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Scritto Lunedì 21 settembre 2020 alle 18:13

In Aula la testimonianza del cantoniere Anas Tindaro Sauta, fra i primi ad intervenire

Tindaro Sauta intervistato dopo il crollo del ponte nel 2016
Particolarmente attesa la testimonianza di Tindaro Sauta, il cantoniere di Anas il cui volto è rimasto impresso nella memoria di coloro che quattro anni fa si occuparano della cronaca di quel maledetto pomeriggio.
Fra i primissimi, se non il primo ad intervenire sulla superstrada 36 in corrispondenza del ponte di Annone, il 47enne che dal novembre 2015 si occupa degli interventi di emergenza stradale sulla SS36 ha riferito al giudice - passo dopo passo - l'attività svolta il 28 ottobre 2016. Una data che difficilmente dimenticherà.
''Alle 13.30 la sala operativa Anas mi avvisava di una caduta di calcinacci. Ero a Garbagnate e nel giro di pochi minuti ho raggiunto il posto, percorrendo la controstrada parallela alla statale'' ha detto Sauta, ricordando la presenza della pattuglia della Polstrada che cercava di rallentare il transito dei mezzi in direzione Lecco. ''Ho fatto poi chiamare la Provincia di Lecco, perchè la competenza della strada sopra il ponte, quella che collega Annone a Cesana è loro. Io intanto avevo a disposizione dei coni e in attesa dell'arrivo dell'impresa ho chiuso al transito veicolare una corsia di marcia della SS36 in direzione Nord''.
Il cantoniere Anas ha poi scattato delle fotografie avvalendosi del proprio tablet, inviandole ai propri superiori che nel frattempo avrebbero annunciato il loro arrivo sul posto per un sopralluogo. La situazione ad ogni modo appariva tranquilla: non si notavano ulteriori distaccamenti di intonaco, circostanza che a memoria di Sauta non era mai stata riscontrata nel periodo precedente in prossimità del cavalcavia annonese.
Intanto erano giunti gli operai della Provincia, Locatelli e Floresta; a loro Sauta avrebbe suggerito la necessità di chiudere a scopo precauzionale la SP49. Ma - a detta dell'ingegner Sesana, secondo quanto riferito in aula dal cantoniere Anas, che ci avrebbe parlato al telefono - servivano due righe scritte per poter stendere un'ordinanza di interdizione del transito veicolare lungo il cavalcavia.

Una richiesta che Tindaro Sauta avrebbe esteso ai suoi superiori poichè, come ha rilevato quest'oggi durante la propria testimonianza, non era nelle proprie competenze. Superiori che nel frattempo si stavano portando ad Annone, pur con difficoltà, stante l'intenso traffico.
Rispetto allo strumento dell'ordinanza, il cantoniere Anas non ha nascosto neppure stamani le proprie perplessità. ''Credo che quella andasse redatta successivamente e non in una situazione di emergenza. Secondo me i calcinacci erano la priorità in quel momento'' ha aggiunto, mentre a chi gli ha chiesto il motivo per cui non avesse pensato di chiudere in autonomia la SP49 come aveva fatto con una delle corsie della SS36 ha risposto: ''la Provincia era presente e avrebbero dovuto farlo loro'', ricordando infine lo sfogo che avrebbe avuto dopo il crollo del ponte nei confronti di uno dei due cantonieri di Villa Locatelli, riferendosi alla richiesta delle ''due righe'' scritte avanzata dai suoi superiori ad Anas prima di procedere alla chiusura del cavalcavia.
G.C.
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