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Scritto Domenica 20 settembre 2020 alle 11:00

Casatenovo da scoprire/16: a Valaperta c'è una chiesina che ricorda l'eccidio partigiano

L’uccisione di un fascista a Valaperta portò a cruente rappresaglie e all’esecuzione di quattro partigiani che si nascondevano nelle cascine della frazione casatese, su ordine del comandante Formigoni. Questo accadde nei primi giorni del gennaio del 1945 e venne ricordato con la dedicazione alla Madonna della Neve della chiesina di Valaperta, protagonista della puntata odierna della nostra rubrica ''Casatenovo da scoprire''.

Tra il Dodicesimo e Tredicesimo secolo, la cascina di Valaperta contava meno di un centinaio di persone che tutte le domeniche, per presenziare alla Messa, dovevano camminare sino alla chiesa di Maresso. Probabilmente questa chiesa era scelta per essere più vicina rispetto alle altre della zona, o forse perché molti contadini di Valaperta lavoravano nei campi confinanti con il territorio missagliese.
I chilometri che vi sono tra Valaperta e Maresso non sono pochi, e i contadini lo sapevano. Per questo motivo, alla fine del Tredicesimo secolo, i villici della cascina di Valaperta costruirono una piccola cappella nella quale, nei giorni festivi, i sacerdoti provenienti dai comuni circostanti (Missaglia, Maresso o Lomagna) venivano per celebrare la messa festiva. Inizialmente dedicata a Santa Sofia, alla fine del Cinquecento venne dedicata a Santa Eufemia.

Questa cappella fu presto affiancata da quella dedicata a San Carlo a Rimoldo, costruita dal “signore” del posto, ossia il Conte Giovanni Parravicini per tenere a bada i contadini che, intorno al 1620, si rivoltarono contro l’uso della mezzadria come metodo di pagamento del lavoro della terra. Il medesimo Parravicini costruì anche la casa per il cappellano nei pressi della Cascina di Valaperta; da questo dato, di cui si ha prova nell’archivio prepositurale di Missaglia, si può evincere quindi che un unico cappellano era al servizio delle due cascine e delle due cappelle. Il cappellano però frequentava quella casa solo periodicamente, lasciando senza religioso le due cascine, molto spesso.
Verso la fine del Seicento, i villici di Valaperta non erano soddisfatti dell’opera del cappellano, che probabilmente preferiva (per sua scelta o per sudditanza al Parravicini) la chiesa di San Carlo. Per questo motivo decisero di ampliare la cappellina trasformandola in una vera e propria chiesetta con tanto di campana. Nonostante questi lavori, Santa Eufemia, come San Carlo, rimase spesso vuota dato che i sacerdoti la raggiungevano solo dopo grandi insistenze degli abitanti della cascina, o per le feste padronali, lasciando senza continuità gli abitanti delle due piccole cascine che nel 1766 contavano in totale 88 persone.

Dopo la metà dell’Ottocento don Alessandro Bollati, il parroco di Maresso, decise con il concorso di popolo di impegnarsi per ricostruire la chiesetta di Santa Eufemia di Valaperta che allora era in stato di decadimento.
Con l’arrivo della Seconda guerra mondiale si ebbe un gran fermento di resistenza nelle campagne brianzole che le videro accogliere e nascondere tanti partigiani nei fienili o in cima ai campanili.
Nel territorio di Valaperta, nei pressi della chiesina, accadde un evento che è rimasto nella memoria di tutti coloro che l’hanno vissuto, soprattutto Carla Sala che, il giorno dopo l’accaduto, prese carta e penna scrivendo tutto ciò che avvenne. “Il 23 di ottobre del 1944, stavo tornando dai campi con altri contadini quando ci corsero in contro dalla cascina alcune donne che ci dissero che avrebbero bruciato tutto, se non fossimo scappati avrebbero anche potuto ucciderci” la testimonianza dell'anziana, resa anche ai volontari dell'associazione Sentieri e Cascine in un'intervista video.

Quel giorno un milite della Guardia Nazionale Repubblicana, Gaetano Chiarelli, si era recato a Valaperta per indagare sulla diserzione di Luigi Gaiati, che si pensava si stesse nascondendo nella cascina. Si diresse verso l’osteria, che un tempo si trovava sulla sinistra della chiesina di Valaperta, nella cascina che è oggi divenuta un’abitazione. Fece troppe domande, forse ebbe anche un comportamento da sbruffone, ma venne ucciso.
Il cadavere venne seppellito dai partigiani dietro alla chiesa di Santa Eufemia, poi, calata la notte, fu spostato in un altro luogo. Non è ben chiaro come arrivò la notizia dell’accaduto al comando delle brigate nere, probabilmente i suoi commilitoni, non vedendolo tornare, iniziarono le ricerche che, fallite, portarono alla rappresaglia.

