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Scritto Mercoledì 21 ottobre 2020 alle 10:59

La flora, la fauna e l’arte che popolano l’Orrido di Inverigo

L'habitat naturale dell'Orrido di Inverigo ospita specie in via d'estinzione, in gran parte degli ambienti naturali brianzoli, ma c'è anche spazio per specie alloctone che minacciano la sopravvivenza di specie animali e vegetali originari del luogo. L'attivista del WWF e ricercatore universitario Raoul, ha spiegati a bambini ed adulti le tipiche forme di vita che si possono trovare attorno gli affluenti dell'orrido. Le micro-conchiglie, per esempio, sono le abitanti della sorgente e sono ottimi bio indicatori, sensibili al carico organico e quindi indicatori della qualità dell'ambiente. Un altro esemplare sempre più raro è il gambero d'acqua dolce. Quest'ultimo deve tenersi alla larga dal gambero americano, alloctono, il quale è portatore di un patogeno che causa la morte degli autoctoni.


Tra i rettili e gli anfibi che popolano l'habitat dell'orrido e il circondario possiamo trovare la salamandra, la rana dalmatina, i serpenti scorzone, la natrice dal collare e il saettone, tutti innocui. Popolano i corsi d'acqua dolce anche le anodonte, bivalvi come le cozze, ma a differenza loro si attaccano a substrati molli e fangosi. La guida Arturo, in prossimità della seguente tappa del percorso, ha illustrato tutto ciò che c'è da sapere sull'airone cenerino. Infatti, a Inverigo c'è una delle più grandi garzaie della Valle del Lambro. La garzaia è il luogo di nidificazione degli aironi cenerini, infatti alzando lo sguardo verso l'alto i partecipanti hanno potuto notare una fitta rete di nidi sopra le loro teste. "Tra febbraio e giugno circa 70 aironi raggiungono questa garzaia per nidificare", ha spiegato Arturo. In più, si capisce che gli aironi sono nati quando le uova schiuse cadono a terra e i volontari le trovano sul sentiero. L'airone cenerino però, non è un animale tipico della Brianza. Infatti, sono animali diffusi nelle risaie, dove vive molta parte della loro dieta alimentare.




Tuttavia, ultimamente le risaie stanno diventando sempre più rare perché una nuova tecnica permette di inondare i campi solo in particolari momenti, portando alla coltivazione del riso a secco. Gli aironi hanno deciso quindi di spostarsi in ambienti che possono offrire le stesse condizioni faunistiche e vegetali, come la Brianza caratterizzata da fiumi, stagni e laghi per pesche sportive.
Dal punto di vista floreale, accanto ai tipici esemplari autoctoni come la felce, la zona dell'orrido è attaccata dalla Paulonia, pianta infestante e alloctona che era stata portata in Italia per il suo fiore. Tuttavia, la Paulonia è parte della causa della distruzione delle cascine costruite nella proprietà privata visitata. Infatti, le sue radici sono così forti e invasive da rompere intere mura.



Nell'ultima parte del percorso, i volontari ci hanno condotto alla visita del complesso della cascina del Navello, caratterizzato da una cappella - la chiesetta di Sant'Andrea al Navello -, due corti e un forno. All'interno della cappella si possono ammirare ancora gli affreschi originari del 1606, mentre le tele ai lati della navata sono stati negli anni trafugati. La chiesetta è l'esemplificazione dei dettami stabiliti con il Concilio di Trento, che prevedeva che le chiese svolgessero la funzione di "Bibbia pauperum", quindi di Bibbia dei poveri. Le immagini raffigurate dagli affreschi avevano proprio la funzione di narrare episodi biblici ed evangelici anche a chi non sapeva leggere e scrivere. Al di fuori della chiesetta, si può osservare quanto è rimasto delle cascine invase e distrutte dal tempo e dalla Paulonia.
Un'isola felice e incontaminata si sviluppa in prossimità delle nostre abitazioni. Per chiunque voglia visitarla il consiglio è quello di tenere controllato il sito del WWF di Lecco (https://wwf.lecco.it), per partecipare alla prossima escursione tra i tesori del circondario.
Martina Bissolo
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