, presentando sia queste importanti pietre, sia una piccola immagine della Madonna Nera da benedire e firmare. Il giorno dopo averla consegnata ci recammo in Vaticano per ritirare i preziosi oggetti ma fummo sorpresi perché il Papa ci aveva fatto un grande regalo: non soddisfatto della piccola e povera immagine che gli avevamo portato, ci fece dono di un'immagine più pregiata e grande con la sua firma. Felici di questa lieta sorpresa, ritornammo a Campofiorenzo con ancora più voglia di costruire questa nuova chiesa" ricorda don Franco.


L'altare con il mosaico ''Cristo luce del mondo''

Il 26 maggio 1985 venne posata la prima pietra alla presenza del vescovo Dubrovsky, conosciuto per essere stato il tramite tra Papa Giovanni Paolo II ed il governo polacco durante i duri anni di lotta con il movimento Solidarność. Quindici mesi dopo questo giorno, la chiesa era conclusa e fu consegnata ai suoi fedeli.
La chiesa è stata progettata da uno studio ingegneristico di Desio con a capo l'ingegner Schiatti, in collaborazione con Padre Francesco Radaelli, della Congregazione del Sacro Cuore di Gesù di Bétharram, e don Molteni ci ha aiutato a comprenderne il simbolismo. "Presenta una struttura a forma di vela che si gonfia al cielo. La vela simboleggia la libertà umana che viene riempita e guidata dallo spirito di Dio, il vento che spinge la barca della Chiesa verso la salvezza. La vetrata che decora l'ingresso simboleggia il Passaggio dal Mar Rosso da parte del popolo ebreo in fuga dall'Egitto: il blu intenso del mare è squarciato dalla forza di Dio, raffigurato dal colore Rosso, in presenza dello Spirito Santo, raffigurato dal gabbiano. La vetrata a fianco della fonte battesimale indica lo Spirito Santo e i suoi elementi come: Penitenza, Battesimo, Liberazione e Grazia. In questa medesima vetrata Dio è raffigurato come un cerchio da cui nasce una colomba rossa dello Spirito santo.
Nel tabernacolo si può facilmente riconoscere la figura di un albero, l'albero dell'Eden al cui centro si possono vedere i pani ed i pesci moltiplicati da Cristo per la moltitudine affamata. Il mosaico posto dietro l'altare vuole rappresentare il ricordo perenne del dono che il Padre ha fatto al popolo cristiano di suo Figlio, il Cristo, che si può riconoscere nella rappresentazione in visione laterale di Gesù crocifisso in rosso. Viene qui rappresentato il sacrificio che ogni popolo oppresso deve affrontare, evidenziando la continua lotta tra l'oppressione e la libertà: a sinistra forti sciabolate, un moto incontrollato che raffigurano il buio del male; a destra il movimento regolare dei cerchi che si innalzano dal Cristo raffigurano la luce e la pace; in centro, in fine, è raffigurato il crocifisso piantato sul mondo come punto di separazione tra bene e male. Un prezioso ricordo che mi lega a questa chiesa e me ne fa ricordare il grande valore è stata la definizione che ne diede un bambino di quarta elementare durante una mia omelia: Osservandola dall'esterno questa chiesa ti invita a guardare in alto, a guardare verso il cielo, a pensare a Dio".


Un'icona dedicata a San Mauro

Don Franco, in conclusione, ha tenuto molto a ringraziare la comunità di Campofiorenzo. ''Una cosa che si deve dire e ci tengo a ripetere è che questa chiesa è stata accolta dalla comunità che si è impegnata per prima a realizzare questa chiesa che è stata costruita in un anno e pagata in sei anni, comprendendo la Via Crucis che trova luogo dietro il Santuario insieme al monumento al vescovo di Acerra, Antonio Riboldi, che ha combattuto contro le mafie prima come parroco e poi come vescovo. Vorrei, infine, ringraziare le famiglie della comunità di allora e di oggi dato che loro ci hanno dato i fondi per costruirla e senza i quali non sarebbe stato possibile, insieme al contributo importante della Festa del Salame".


Scheda Santuario della Madonna di Czestochowa

Una storia inaspettata, uno stile strettamente simbolista che necessita di un occhio attento per essere compreso. Questo è solo ciò che questo santuario è stato ed è per coloro che abbiamo intervistato, ma per molti è stato qualcosa di più: una casa, un rifugio, un punto da cui ripartire.
Rubrica a cura di Giovanni Pennati e Alessandro Vergani
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