Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie.
ACCETTA
  • Sei il visitatore n° 242.488.858
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
bandi e concorsi
cartoline
Scritto Venerdì 25 settembre 2020 alle 17:51

Scuola: dal suffumigio alla quarantena col MAD ma senza il DAD. E' il ''sospettocovid''

Ti accorgi che stai invecchiando quando senti la tua bocca pronunciare frasi che le tue orecchie hanno sempre aborrito. Del tipo: "asciugati bene i capelli col phon quando hai finito di fare la doccia."
Mia mamma me lo ripeteva all'infinito quando da piccolo mi portava in piscina. Assieme a "corri ma non sudare", quando il mio allenatore di basket (carogna, ma poi ha allenato in A1, quindi aveva ragione lui) ci faceva fare il cosiddetto "riscaldamento" sulla pista di atletica esterna al palasport, alle sette di sera a gennaio.
Anche "mastica bene quando mangi", a ben pensarci, era un'ingiunzione ossimorica, perché come non si può correre senza sudare, è altrettanto impossibile che un adolescente mangi la pizza senza voracità.
Mio padre insiste ancora, ogni tanto, quando mi dice "mi raccomando, vai piano in macchina". Ma lì è il Codice della Strada a volerlo, e ubi maior, mercedes cessat.
L'altra sera l'ho detto anch'io a mio figlio, fuori dalla piscina al termine degli allenamenti di pallanuoto: hai i capelli bagnati.
La sua risposta "sono stato in piscina: l'acqua è bagnata" meritava un ceffone, ma si era già messo il casco, il preadolescente. E poi quando eravamo in moto per tornare a casa mica mi sono ricordato di andare adagio: vento sulla faccia e senso di libertà, e via.
Il risultato è un figlio in casa che tossisce come un orso e ha la voce in cantina.
Anche il figlio piccolo ha il naso che cola, e temo che anche in quel caso la colpa sia mia, che l'ho sfidato alle gare in bici in giardino e ha sudato, il pargolo.
In tempi normali ce la saremmo cavata con qualche suffumigio all'eucalipto, a nanna presto la sera e le caramelle al miele.
Invece siamo a casa da una settimana, l'uno dalla scuola l'altro dall'asilo. Mia moglie mi ha detto: chiamala tu la pediatra perché sei più assertivo e io mi vergogno a telefonarle per queste sciocchezze. Io c'ho provato - giuro - ma suonava occupato.
Fatto finalmente il triage telefonico (Ha tosse? Sì. Grassa o secca? Ha febbre? Si scarica? Ha le placche in gola? Fatica a respirare?) il medico accerta in MAD - Medicina A Distanza che entrambi i pargoli non sono affetti da Covid e non eccepisce ragioni a che ritornino a scuola.
È qui che però tiri il freno a mano: se lo porto a scuola e questo tossisce me lo rimandano a casa per "sospettocovid". Mi chiamano al lavoro, mi tocca fiondarmi in auto - andando piano, come il nonno prescrive - e prelevare l'untorello da scuola.
Ed è sempre qui che scattano i timori di un nuovo maccartismo whatsappesco, mammechattesco, delatorio, obliquo, malfidente. Che il piccolo non è capace di dire bugie, e non puoi indottrinarlo: "Se la maestra ti chiede perché sei stato a casa dille che ti eri storto una caviglia". Il grande l'abbiamo cresciuto a pane salame e senso civico e "io le bugie non le dico".
Risultato: entrambi i figli a casa per una settimana a nemmeno una settimana dall'inizio dell'anno scolastico. Chiaramente senza COVID. Altrettanto chiaramente senza che DAD, DDI o altro siano nel frattempo stati attivati. Altrettanto altrettanto chiaramente affidati ai nonni, che sarebbero i soggetti fragili da cui tenerli distanti.
Tanto valeva tener chiuse le scuole, allora.
Indossare la mascherina: sempre.
Lavarsi le mani col gel disinfettante: sempre.
Asciugarsi bene i capelli col phon terminati gli allenamenti in piscina: semprissimo.
Stefano Motta
© www.merateonline.it - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco