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Scritto Domenica 04 ottobre 2020 alle 08:05

Viaggio in Brianza/1: l’evoluzione di Villa Greppi e il progetto della scuola sperimentale

Dopo un anno di approfondimenti alla scoperta di Casatenovo e delle sue bellezze storico-artistiche, abbiamo deciso di proseguire il nostro viaggio allontanandoci dai confini di questo comune, per guidarvi in un territorio ricco di tesori nascosti, edifici meravigliosi e monumenti storici: il Casatese...o meglio la Brianza.
Il nostro obiettivo è quello di condurre il lettore nella storia del territorio in cui viviamo per poterlo conoscere ed essere così consapevoli della bellezza, della storia e della cultura che ci circonda e che spesso non è sufficientemente valorizzata.
La rubrica ''Casatenovo da scoprire'' diventa quindi ''Viaggio in Brianza''. Seguiteci nel nostro percorso che, come di consueto, vi terrà compagnia ogni due settimane su questo sito e sulla nostra pagina Instagram per qualche curiosità e scatto in più. Oggi partiamo da Monticello, con una prima puntata dedicata a Villa Greppi, oggi sede del Consorzio Brianteo che riunisce i comuni dell'area casatese e besanese, ma che per molti anni ha ospitato la scuola superiore frequentata da migliaia di ragazzi del territorio.

Un'immagine di come appare oggi Villa Greppi

LA STORIA DELLA FAMIGLIA GREPPI
Una delle casate più importanti di Milano giunse sul confine tra Casatenovo e Monticello, nella località di Casatevecchio, all'inizio dell'ottocento, decidendo di stabilirvisi acquistando dei terreni da coltivare, cascine di contadini e la cima di una collina ove costruirvi la propria maestosa dimora.
Il Conte Giacomo Greppi, figlio di Antonio I, acquista nel 1811 la grande proprietà agricola di Villa Greppi e la trasforma in una maestosa residenza nobiliare. Il venditore della proprietà era Galeazzo Arrigoni, esponente di un'altra importante famiglia di Milano che mise in vendita i terreni attorno a Casatevecchio, le cascine da cui prende il nome la località ed anche una villa civile e una chiarina, poste in cima alla collina, dove oggi trova luogo la Villa della famiglia Greppi.
Il Conte Giacomo amplia sia la casa nobiliare, risalente al quattordicesimo secolo, sia i fabbricati rustici che completavano la proprietà. La nuova residenza doveva divenire per il Conte Giuseppe Greppi la sede di una grande azienda agricola in Brianza. Questo infatti divenne negli anni a seguire.

Uno scorcio del parco

Il lavoro della terra costituisce il forte legame tra la famiglia Greppi ed il territorio brianzolo. Un legame talmente forte che lo stesso Conte Giacomo Greppi, decise di raffigurarlo nel salone principale, commissionando delle pitture parietali che rappresentassero il lavoro che contraddistingueva il territorio che circondava il suo palazzo.
Dopo la Morte di Giacomo Greppi nel 1820, le proprietà di Casatevecchio passano al nipote, Antonio II che, insieme alla sua famiglia, per tutto il diciassettesimo secolo, visitò e si trattenne a Villa Greppi molto frequentemente, così da necessitare una ricca decorazione per il piano nobiliare. La tradizione della così detta villeggiatura, venne però promossa nella famiglia, da Teresa Trotti Bentivoglio, dopo il matrimonio con Antonio II Greppi, prima che il marito ereditasse la proprietà. Da allora, la presenza dei Greppi in paese venne considerata la normalità nei mesi autunnali.

Galleria immagini (clicca su un'immagine per aprire l'intera galleria):

La frequentazione autunnale in Brianza, che i Greppi continuarono a praticare ogni anno, diede alla villa la corretta connotazione di casa di villeggiatura, per quanto continuasse ad essere un importante centro degli interessi commerciali della famiglia per i raccolti agricoli dei fondi che componevano la magione.

LE CARATTERISTICHE ARCHITETTONICHE
In posizione dominante rispetto al paesaggio circostante, la villa si compone del corpo principale a uso residenziale e da altri edifici di servizio, disposti nella parte nord est della proprietà: portineria, scuderie, granaio e l'abitazione del fattore. L'intero agglomerato immobiliare è circondato dal grande parco che si affaccia a nord sullo scosceso territorio di Besana e a sud, oltre il giardino all'italiana, sul quartiere di Santa Margherita di Casatenovo.
L'attuale aspetto di Villa Greppi è il frutto di un grande progetto commissionato da Giacomo Greppi per dare vita ad un'imponente residenza di villeggiatura e, al contempo, alla sede di una grande azienda agricola.

