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Scritto Sabato 07 novembre 2020 alle 16:05

Rogeno: vietato da Regione di usare ''fanghi'' per l'agricoltura

La Regione Lombardia vieta anche per l'anno campagna 2020/2021 l'impiego dei fanghi da depurazione per uso agronomico in 167 comuni del territorio, fra i quali anche Rogeno, unico caso nel lecchese. Lo fa con un decreto che autorizza l'impiego dei fanghi per uso agronomico solo su terreni non localizzati in comuni in cui la produzione di effluenti da allevamento, dovuta al carico zootecnico, superi il limite fissato dalla Direttiva nitrati e dalla norma regionale di settore (170 kg N/ha/anno per le zone vulnerabili; 340 kg N/ha/anno per le zone non vulnerabili).
"La Lombardia predilige la materia organica per la concimazione dei campi" dice l'assessore regionale lombardo all'Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi, Fabio Rolfi. "Per questo nei comuni dove esistono allevamenti che nel loro complesso producono un quantitativo di effluenti che supera il fabbisogno di azoto delle colture vietiamo l'utilizzo dei fanghi".
In questo modo l'agricoltura lombarda è sempre più green e attenta alla sostenibilità dei cicli produttivi. Così Regione vuole difendere una delle pianure più fertili al mondo, che rappresenta un patrimonio inestimabile per la produzione agroalimentare. I fanghi eventualmente devono essere considerati come integrativi e non sostitutivi della materia organica".
"Il provvedimento - precisa l'assessore - è stato preso seguendo parametri oggettivi elaborati in seguito a uno studio scientifico".
- I comuni nei quali sarà vietato l'impiego dei fanghi di depurazione saranno 167; si tratta di 158 i comuni in Zona vulnerabile e di 9 comuni in Zona non vulnerabile. In particolare, focalizzando l'analisi sulle Zone vulnerabili ai nitrati, i comuni interessati sono ubicati in gran parte delle aree agricole di pianura delle province di Bergamo e Brescia, nella parte sudoccidentale e nordoccidentale della provincia di Mantova (al confine con la provincia di Brescia), nel settore settentrionale della provincia di Cremona e in alcuni comuni della provincia di Lodi.
"Questo decreto - aggiunge Rolfi - dimostra come la presenza di allevamenti intensivi sia sostenibile a livello ambientale, nonostante alcune campagne mediatiche condotte in prima serata sulla Tv di Stato". "La scelta di prediligere concime naturale - prosegue l'assessore all'Agricoltura - sarà sempre più vincente anche sotto il profilo comunicativo. Vogliamo dare ai nostri agricoltori e ai produttori tutti gli elementi per essere competitivi sul mercato, nell'ottica di una ripartenza economica che passerà necessariamente, in Lombardia come in Italia, dall'impulso del settore agroalimentare, una delle colonne portanti della nostra economia".
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