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Scritto Lunedì 14 settembre 2020 alle 16:59

Oggiono: cronaca di un primo giorno di scuola...post Covid

14 settembre 2020, primo giorno di scuola. Sono le 7.30 del mattino, i giubbini color giallo spiccano fra strada e marciapiede di via Vittorio Veneto. Due agenti di Polizia Locale e quattro volontari della Protezione Civile.

L'assessore all'istruzione Giovanni Corti

Attenti, lavorano fuori dagli ingressi delle scuole. Serve evitare situazioni di pericolo con le auto in transito e regolare l'accesso agli istituti. Oltre 650 bambini si apprestano a varcare i cancelli alla secondaria "Marco d'Oggiono" e alla primaria "Diaz".

La fila in attesa dell’apertura del parco Orianna Fallaci

Giovanni Corti ci ricorda «il diritto di andare a scuola e il dovere di stare in sicurezza». Due aspetti che l'assessore all'Istruzione vuole sottolineare nel giorno d'inizio. Fra pochi minuti suonerà la prima campanella dell'anno. Siamo a sette mesi da quando il virus Covid-19 è stato individuato in Italia. La pandemia seguita è irrisolta, ma l'emergenza è meno grave. Sei mesi dopo la chiusura anticipata, la scuola si presenta a famiglie e alunni con cambiamenti forti. Ridurre le possibilità di contagio ha significato riscrivere il modo di viverla. Bambini e ragazzi dovranno confrontarsi con un mondo diverso rispetto al passato.

L'ingresso nel parco

Una situazione in cui - ha precisato Corti - il «diritto» di potersi recare a scuola deve comunque essere garantito «a tutti i ragazzi». Ai quali spetterà poi, fin da subito, il «dovere» di rispettare «l'iter di sicurezza che verrà loro spiegato».

La realtà impone un'organizzazione stringente, complicata. La macchina organizzativa deve funzionare rapidamente e senza intralci. Con l'assessore il sindaco Chiara Narciso controlla la situazione.

Il sindaco Chiara Narciso con un volontario di protezione civile

I 400 ragazzi dell'istituto "Marco d'Oggiono" arrivano senza problemi particolari. La discesa dalla Scuolabus è rapida. I cancelli si aprono dalle ore 7.30. Diciotto classi si ritrovano divise fra i cortili interni alla scuola e il parco confinante. Ognuna in un apposito spazio, a qualche metro di distanza le une dalle altre. Mascherine indossate pressoché ovunque. Anche fra i genitori, fuori dai cancelli. Formano gruppetti qua e là. Qualcuno per controllare. Molti per confrontarsi in cerca di rassicurazioni.

L'arrivo degli scuolabus

Chissà cosa pensano loro, i ragazzi che varcati gli ingressi tornano alunni. In attesa, nel proprio spazio. L'emergenza non ha intaccato il loro piacere di ritrovarsi, con quella gioiosità che solo i più giovani sanno avere e regalare in un momento speciale. Qualche genitore indugia nel seguire un primo giorno di scuola strano. Ci sono i nuovi arrivati, in quelle che in passato erano semplicemente le "medie" come tutti ricordano. Ambiente nuovo, compagni di classe nuovi. Magari da fuori paese. Non più maestre, ma professori. Un volto sconosciuto con registro alla mano che si avvicina. Le prime parole quali saranno state?

 Le indicazioni di ritrovo delle classi della secondaria Marco d’Oggiono

«Voi siete la prima. Adesso entriamo, seguitemi in fila». Un attimo, l'emozione, la situazione d'emergenza passa in secondo piano. Lo stupore, forse un po' di timore, l'incertezza di fronte al volto dell'insegnante sconosciuto. Ma, dura giusto il tempo di guardarsi intorno, di trovarsi in un'aula nuova. Poi suona la campanella. Otto del mattino, è già tutto finito. Per l'inizio previsto delle lezioni, minuto più, minuto meno, le classi sono entrate tutte in aula. Una per volta, separate fra loro, ciascuna con il proprio docente. L'organizzazione pare aver funzionato.

La scena si ripete qualche minuto dopo, pochi metri più in là. Siamo alla Diaz, la primaria. Qui le emozioni sono ancor più forti. Grembiulini, mascherine indossate e genitori in attesa. C'è chi è al primissimo giorno. Questa è "la scuola", avrà pensato qualcuno dei nuovi arrivati. L'austero edificio color grigio cemento avrà aggiunto qualche timore in più a chi, questa mattina, si trovava di fronte alla scalinata lunga della "Diaz".

Gli alunni della scuola secondaria in attesa di entrare in aula

In attesa di varcare il portone lassù, in cima, diventando per la prima volta "alunno". Ma, c'è da attendere. I flussi di accesso, regolati dalle procedure di sicurezza, impongo i loro tempi. I genitori assistono. Qualcuno, forse molti, ricordandosi quando tanti anni fa è toccato a loro varcare quell'ingresso, di quelle che una volta erano le "elementari".

Genitori e bambini in attesa di entrare alla scuola primaria Diaz

Dall'altro lato dell'edificio, nel piazzale, è stato creato un tracciato dedicato alle auto in accesso. Non c'è troppo tempo per fermarsi, l'ultimo saluto ai genitori è veloce. Si scende e si prende posto nello spazio della propria classe. Qualcuno non lo trova. Qualcuno si perde. Qualcun altro finge di perdersi. La voglia di incontrare un amico è troppo forte. Passare di classe, almeno fra gli spazi delimitati è facile. Dalla seconda alla terza è un attimo.

Poi ci pensa un docente a dividere, far rispettare regole e ripristinare l'ordine. D'altro canto, pensare di poter mantenere sotto controllo stretto 250 bambini è semplice illusione. Fatta salva qualche situazione momentanea, di incontenibile curiosità, gioia o gioco, distanziamenti e regole sono sembrate ovunque osservate e rispettate.

La divisione dei flussi di cammino all’interno della scuola primaria

Un'altra aria si respira all'esterno dell'istituto secondario Bachelet. La riorganizzazione ha imposto lezioni con orari d'inizio differenziati. Ingresso alle 7.50 per chi si siede sui banchi alle 8.10. Alle 8.50 per chi ha la campanella della prima lezione fissata per le 9.00. Siamo fuori dai cancelli in attesa del secondo ingresso. I ragazzi si raggruppano vicini. Mascherine indossate? Poche. Spavalderia? Forse. L'età è quella in cui le regole possono stare strette ed è facile credere che ignorarle faccia sembrare più grande. Qualcuno, più attento, c'è. Indossa la mascherina e osserva le indicazioni diffuse dalla scuola.

La regolazione del traffico in accesso al cortile della scuola primaria Diaz

Per giusta precauzione, forse anche per timore. Sicuramente rispettando il lavoro duro che gli insegnanti hanno dovuto compiere, nelle scorse settimane, per garantire la riapertura dell'istituto in sicurezza. Tutti attendono le loro quattro ore di lezione giornaliere, al momento si inizierà a orario ridotto.

L.A.
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