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Scritto Giovedì 22 ottobre 2020 alle 18:12

Barzanò, crac di I.L.ME.: i due amministratori a processo

La dichiarazione di fallimento è dell'aprile 2016. A quattro anni abbondanti dal crac della I.L.ME. Industria Lavorazione Metalli srl - fondata nel 1990 e in liquidazione dal 2015 - si è aperta quest'oggi l'istruttoria dibattimentale a carico dei signori P.B. e P.A.G., entrambi soci al 50% dell'impresa con sede a Barzanò ed entrambi - pur in tempi e modalità differenti - amministratori della stessa, come spiegato del curatore, il commercialista olgiatese Marco Canzi, primo teste escusso nella mattinata odierna al cospetto del collegio giudicante del Tribunale di Lecco con presidente il dr. Enrico Manzi e a latere le colleghe Maria Chiara Arrighi e Giulia Barazzetta.
Rispondendo alle domande del sostituto procuratore Antonia Pavan, il professionista è stato guidato all'illustrazione del capo d'imputazione, articolato su più fatti di bancarotta. Punto di partenza la crisi (globale) del 2008 che, sulla società barzanese, ha ingenerato un costante calo del fatturato, assottigliatosi progressivamente passando da quasi 700.000 euro annui ai 200.000 circa del 2014. Ridotta in coincidenza anche la marginalità. E' dunque in questo contesto che si inseriscono le due contestazioni cardine che portano a imputare ai due imprenditori una perdita - evitabile a giudizio del dr. Canzi - di circa 265.000 euro, frutto di due scelte. La prima aver proseguito l'attività sfruttando 300.000 euro di rivalutazione del capannone della società per mantenere il patrimonio netto in positivo fino al 2014 pur in presenza di perdite costanti che avrebbero - se fosse stato riadattato il valore dell'immobile - portato a dover anticipare la liquidazione. La seconda l'aver addossato alla I.L.ME. "operazioni senza senso economico" per la stessa per l'acquisto di un negozio poi ceduto in affitto - con un canone che a detta del curatore non copriva nemmeno le spese - a un'altra società della famiglia, con oggetto estraneo alle lavorazioni meccaniche, occupandosi di cani e gatti.
Alla signora P.A.G., infine, quale liquidatore, è contestata anche la bancarotta preferenziale per un pagamento fatto in favore di un istituto di credito che - come ha cercato di dimostrare la difesa producendo alcuni documenti - avrebbe però applicato tassi assai gravosi per il rientro, di fatto portando la donna a compiere una scelta quasi imposta e non in danno a altri creditori.
Sentiti altresì il commercialista dei suoi assistiti e un altro teste citato dall'avvocato Guido Corti per cercare di smontare il castello accusatorio. L'istruttoria riprenderà il 25 febbraio con l'esame degli imputati.
A.M.
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