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Scritto Domenica 13 settembre 2020 alle 18:50

Oggiono e Bosisio: le scuole si preparano a ripartire. Cosa ne pensano i dirigenti?

Lunedì 14 suonerà la campanella di inizio anno scolastico. A varcare la soglia degli istituti milioni di studenti in tutta l’Italia anche se, come noto, sette regioni (Fruli Venezia Giulia, Sardegna, Puglia, Campania, Abruzzo, Basilicata e Calabria), seguite da alcune città, hanno annunciato di aprire le scuole dopo le elezioni e il referendum. Non sarà così nel lecchese dove gli istituti, dopo sei mesi di stop, si preparano ad accogliere nuovamente i ragazzi. È stata un’estate calda, non dal punto di vista metereologico, ma sotto il profilo dell’organizzazione del nuovo anno scolastico, con continue revisioni alle disposizioni. I presidi hanno vissuto mesi di lavoro senza precedenti. Abbiamo chiesto le impressioni a due dirigenti scolastici, uno alla primaria e alla secondaria di primo grado e un altro alla secondaria di secondo grado. Si tratta di Orsola Moro e Anna Panzeri, rispettivamente alla guida dell’istituto comprensivo di Bosisio Parini e dell’istituto Bachelet di Oggiono.

Anna Panzeri e Orsola Moro

Dopo le lunghe settimane di lavoro senza sosta e gli ultimi frenetici giorni, siamo ormai giunti al conto alla rovescia: nell’epoca del Covid, ciascun istituto ha organizzato modalità di scaglionamento per l’ingresso e predisposto accessi separati per evitare assembramenti. Nuove regole anche per l’intervallo, l’uso di servizi igienici, la mensa, la gestione di laboratori e aule speciali così come la palestra. Per concludere il lungo elenco, c’è la questione dispositivi di protezione individuale. La dottoressa Moro ha specificato che l’istituto ha ricevuto 4.000 mascherine chirurgiche dal commissario Domenico Arcuri, mentre un’altra quantità è stata acquistata grazie ai finanziamenti del Decreto Rilancio. A partire dal primo giorno di scuola, le insegnanti ne distribuiranno una al giorno fino ad esaurimento scorte, anche se i ragazzi dovranno arrivare in istituto con il proprio dispositivo. “Le mascherine arrivate finora possono garantire la copertura per una decina di giorni circa - ha sottolineato la dirigente del comprensivo di Bosisio - Ci auguriamo che, come promesso dal Commissario straordinario per l’emergenza, arrivi nei prossimi giorni un altro carico di mascherine. In caso contrario ogni famiglia dovrà provvedere autonomamente”.

Anche l’istituto Bachelet fornirà non solo al personale ma anche ai ragazzi la visiera protettiva, acquistate dalla scuola. “Ci sembra un dispositivo di protezione in più, sia per gli spostamenti interni sia per quando potrebbero venire meno le distanze come, ad esempio nell’attività di laboratorio. Dovranno però prendersene cura gli studenti” ha commentato Anna Panzeri. Il Ministero quest’oggi ha diffuso una nota comunicando che arriveranno anche le mascherine per gli studenti.

Ecco le nostre domande. Si avvicina la data di riapertura delle scuole. Dopo una lunga chiusura, le scuole torneranno a riempirsi di studenti.

Emozioni all’idea di rivedere i ragazzi?

Orsola Moro:

Sì, sicuramente sarà un momento molto emozionante. L’apertura delle scuole sancirà definitivamente la ripartenza del Paese. Conoscendomi so che non riuscirò a trattenere qualche lacrima quando li vedrò arrivare. Sarà un gran giorno, uno di quelli che sicuramente ricorderemo.

Anna Panzeri:
L’emozione è abbastanza forte. La riapertura è il risultato di mesi di lavoro e di tante energie e risorse, non solo personali ma anche di chi ha lavorato con me. Sicuramente c’è la felicità e la gioia di poter accogliere i ragazzi. Non posso negare che c’è qualche preoccupazione rispetto al fatto che quello che si pianifica su carta non è sempre fotocopia aderente alla realtà. Credo che protocolli e disposizioni saranno adeguati dopo i primi giorni. Sono contenta di vedere che la scuola tornerà a rianimarsi. Già in questi giorni ho avuto occasione vedere i ragazzi che arrivano in istituto per i corsi: è un segno di ritorno alla normalità.

Il primo pensiero che rivolge agli studenti?

Orsola Moro:
“Dunque, dove eravamo rimasti?”(cit. Enzo Tortora). Bambini e ragazzi non hanno bisogno di molte parole, basterà un sorriso. Loro hanno una capacità di ripresa e uno spirito di adattamento straordinari. Vorrei dire due parole invece ai loro genitori. La scuola ha lavorato strenuamente per tutta l’estate, ha messo in campo tutte le misure necessarie per garantire una ripresa in assoluta sicurezza, grazie anche alla collaborazione dei due Comuni di riferimento, Bosisio Parini e Cesana Brianza. È necessaria però la loro collaborazione perché la responsabilità deve essere condivisa. Rispettare le regole stabilite, come quella di impegnarsi a misurare la temperatura al proprio figlio ogni mattina e a non mandarlo a scuola in presenza di sintomi respiratori come tosse o raffreddore rappresenta un atto di responsabilità nei confronti dell’intera comunità civile. Rifiutarsi di sottoscrivere il patto di corresponsabilità e attaccarsi a inutili cavilli dimostra invece una mancanza di fiducia che forse potrebbe essere tranquillamente riposta in un altro istituto. Fortunatamente la maggior parte dei genitori apprezza quello che é stato fatto e mi ringrazia.

