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Scritto Venerdì 11 settembre 2020 alle 19:38

Annone: a quasi 4 anni dal crollo del ponte, processo 'al via'. Già fissate cinque udienze entro fine anno per evitare la prescrizione

Chiesta (e rigettata) l'esclusione di due parti civili
Un calendario fitto di udienze per marciare a spron battuto, evitando il rischio prescrizione, tutt'altro che remoto. Entrerà nel vivo il prossimo 21 settembre il procedimento per il crollo del ponte di Annone, a quasi quattro anni ormai, dal tragico incidente costato la vita al civatese Claudio Bertini. Stava rientrando a casa al termine della giornata lavorativa trascorsa nel milanese, quando il passaggio di un mezzo pesante provocò il cedimento del cavalcavia a scavalco della superstrada 36, che finì per travolgere la vettura a bordo della quale viaggiava il 68enne, per il quale non ci fu scampo.
Quest'oggi presso l'Auditorium della Camera di Commercio di Lecco si è tenuta la prima udienza dell'istruttoria dibattimentale al cospetto del giudice monocratico dr.Enrico Manzi che avrà il compito di fare luce sulle eventuali responsabilità penali dei quattro imputati. A giudizio - dopo lo stralcio della posizione di Eugenio Ferraris e la richiesta di patteggiamento avanzata dall'ingegner Roberto Torresan - sono rimasti Angelo Valsecchi e Andrea Sesana (Provincia di Lecco), Giovanni Salvatore (ANAS) e Silvia Garbelli (Provincia di Bergamo).

Il ponte di Annone crollato il 28 ottobre 2016

A loro vengono contestati - a vario titolo - i reati di lesioni, disastro colposo, crollo di costruzioni e omicidio colposo; è proprio su quest'ultimo che pende la scure della prescrizione, dal momento che il termine per i tre gradi di giudizio è fissato in sette anni e mezzo.
Molto tecnica l'udienza di quest'oggi, aperta dalle parole del giudice Manzi che ha annunciato la volontà di spostare il procedimento all'interno del palazzo di giustizia di Corso Promessi Sposi, pur nel rispetto del distanziamento e, più in generale, delle normative anti-Covid. Tra dieci giorni dunque, si ripartirà dall'audizione dei primi testi, tentando di andare avanti spediti verso la fine dell'anno con una media di un'udienza al mese; ne sono previste cinque in tutto da oggi a dicembre. Più volte infatti, il presidente della sezione penale del tribunale lecchese ha manifestato la volontà di accellerare il più possibile i tempi, tenendo conto che il fascicolo è giunto sul suo tavolo a quattro anni dal drammatico incidente mortale. Senza contare poi il recente periodo di lockdown che ha ulteriormente rallentato i lavori.
Avrebbe voluto fissarne almeno altre due il giudice, ma il sostituto procuratore Andrea Figoni, titolare del fascicolo d'indagine (''passato di mano'' due volte a seguito del trasferimento dei colleghi Nicola Preteroti e Cinzia Citterio), ha fatto presente la difficoltà in cui versa attualmente il proprio ufficio (anche alla luce della recente partenza del procuratore Chiappani, da ieri a Bergamo) chiedendo di calendarizzare ulteriori udienze una volta che quelle già in programma sino al 21 dicembre forniranno un'indicazione più precisa sulle tempistiche necessarie affinchè il procedimento si possa concludere celermente.

Il sostituto procuratore Andrea Figoni e il giudice Enrico Manzi

Presenti quasi tutti gli imputati (ad eccezione di Angelo Valsecchi, recentemente trasferito a Roma per un incarico al Ministero) affiancati dai propri legali. Rappresentate anche le parti civili: gli eredi di Claudio Bertini, l'autotrasportatore Vasile Ciorei - al volante dell'autoarticolato di Nicoli Trasporti - e gli altri automobilisti sopravvissuti al crollo. Si tratta della famiglia Femiano di Mandello (padre, madre e figlia), di Paolo Giacalone, il conducente della Yaris rimasta "in bilico" dinnanzi al vuoto venutosi improvvisamente a creare sul ponte e di Roberto Colombo al volante della Fiat Punto che viaggiava verso Milano e che per evitare di restare sepolta dalla campata del ponte crollato, sterzò bruscamente, schiantandosi contro il guard-rail. Ammessi fra le parti civili infine, anche il Codacons, la Provincia di Lecco e Anas, con questi ultimi due enti chiamati in causa - insieme alla Provincia di Bergamo - anche in qualità di responsabili civili.
E proprio sulla costituzione delle parti civili si sono espresse le parti. L'avvocato Stefano Pelizzari si è battuto per l'esclusione del Codacons, elencando le ragioni per le quali a suo parere non si ravvisa un interesse tale da giustificarne la presenza nel processo. Una richiesta quest'ultima, alla quale si sono associati molti dei legali presenti in udienza. Il difensore ha poi chiesto lo stralcio della Provincia di Lecco quale parte civile nei confronti del proprio assistito, l'ingegner Andrea Sesana, ritenendo in conflitto d'interesse la posizione dell'ente che nel medesimo procedimento assume - oltre al ruolo di presunta vittima per il danno d'immagine patito - anche quello di responsabile civile. Una richiesta, quest'ultima, avanzata anche dal collega Edoardo Fumagalli per quel che attiene la posizione del proprio assistito, l'ingegner Valsecchi.

E' stato invece il difensore di Giovanni Salvatore, l'avvocato Raffaella Rizza, a chiedere e motivare l'estromissione di Paolo Giacalone dalle parti civili, per un presunto difetto nell'atto di costituzione presentato dal suo legale.
Una serie di richieste, quelle avanzate dalle parti - e solo in minima parte condivise dal pubblico ministero Andrea Figoni - rigettate in blocco dal giudice Manzi, dopo essersi ritirato in camera di consiglio. Stesso epilogo per le altre eccezioni sollevate in merito all'ammissibilità delle prove contenute nel fascicolo. In particolare l'avvocato Pelizzari ha rilevato come a suo avviso la consulenza a cura del professor Marco Di Prisco del Politecnico di Milano - che nel suo elaborato aveva messo in ordine, uno dopo l'altra, una serie di problematiche riscontrate già a partire dal periodo di costruzione del manufatto in calcestruzzo, e ai successivi interventi di manutenzione effettuati - sia da considerarsi inutilizzabile. Oltre ai tre originari indagati, ai difensori e ai consulenti da loro nominati, hanno infatti partecipato alle operazioni peritali anche i rappresentanti di Anas, Codacons e Codacons Lombardia, che all'epoca dei fatti non erano da considerarsi persone offese e non avrebbero dunque avuto titolo alcuno. Questo, a detta dell'avvocato Pelizzari, avrebbe provocato uno squilibrio accusatorio, aggravando la posizione processuale del proprio assistito.

Anche in questo caso però, il dr.Manzi ha ritenuto di portare avanti il fascicolo così come è stato incardinato dal gup, riservandosi di valutare nel merito - relativamente alla consulenza Di Prisco - solo la posizione di Silvia Garbelli, all'epoca non ancora indagata, come ha rilevato il suo difensore, facendo notare l'impossibilità a prendere parte alle operazioni e a nominare un consulente. Anas e Codacons invece, a detta del giudice - e del pubblico ministero Figoni - erano pienamente legittimate a partecipare agli accertamenti irripetibili.
Alle 16.30 odierne si è dunque aperto ufficialmente il dibattimento con le richieste delle parti relativamente alle liste testi già depositate. Si torna in Aula - stavolta in tribunale - fra dieci giorni esatti.
G.C.
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