Considerati gli stretti legami della famiglia Greppi con l'architetto umbro Giuseppe Piermarini, è molto probabile che il progetto della villa fu disegnato da un seguace di quest'ultimo. L'intera struttura è lavorata a finto bugnato liscio, con finestre e porte distribuite in modo regolare sulla superficie muraria, con pareti scandite da lesene piatte e da archi ciechi.
L'edificio padronale, con la caratteristica forma ad U delle residenze neoclassiche, si presenta con un aggetto centrale nella facciata del lato sud, sviluppandosi su tre livelli: il piano terra di servizio, il secondo piano per la residenza nobile e l'ultimo piano in passato destinato ad accogliere gli alloggi della servitù.
Gli interni del primo piano sono decorati con dipinti sulle pareti in stile neoclassico ed eclettico e conservano, nell'ala ovest, alcuni elementi architettonici risalenti al Sedicesimo secolo, risalenti alla villa civile del precedente proprietario, Galeazzo Arrigoni. Nell'ala che affaccia verso ovest, le stanze del piano nobile si aprono sul caratteristico parterre circondato da un rigoglioso carpineto, creando, a ridosso del lato ovest della villa, un giardino più intimo e, nel tempo, assiduamente frequentato dai Greppi.

La scuola superiore vista dal parco di Villa Greppi

IL PARCO
Ma non solo la villa deve essere considerata di rilievo, infatti anche il parco che la circonda è di rimarchevole bellezza e valore, data la presenza di svariate specie di alberi provenienti da varie parti del mondo, come anche esemplari secolari che hanno resistito al trascorrere del tempo. Il grande parco secolare è il parco pubblico più esteso dell'intera Provincia di Lecco, e conta circa 500 fra alberi e arbusti appartenenti a più di 70 specie diverse, vantando 7 alberi classificati come monumentali fra i più vecchi e grandi d'Italia. Tra questi ultimi si possono citare un cedro del Libano alto trenta metri e con un tronco del diametro di otto metri, oppure un esemplare di Leccio che si erge nel parco da circa duecento anni.
Il geometrico giardino all'italiana che si sviluppa sul lato di mezzogiorno, conferisce un aspetto dominante alla facciata della villa rispetto all'abitato di Casatenovo. Il giardino, suddiviso su vari tramezzi, costituisce la più elegante cornice in stile rinascimentale per i resti della antica limonera, composta da un complesso di archi continui, che sostengono la grande balaustra a sud della villa, oggetto di un recente restauro che l'ha riportata al suo antico splendore.
Tutta la parte restante della parco Greppi si rifà allo stile romantico del parco all'inglese, in cui la natura sembra lasciata a sé stessa, in una casualità che è invece risultato di un sapiente lavoro dell'uomo: intervento sia nella scelta degli esemplari e nella loro manutenzione. Il tutto per dare un effetto di dolce discesa, seguendo l'andamento del terreno, sino ai confini della proprietà.
Le pertinenze rustiche, che si trovano sul lato ad est della villa, per Giacomo Greppi non erano da considerare degli elementi accessori rispetto alla residenza. Questo è comprensibile guardando l'accortezza stilistica: un esempio è il granaio che, pur avendo una muratura a vista che non nasconde i materiali poco pregiati che sono stati utilizzati per la sua costruzione, in realtà l'insieme delle forme e i dettagli che lo cospargono come l'inserimento di alcuni elementi scultorei, fanno comprendere che questo fosse il centro vitale della villa.

Le scuderie di Villa Greppi, oggi sede di un istituto di formazione professionale

LA NASCITA DEL CONSORZIO E DELLA SCUOLA SUPERIORE
La storia della villa non è però terminata con la famiglia Greppi. L'ultimo erede dei possedimenti Greppi nella località di Casatevecchio fu Fabio Ponti Greppi che, come sue ultime volontà, lasciò il patrimonio immobiliare alla Santa Sede, nel 1967.
Nel 1974 viene acquistata da un consorzio di comuni appena nato: il Consorzio Brianteo Villa Greppi. nel 1974 il Consorzio è composto dalle province di Como e Milano, oltre che da diciotto comuni della zona. Inizialmente il Consorzio aveva un altro nome, ovvero: "Consorzio Brianteo per l'istruzione media superiore e per l'educazione permanente".
L'obiettivo era quello di soddisfare l'esigenza di cultura ed istruzione per i giovani del territorio che orbitavano all'epoca tra Milano, Lecco e Monza per frequentare la scuola superiore, anche se il trasporto pubblico di allora lasciava molto a desiderare. In zona c'erano solo la ragioneria o di avviamento al lavoro di Besana, oppure la scuola di segretariato d'azienda di Barzanò, limitando molto la scelta dei giovani brianzoli.
I sindaci del tempo, eletti nel 1970, seguirono l'idea geniale del sindaco di Casatenovo, dottor Giovanni Maldini, e del sindaco di Besana, ragionier Giuseppe Crippa. Questi pensarono di insediare a Monticello la scuola media superiore perché era morto nel 1976 l'ultimo erede della famiglia Greppi, Giuseppe Greppi-Ponti, il quale aveva lasciato tutte le proprietà al cardinal Montini, appena nominato a capo della Chiesa di Milano.
Individuato quindi il sito ove far sorgere la scuola, le trattative entrarono subito nel vivo; bisognava convincere i comuni limitrofi a Monticello ad aderire al Consorzio, e al tempo stesso acquisire le proprietà della collina dei Greppi.