Nei giorni seguenti le BN (brigate nere) si recarono a Valaperta portando via alcuni dei suoi abitanti e minacciandoli di morte nel caso non si fosse trovato il cadavere e i responsabili dell’omicidio di Chiarelli. Dato che queste prime minacce non furono sufficienti, la sera stessa una trentina di BN con a capo il comandante Emilio Formigoni informò la popolazione della cascina che avrebbero dato fuoco a tutto, e furono di parola: spararono nei cortili, incendiarono stalle e fienili con il bestiame ancora al loro interno, fecero razzia nelle case e passarono per il manganello gli abitanti per avere i nomi dei responsabili. “Corsi fuori in cortile e vidi che le fiamme si stavano avvicinando alla mia stalla, quindi presi coraggio e corsi dentro. Riuscì a liberare due mucche, un asino ed un maialino, essenziali per il sostentamento della mia famiglia” ha raccontato Carla Sala.
Le violenze continuarono e non si placarono nemmeno nel momento in cui fu ritrovato il cadavere, revocando per tre mesi le tessere annonarie degli abitanti della cascina, impedendo quindi il diritto di acquistare il necessario per sopravvivere.
Dopo alcuni interrogatori cruenti, i fascisti condannarono a morte quattro partigiani: Natale Beretta, Nazzaro Vitali, Mario Villa e Gabriele Colombo.

Il 3 gennaio 1945 una camionetta portò i quattro ammanettati prima a Missaglia e poi al comando di Como. Poi i quattro furono riportati a Valaperta dove furono confessati e ricevettero l’estrema unzione.
Mentre vennero trasportati sulla curva che da Valaperta porta a Lomagna, Vitali cercò di attribuirsi tutta la colpa per scagionare i suoi compagni, ma un fascista rispose: “Perdonerà Domineddio, ma la Repubblica Italiana non perdona”.
“Prima di fucilarli, i quattro condannati chiesero di baciare il crocifisso, poi, allontanatosi, vennero fucilati tutti e quattro insieme” ha risposto Carla Sala che, a soli ventidue anni dovette assistere al percorso dei quattro condannati al loro patibolo.
Dal dopoguerra si ebbe un grande sviluppo demografico della frazione casatese, che divenne pian piano sempre più numerosa e ancora combatteva con fervore per poter avere un centro dove potesse professare la propria fede. Nel 1963, venne costruita l’odierna chiesa di Valaperta, che coincise con la costituzione della parrocchia di Valaperta.
La parrocchia di Valaperta è soprannominata come parrocchia del Papa perché il 29 settembre 1963 venne nominato Papa l’Arcivescovo di Milano, Cardinal Giovanni Battista Montini, noto come Papa Paolo VI. L’opera di costituzione della parrocchia di San Carlo fu quindi conclusa dal Cardinal Montini, non più nelle vesti di arcivescovo, bensì in quelle di Papa.
Nell’estate del 1982 si fecero dei lavori di restauro grazie al lavoro volontario di diversi parrocchiani ed al concorso finanziario del Comune di Casatenovo. In questa occasione vennero poste delle lapidi in memoria dei martiri partigiani morti durante le guerre del Novecento.

Il venticinque aprile dell’anno successivo, venne celebrata la Festa della Liberazione con grande partecipazione di popolo, autorità, associazioni partigiane ed alpine: tutto questo per dedicare la chiesina di Valaperta ai Martiri della Libertà ed ai Caduti di tutte le guerre, in special modo ai caduti per l’eccidio di Valaperta di cui vi abbiamo raccontato.
Negli anni successivi vi è stata posta una grande statua in gesso della Madonna della Neve, statua che vi era posta molto tempo fa ma che, logorata dal tempo, era stata sostituita e posta nella chiesa principale di Valaperta. Ponendola di nuovo lì, la chiesa è ora conosciuta come dedicata alla statua che custodisce al suo interno.
Un ulteriore intervento di restauro è stato portato avanti negli anni scorsi dagli Alpini in collaborazione con alcuni artigiani di Casatenovo e con l'amministrazione comunale.
Le informazioni che abbiamo qui riportato, sono state il frutto di un grande lavoro di ricerca da cui sono stati pubblicati due libri: “Di generazione in generazione: Valaperta e Rimoldo origini, storia e tradizioni” edito dalla Parrocchia San Carlo di Valaperta, e “Missaglia 1943.1945: Fatti e Persone da non dimenticare” di Anselmo Luigi Brambilla e Ezio Giubilo per Bellavite. Non solo ci siamo avvalsi di questi volumi pieni di nozioni, ma è stato decisivo l’aiuto di Angelo Galbusera, residente a Valaperta che ci ha entusiasmato con la sua grande conoscenza della storia del territorio.


Rubrica a cura di Giovanni Pennati e Alessandro Vergani
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