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Scritto Giovedì 29 ottobre 2020 alle 16:56

I TEATRI SONO CHIUSI

I teatri sono chiusi.
Tuttavia all'interno continuiamo a lavorare, nel rispetto di tutte le norme di sicurezza, ma dobbiamo continuare a lavorare perché, nel momento in cui ci sarà data la possibilità di riaprire, per noi non sarà sufficiente aprire le porte e far entrare il pubblico, ma piuttosto sarà stato necessario aver continuato a provare, studiare, allestire, comprendere, sperimentare, progettare.
Perché la nostra identità e la nostra dignità hanno bisogno di essere alimentate con l'impegno quotidiano, l'unica arma che ci permette di essere all'altezza di andare di fronte al pubblico, senza rete, senza possibilità di appello, nella certezza di poter compiere ogni volta il miracolo dell'afflato.
Perché l'Arte e la cultura non possono comunque fermarsi, perché non possono morire, perché ogni artista nella sua piccolezza o nella sua grandezza è un tassello di un meraviglioso patrimonio comune.
I teatri sono chiusi.
E tuttavia vorrei ricordare, a chi ha affermato che noi artisti non abbiamo capito, che si sbaglia.
E' proprio perché abbiamo capito che abbiamo chiesto di continuare ad esserci, di stare al nostro posto, di stare in scena.
Forse chi ci accusa di non comprendere ha dimenticato, o non sa, che il teatro, dall'atto stesso della sua creazione nella storia umana, è in grado di raccontare ciò che è stato, illuminare ciò che accade e proiettare l'ombra di ciò che verrà.
Coloro che sminuiscono la nostra capacità di comprendere dimenticano che noi gente di teatro cresciamo nella capacità di sentire anche la disperazione degli altri, perché siamo forgiati per offrire noi stessi e la nostra verità umana .
Chi ci accusa di non comprendere ci insulta poiché, oltre ad essere artisti, siamo madri e padri, figlie e figli, educatrici ed educatori e, soprattutto, siamo immersi dentro a questo mondo dalla parte di chi cerca di comprenderlo per poterlo raccontare e, dove possibile, aiutarlo a migliorare.
A chi ci chiede di prestarci alle dirette online o ad altri surrogati, vorrei ricordare che è lui che non capisce che il teatro è e rimane spettacolo dal vivo.
Noi siamo come Albatros, abbiamo bisogno del cielo per dischiudere le nostre ali.
La dimensione della macchina da ripresa non ci appartiene perché abbiamo bisogno di sguardi veri e di lacrime e di risa e di energia condivisa, perché questo è il teatro: umanità.
I teatri sono chiusi.
Ma noi continuiamo ad esistere e a lavorare per essere all'altezza del nostro ruolo.
Irene Carossia
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