LE VOCI DI ALCUNI PROTAGONISTI
"Come sindaco di Monticello" racconta Vittorio Cazzaniga, primo cittadino quando nacque il Consorzio Brianteo Villa Greppi. "In sinergia con tutti i sindaci del consorzio, acquistammo la villa ed iniziammo a prepararla per renderla disponibile al più presto per gli studenti. Cosa che avvenne nell'autunno del 1974".
Si riuscì quindi subito a iniziare le lezioni nell'ottobre del 1974 con un centinaio di ragazzi. Oggi, dopo quarantacinque anni, si superano i mille studenti. "I talenti di questi ragazzi poterono quindi essere sfruttati in vari settori, dal nuovissimo informatico, al più classico meccanico o umanistico, trovando così uno spazio notevole per coltivare i propri interessi. In questo modo si è permesso di sviluppare una grande cultura tra i giovani" racconta fiero l'ex sindaco di Monticello Cazzaniga. "I problemi comunque non mancarono, dato che la gestione della scuola da parte del consorzio vide molti problemi di carattere economico, problemi che passarono in mano alla provincia con la nascita della provincia di Lecco a metà degli anni novanta".
Nel 1996 il Consorzio si trasformò in centro di cultura arte e spettacolo che tutt'oggi si sta attuando. "Promuovere attività di formazione permanente, proporre e gestire attività culturali anche in collaborazione con enti e associazioni, provvedere alla conservazione e valorizzazione del patrimonio immobiliare, organizzare e gestire ogni servizio complementare all'attività educativa, culturale e scolastica del territorio". Sono questi i compiti che lo statuto affida al Consorzio Brianteo Villa Greppi oggi, ente pubblico costituito da 15 Comuni e due Province, a cavallo fra i territori di Lecco e Monza Brianza.

L'ex granaio che oggi ospita una serie di iniziative culturali

È innegabile che quindi la Brianza, insieme con Monticello, sede di questa scuola, ha creato una generazione di ragazzi che, immessi nel mondo del lavoro, divenivano dei "tecnici parlanti". Questo è motivato dal fatto che tutti gli studenti frequentavano un biennio fisso composto da materie come la filosofia, la storia e la geografia, che costituivano una base culturale comune a tutti gli studenti, su cui poi veniva costruito il resto del percorso scolastico, lasciato alla discrezione di ogni studente.
"Ho insegnato diversi anni a Villa Greppi avendo un impatto immensamente positivo: il leitmotiv della scuola era quello che chi desiderava aver successo doveva studiare, mentre coloro che facevano i lavativi erano condannati. Questo senso di responsabilità che questa scuola imprimeva nei ragazzi, e che ancora oggi sopravvive, mi ha sempre fatto piacere perché la verificavo negli alunni" ci ha confidato Cazzaniga, che ha continuato il suo racconto evidenziando le differenze di organizzazione della scuola rispetto ad oggi. "Villa Greppi era vissuta per il grande entusiasmo perché rappresentava un progetto di riforma che poi non ha mai visto la luce. I professori sceglievano di venire a Monticello ad insegnare, nonostante i problemi che ci potevano essere come la distribuzione nel territorio delle classi di alcuni corsi. Anche gli studenti erano entusiasti perché il messaggio culturale che i professori riuscivano a trasmettere loro era tale da far dimenticare gli aspetti dell'organizzazione che lasciavano a desiderare".

