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Scritto Domenica 13 settembre 2020 alle 14:35

Referendum 20 e 21 settembre: non servono tagli, serve ricucire

Noi come Circolo dei Giovani Democratici di Alta Brianza e laghi, voteremo NO al referendum del 20 settembre e vi invitiamo a fare altrettanto.

In sé la decisione per noi era scontata, e diciamocelo, è scontata per chiunque si sia mai impegnato attivamente in politica in qualsiasi partito. Non è un caso se i pannelli elettorali sono vuoti e questa campagna elettorale entusiasma meno del referendum delle trivelle di qualche anno fa.
Chi sacrifica con piacere giornate intere per questa passione incredibile che è la politica può solo inorridire al pensiero di rinunciare alla propria rappresentanza in parlamento per il costo di un caffè all'anno.

Ahimè, il problema però non è questo.

Ciò a cui stiamo assistendo in questo referendum è un più o meno legittimo gioco politico, nel totale disinteresse dell'anima del quesito.  Il PD vuole il sì, ma solo per assicurarsi il sostegno pentastellato per le riforme di cui il paese ha bisogno. I sovranisti vogliono il sì, ma già gridano alle dimissioni di un Parlamento, quello attuale, che sarà delegittimato dalla riforma.
Infine i centristi votano per il no, ma è solo un pretesto per affossare la maggioranza.

Di fronte a questo scenario, prendere una posizione in merito alla proposta di riforma è piuttosto sconfortante. Crediamo sia molto più interessante chiedersi, come può questa riforma che, oltre ad una irrisoria diminuzione dei costi della politica non produce nessun altro effetto benefico per il paese, godere di così ampia popolarità? Perché l'Italia è pronta a perdere un terzo della propria voce… per il prezzo di un caffè?

Abbiamo trovato, crediamo, una risposta. Ed è il motivo per cui anche il voto “NO” che daremo, comunque, non ci soddisfa. Gli italiani, questo è il punto, non si sentono rappresentati da questi 945 parlamentari.  Quindi che differenza fa che diventino 600? O 400, 200, o 30? A oggi, per quanti numericamente siano, sono tutti percepiti come una casta di corrotti che vive su una nuvola chiamata privilegio.

Questo è il problema.

In questo scenario passa decisamente in secondo piano che 945 parlamentari possano rappresentare l'Italia, fatta di migliaia di territori e milioni di voci differenti tra loro, molto meglio di quanto possano 600.  Ma se la politica non riesce a fare dei suoi rappresentati un’istituzione vicina ai bisogni dei loro elettori, i cittadini non saranno disposti a spendere nemmeno il prezzo di un caffè per difenderla.

Quindi auspichiamo che questa discussione surreale e falsata da dichiarazioni di convenienza possa lasciare presto il passo ad una vera riflessione sul rapporto tra cittadini e politica. Che siano 945 o 600, bisognerà in ogni caso interrogarsi su come ricucire il rapporto tra rappresentanti politici e rappresentati, tra eletti ed elettori, tra il centro - il parlamento, Roma - e i nostri territori – sparsi, poco coesi, profondamente diversi nelle loro esigenze.

Non vogliamo prenderci questa responsabilità? Magari un giorno, per risparmiare un po’ di più, gli Italiani potrebbero decidere di abbandonarsi al fascino di un rappresentante solo.
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