Anna Panzeri:
Più che un messaggio, un gesto. Li abbraccerei tutti virtualmente, ma anche fisicamente perché è quello che ci è mancato in questi mesi. Durante gli scorsi mesi, è mancata questa dimensione umana. L’abbraccio per me è accoglienza e garantire loro condizioni di lavoro il più possibile sicure, anche in questa situazione. Ho predisposto loro un opuscolo con le indicazioni per il rientro: sono sicura che affronteranno con responsabilità tutto perché è desiderio di tutti di ritornare a una scuola fatta di realtà, di ritorno in classe e relazioni in presenza, in cui il dialogo e la discussione siano agiti “in diretta” e non mediati da uno schermo. Dobbiamo essere consapevoli che lavoreremo bene in presenza solo a determinate condizioni, che possono sembrare restrittive o limitanti, ma sono indispensabili per garantire un sicuro e sereno svolgimento delle attività didattiche.

Cos’hanno significato per Lei questi mesi?

Orsola Moro:
Sono stati mesi in cui ho scoperto in me una forza che non pensavo di avere. Durante il lockdown sono stata presente a scuola, da sola, per predisporre i dispositivi da dare in comodato d’uso agli alunni che non avevano un pc o una connessione a internet per continuare la didattica a distanza. L’emozione più grande é stata quando le maestre mi hanno inviato il messaggio vocale di un bambino disabile che ringraziava del computer come se avesse ricevuto un grandissimo regalo. Organizzare la ripartenza é stato altrettanto duro, tra leggi e disposizioni ministeriali che si contraddicevano l’una con l’altra, ma alla fine siamo in dirittura d’arrivo. Sarà un anno un po’ anomalo, senza attività di gruppo, progetti e uscite didattiche, ma sono sicura che gli insegnanti sapranno renderlo comunque sereno. I ragazzi hanno voglia e bisogno di rivedersi in presenza.

Anna Panzeri:
Diciamo che non è stata un’estate rilassante. Sono stati mesi impegnativi non solo per me, ma anche per chi mi ha supportato. Il nostro obiettivo, però, è stato sempre quello di cercare di far rientrare tutti i ragazzi. Stanti i vincoli di spazio, abbiamo fatto le misurazioni e, una volta vista la strada percorribile, abbiamo organizzato tutto in funzione di quello. Le indicazioni sono arrivate un po’ per volta e nel nostro caso ci sono stati anche interventi di manutenzione sull’edificio scolastico che hanno complicato la normale preparazione. Fino alla scorsa settimana, la scuola era un vero e proprio cantiere. Ora abbiamo da poco concluso la sistemazione di 51 aule: i collaboratori scolastici sono stati fantastici. Abbiamo richiesto anche i banchi monoposto e ci hanno confermato che non arrivano per l’avvio di anno: anche questa è una difficoltà in più perché i banchi  che pensavamo di scartare, sono tornati buoni. Sono state difficoltà del quotidiano in una corsa contro il tempo. Da quando, lunedì, i ragazzi saranno tutti in classe, secondo me, potremo incominciare a fare un ragionamento serio rispetto alla fattibilità e alle condizioni che abbiamo posto, ad esempio con gli ingressi in momenti orari e da quattro punti dell’edificio. Sono convinta che i ragazzi sono disposti a convenire a condizioni che possono inevitabilmente apparire per loro restrittive (obbligo di distanziamento, assenza di riunioni durante l’intervallo): le misure che pretendiamo a scuola, dovrebbero essere adottate anche fuori. Le prime due settimane sono a orario ridotto: lo prendiamo come la prova generale. Sabato, invece, ho organizzato due momenti, uno per i ragazzi e i genitori delle prime e un altro con i rappresentati di studenti e genitori delle altre classi per presentare l’avvio d’anno.

Ci sono aspetti di questa riapertura che La lasciano perplessa? Qualcosa avrebbe potuto essere organizzato diversamente?

Orsola Moro:
Il rammarico é quello di non avere avuto direttive chiare e inequivocabili da parte delle istituzioni superiori. Come ho già detto, in questi mesi é stato detto tutto e il contrario di tutto. Veniva diramata una direttiva e pochi giorni dopo ne usciva un’altra che sosteneva l’esatto contrario. In mezzo a questa confusione, in assenza  di norme chiare ed inequivocabili, spesso noi dirigenti ci siamo trovati da soli a dovere interpretare un frase, un articolo, un comma con scelte inevitabilmente  diversificate.

Anna Panzeri:
È stato un po’ faticoso rincorrere le norme. Capisco che sia difficile avviare tutto, però ci saremmo aspettati tempistica migliore e maggiore chiarezza sugli aspetti pratici, come spiegavo prima. Questa contingenza dei lavori all’edificio, inoltre, non ha agevolato l’organizzazione del nuovo anno. C’erano degli spazi da riorganizzare: l’aula insegnanti è stata convertita in aula per ragazzi così come l’ex laboratorio di Costruzione ambiente e territorio, corso che non abbiamo più, è diventato un’aula. Lo scorso sabato abbiamo controllato aula per aula quello che avremmo dovuto sistemare per cominciare i recuperi. Tuttavia, siamo positivo, altrimenti non lavoreremmo con i ragazzi.
Michela Mauri
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