La portineria

La sperimentazione è durata fino al 1994 quando anche l'istituto Greppi è stato uniformato con le linee guida comuni alla scuola tradizionale che non vedeva lo smembramento delle classi e dei corsi di studi più specifici tra i vari indirizzi. Un esperimento che avrebbe dovuto portare alla riforma della scuola superiore che non si è mai avuta.
Insegnante storico fu Alberto Cazzaniga che ha lavorato presso la scuola monticellese sino al 2011. "Villa Greppi è nata come una scuola polivalente per garantire al territorio di formare le generazioni più giovani con sei diversi indirizzi, plasmando figure professionali che spesso nel mondo del lavoro si stavano diffondendo. Ad esempio il liceo linguistico con l'insegnamento della lingua russa, importante per la presenza dell'Unione Sovietica; il corso informatico amministrativo, un corso che introduceva all'uso delle nuove tecnologie per i futuri ragionieri; come anche quello che oggi viene chiamato delle scienze umane, diverso dal comune magistrale di quattro anni proprio per il fatto di durare un anno in più, dando maggiori possibilità di successo nei concorsi pubblici per divenire insegnanti. Fatto importante era, ed è ancora tutt'oggi, che gli studenti e i giovani professori erano molto fieri di rappresentare sul territorio un esempio di cambiamento nella scuola, frutto degli ideali di cambiamento della fine degli anni Sessanta. L'identificazione nella scuola era per tutti un motivo di vanto".

Abbiamo poi ascoltato la voce di Alfonso Galbusera, che ha frequentato la villa negli anni Settanta. "La caratteristica principale che distingueva Villa Greppi dalle altre scuole era il tempo pieno: si studiava da lunedì al venerdì tutto il giorno. Nei pomeriggi vi erano diverse attività, anche di studio, soprattutto nei primi anni, nei quali le ore pomeridiane prevedevano una parte di lezione, ed una per lo svolgimento dei compiti e per lo studio, il tutto assistiti dal proprio professore. Altra differenza, oltre al biennio comune tra tutti i corsi, la si trovava nel triennio. Negli ultimi tre anni gli studenti sceglievano che corso frequentare, mantenendo comunque delle materie che possono dirsi "di base". In questo modo ogni alunno era parte di due classi differenti: quella di base, nella quale si svolgevano le classi dove seguivi le lezioni frequentate da tutto l'istituto, come ad esempio, letteratura italiana; poi vi erano le classi corso che invece erano caratterizzate dai diverse materie del triennio, come poteva essere elettrotecnica per i meccanici".

Un'esperienza che sempre più spesso viene a mancare nelle suole odierne è l'autogestione da parte degli studenti. Gli anni Settanta erano infatti il periodo d'oro per questo tipo di organizzazione che si basava su un forte legame di fiducia, se non di collaborazione, tra corpo docente e studenti. "Negli anni ci furono molte autogestioni con il fine di difendere la sperimentazione che stavamo portando avanti nel nostro istituto che era per noi motivo di vanto".

Alberto Cazzaniga, Alfonso Galbusera e Vittorio Cazzaniga

Altro evento che si sviluppò a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta - per proseguire ancora oggi, seppur in modalità differenti - fu la Festa della Primavera che ogni anno si svolgeva nel parco di Villa Greppi. Nata da un gruppo di ragazze e professoresse, si permise agli studenti di esprimere le loro personalità durante tre giornate di autogestione; questa festa era composta da due giorni nelle quali erano organizzate varie iniziative, che andavano dal teatro alla musica e anche balli popolari; il terzo giorno era una vera e propria festa con giochi organizzati e un concerto finale. "Addirittura un anno riuscimmo ad organizzare un servizio ristorazione con una cucina munita di tutto punto per sfamare i tanti studenti" ha aggiunto Galbusera.

"Non era un'autogestione, ma era una forte collaborazione tra studenti e professori. L'idea della riforma, di cui Villa Greppi portava avanti la sperimentazione, era quella di dare una base culturale a tutti gli studenti grazie al biennio, qualsiasi fosse il corso poi scelto; questo in mentre si puntava a dare spazio agli studenti e alle loro iniziative" ha concluso Alfonso Galbusera.

Una maestosa dimora che dalla cima del suo colle, da più di due secoli ha dominato Casatenovo e alcuni degli altri comuni che negli ultimi decenni gli hanno dato una nuova vita. Una residenza testimone della storia e che anno dopo anno si trasforma e viene restaurata parte per parte, sino a quando ritornerà a splendere come un tempo.
Per questo articolo vogliamo ringraziare tutti coloro che ci hanno aiutato a reperire informazioni sulla storia dei Greppi: quindi il Consorzio Brianteo Villa Greppi nella persona della sua presidente Marta Comi e di Laura, ma anche tutti i professori e studenti che ci hanno inviato le loro esperienze ed i loro ricordi sulla villa, come l'hanno vissuta da scuola e su quel grande esperimento che è stato.

Rubrica a cura di Giovanni Pennati e Alessandro Vergani
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