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Scritto Mercoledì 04 novembre 2020 alle 12:39

Se le convenienze particolari prevalgono sull'interesse collettivo

Stiamo assistendo in questo grave periodo delle nostre vite ad un balletto mediatico a tratti quasi insopportabile : non passa giorno in cui non si debba assistere, specie in tv, ad uno scontro continuo, con relativo palleggio di responsabilità, sulle colpe vere o presunte che reciprocamente si attribuiscono, salvo rare occasioni, le varie forze politiche nonché i vari livelli istituzionali, in particolare tra governo e regioni.
Deprecabile è che queste vere e proprie diatribe si registrino anche tra i cosiddetti esperti, virologi o simili che siano, come pure tra i vari portatori di interessi corporativi.
E' vero che ognuno vede in prima battuta i propri problemi ( identiche questioni possono essere lette da vari punti di vista …) ma di fronte ad una crisi pandemica, senza precedenti per estensione e virulenza come questa, è l'interesse collettivo che dovrebbe prevalere.
Questa potrebbe apparire una di quelle frasi retoriche che ci sentiamo ripetere ma penso che  occorra andare oltre la pura espressione che può sembrare una semplice osservazione di buon senso.
Innalzandosi un po' sopra da quella che è l'indispensabile individuazione e implementazione delle azioni più efficaci, a tutti i livelli, per contenere e superare questa  sfuggente pandemia virale sarebbe necessario, a mio parere, rivisitare criticamente quello che è un costume politico, ma anche sociale, particolarmente diffuso tra noi italiani : quel malvezzo, nella soluzione dei problemi, di ridurre tutto secondo le lenti e le convenienze della propria parte !
Lo si nota in modo evidente nel corso dei talk show televisivi come sulle pagine dei giornali, sia cartacei che online, e sia purtroppo ed i modo assai stridente sui cosiddetti social.
L'interrogativo bruciante è : ma così si favorisce o si allontana la soluzione dei problemi ? e questo approccio deriva o no da un mal interpretato senso di autodifesa che tende sempre a giustificare il proprio operato e a censurare quello degli altri, percepiti e purtroppo vissuti come “strutturalmente” contrapposti  ?
Un mal interpretato senso, specie negli organismi rappresentativi partendo dai partiti, che quasi sempre impedisce di riconoscere i propri errori perché, così si dice, favorirebbe la controparte.
Questo, per fare un esempio concreto, non è quello che a volte contraddistingue i rapporti tra le cosiddette “ Parti sociali” quando si tende a giustificare, ognuno per il proprio ruolo, comportamenti quantomeno discutibili di alcuni lavoratori o di alcuni imprenditori parassiti ?
Perché invece le rispettive rappresentanze associative non cercano di isolare nei fatti tali comportamenti  , se proprio non si vuol apertamente riconoscerne le negatività ?
E' solo un esempio di come si possa contribuire a cambiare un costume sociale, e direi una cultura  civica e politica in senso ampio, perseguendo un'obbiettività ben al di là delle convenienze del momento.
Con la stessa logica, che antepone l'interesse collettivo a quello particolare, si potrebbe procedere nel tentativo indispensabile di sconfiggere questo maledetto virus. O no ?
Germano Bosisio
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