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Scritto Giovedì 29 ottobre 2020 alle 15:32

Villa Greppi: Alessandro de Lisi presenta in anteprima il suo libro sulla mafia

Nella serata di mercoledì 28 ottobre è stato trasmesso in diretta streaming l'incontro con lo scrittore Alessandro de Lisi, che ha parlato del suo nuovo romanzo "Un'estate a Palermo. 1985. Quando i boss persero la partita" edito da Nuovadimensione. L'evento è stato organizzato dal Consorzio Brianteo Villa Greppi con il patrocinio della Fondazione Giovanni Falcone presso l'Antico Granaio a Monticello Brianza.

A sinistra la presidente del Consorzio Villa Greppi, Marta Comi

"In ottemperanza delle disposizioni del nuovo dpcm tutta la programmazione del Consorzio Brianteo torna online e gli appuntamenti saranno visibili sulla piattaforma Facebook e sul nostro canale YouTube. Questa sera riprendiamo il tema della cultura della legalità e lo facciamo con Alessandro de Lisi, autore del romanzo "Un'estate a Palermo. 1985. Quando i boss persero la partita". Ci aiuterà a raccontare il libro il responsabile dell'area Cultura del Consorzio, Massimo Mazza. Ringrazio tutto lo staff del Consorzio che si è messo in moto per questa serata. Un pensiero e un ringraziamento speciale vanno alla Fondazione Falcone e alla sua Presidente Maria Falcone, che voleva tanto essere qui con noi, ma a causa dell'emergenza sanitaria non è stato possibile" ha introdotto il presidente del Consorzio Marta Comi.

Alessandro de Lisi

Prima di parlare con l'autore del romanzo, Massimo Mazza ha letto le parole scritte dalla professoressa Maria Falcone, sorella di Giovanni: "Carissime e carissimi amici, presidente Marta Comi, il drammatico momento che stiamo vivendo e le limitazioni che l'emergenza sanitaria ci impone mi hanno impedito di essere con voi questa sera. Me ne rammarico molto perché, specie in questa occasione, sarebbe stato importante essere lì, guardarsi negli occhi e discutere. Le regole però vanno rispettate. L'idea che questa sera in una realtà geograficamente così distante si parli, attraverso il libro di Alessandro de Lisi, della Palermo degli anni del sangue, dell'isolamento che viveva chi si era schierato contro la mafia, di uno Stato che non aveva scelto ancora da che parte stare, mi conferma che davvero tantissima strada è stata fatta dal punto di vista della repressione, ma soprattutto da quello culturale. La mafia, di cui per decenni si è negata l'esistenza, è sentita ormai come un'emergenza non solo nazionale, ma europea. Da Palermo alla Brianza, dalla Sicilia a Rotterdam, crocevia di traffici di droga milionari, si è raggiunta la consapevolezza del problema e che abbiate sentito l'esigenza di discutere il bellissimo libro di Alessandro ne è la prova. La mafia non è più quella raccontata dalle fiction, che rimandano a visioni di carattere caricaturale, ai limiti dell'immaginario; la mafia è reale, è ovunque, fa affari, usa la corruzione, continua a isolare chi tenta di ribellarsi. Quel che è cambiato, oltre all'impegno dello Stato, è l'approccio culturale. Libri come quello di Alessandro, capaci di raccontare e suscitare emozioni, di rendere vicini luoghi e momenti tanto distanti, svolgono un'opera fondamentale, quella della memoria. A noi, che gli anni bui del sangue mafioso gli abbiamo vissuti, il libro ha fatto rivivere persone amate, che in nome della giustizia hanno pagato un prezzo altissimo. Mi sento di dire che Palermo da allora è cambiata: non che Cosa Nostra sia vinta, ma la città ha reagito e i giovani hanno nuove consapevolezze. Spero che il percorso che noi abbiamo fatto con tanti sacrifici possa essere esempio per tutte le realtà in cui l'illegalità tenta di mettere radici e lucrare. Sono certa che eventi come quello di stasera sapranno illuminare la strada, spazzare via l'alibi che il male è altrove. Il male è a due passi da noi, quel che serve è individuarlo e non girarsi dall'altra parte".

Il relatore Massimo Mazza

"Siamo qui per parlare di un libro che non evita nessuno dei toni importanti, ma riesce a coniugarli all'interno di un vero percorso di racconto, che si fa leggere. Partirei dalla mia esperienza di lettore: è stato come entrare in un mondo vero e costruito. C'è stato un primo momento in cui dovevo capire dov'ero, le persone che avevo intorno. Subito dopo ho cominciato a riconoscere e a sottolineare il libro in modi diversi. Il libro ha una ricchezza di registri che lo rende così facilmente leggibile. Ci sono modalità di utilizzo della lingua diversissime. Riesco a sentire gli odori della città di Palermo. Il libro parla di avvenimenti tragici, ma questi vengono inseriti all'interno di una vita "normale". Questi due uomini erano "normali", facevano il loro dovere senza sentirsi degli eroi" ha continuato l'intervento Mazza.

"Durante i mesi di lockdown il Ministero della Giustizia ha deciso con una circolare che i boss mafiosi condannati in via definitiva al 41 bis, ossia al regime di massimo isolamento, potevano essere rilasciati temporaneamente e tornare alle proprie case per motivi di sicurezza riguardo il contagio da virus. Questo non l'ho potuto accettare e in quel momento di sovversione della verità ho deciso di scrivere il mio romanzo, cercando di raccogliere tutti quei frammenti importanti della mia città, a cui al momento non potevo fare ritorno. Ho cominciato a riflettere su dove partire per scrivere il libro: non ho cominciato dall'inizio, ma da un momento preciso, ossia quella mattina in cui qualcosa si rompe nel meccanismo non solo del nostro paese, ma della città stessa. In quella mattina Borsellino e Falcone furono trasferiti all'Asinara, sede del penitenziario di massima sicurezza. Era stato un tentativo di rallentare il loro lavoro, ma in quel luogo i due scriveranno parte dell'importante istruttoria del maxi processo contro Cosa Nostra" ha affermato Alessandro de Lisi.

Venerdì 30 ottobre dalle 15 alle 18 presso la libreria "Lo Sciame Libri" di Arcore l'autore si presterà a firmare le copie del suo libro.

Silvia Buzzi
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