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Scritto Domenica 15 novembre 2020 alle 18:10

Viaggio in Brianza/4: Villa Gallarati Scotti e il suo parco, secondo solo a Villa Reale

Eccoci di nuovo insieme per accompagnarvi alla scoperta del nostro meraviglioso territorio. L'obiettivo di questa rubrica - Viaggio in Brianza - è quello di proporvi delle destinazioni raggiungibili a pochi minuti di auto da casa vostra che, non appena le condizioni lo consentiranno, potrete guardare con occhi diversi dopo aver letto i nostri articoli.
Vi daremo la possibilità di scoprire ville, chiese e itinerari che, quando saremo tutti più liberi di muoverci, potrete andare a visitare. Per ora però, lasciatevi portare a casa i luoghi più belli della nostra Brianza. Oggi vi accompagneremo poco lontano dai confini della nostra provincia, precisamente alla maestosa villa Gallarati Scotti di Oreno, a Vimercate (MB).


IL PRIMO PROGETTO DELLA VILLA
Il primo progetto del Diciassettesimo secolo della villa di delizia presente nella frazione di Vimercate, prevedeva la costruzione di una villa con un vasto parco ed il complesso degli edifici rurali annessi. Questo primo progetto venne commissionato da Giovanni Battista Scotti, membro di una famiglia della Milano bene di quel secolo, sposato con Maria Teresa Spinola, erede della celebre famiglia del patriziato genovese.

Non è noto a quali architetti sia da attribuire il progetto del complesso, ma il risultato dei lavori fu un edificio costruito secondo il gusto rococò declinato nelle forme del barocchetto lombardo. Sembra tuttavia che alla progettazione prese parte attivamente lo stesso Marchese Giovanni Battista aiutato nella pratica da un ricco gruppo di ingegneri e architetti.
Secondo il primo progetto, testimoniato dalle incisioni mostrateci da alcuni dei proprietari della villa, al la residenza si presentava già preceduta dall'attuale corte, contornata però da ali più basse delle attuali, a loro volta preceduta da un'esedra (ambiente a forma di semicircolare, destinato a luogo di ritrovo e di conversazione, all'interno degli edifici pubblici e privati; elemento architettonico di origine romana), oggi scomparsa, al cui centro trovava posto il cancello di accesso.

Il corpo principale della villa era di soli due piani di altezza, e si affacciava su di un parco di dimensioni pari a quelle di oggi, anche se ancora tagliato in due dalla strada vicinale che conduceva dall'attiguo convento, sino ad Arcore; oggi di questa strada ne rimane solo la memoria storica dato che, non essendo più necessaria, le autorità competenti hanno permesso di integrarla nel giardino, che ne ha nascosto le tracce con il tempo.


IL PARCO E LE SUE ARCHITETTURE
Il parco, costituito da una successione di parterres all'italiana ornati da statue e giochi d'acqua, che insieme alle curatissime piante che lo adornavano, creava un geometrico disegno che le dame ed i signori dell'epoca apprezzavano molto attraversando il parco lungo i viali che lo percorrevano. Sul fondo del parco, questo si conclude con il Ninfeo di Nettuno. La fontana-ninfeo fu conclusa entro il 1728, anno in cui fu vista e descritta da Montesquieu in occasione della sua permanenza presso i conti Trivulzio. Si tratta di un edificio a due piani con un bel vedere a terrazza e torrette laterali. Nella fontana si ha il Nettuno in piedi ad un delfino dalla cui bocca sgorga l'acqua. Intorno a questa fontana vi sono varie storie che vedono questo luogo come rifugio per tutti coloro che scapavano, di qualsiasi orientamento politico o classe sociale. Chiunque era ben accetto, anche se spesso si ritrovava a spezzare il pane e a dividere il letto con qualcuno che, fuori da quel sotterraneo ricavato sotto la vasca del ninfeo, era suo nemico. Fatto ancora più curioso è che era probabile che gli abitanti di Oreno conoscevano questi fatti, ma non hanno mai parlato, solidali con la famiglia Gallarati Scotti.

L'acqua che sgorgava dal Ninfeo, trasportata sino a lì da alcune sorgenti di Lomagna, andava a raccogliersi in un canale, che veniva a formare un vasto bacino tondeggiante, sufficientemente grande da essere navigato da piccole imbarcazioni e, ghiacciando d'inverno, diveniva una grande fonte di divertimento per i più piccoli, ma anche una fonte di ghiaccio sfruttato nella ghiacciaia. Il bacino, mantenuto anche nelle successive sistemazioni del parco, scomparve nella prima metà del Novecento per problemi di approvvigionamento idrico. Sino a quando era in funzione, però, permetteva di approvvigionare tutta la frazione di Oreno con dell'acqua corrente che sgorgava da alcune fonti nella frazione.

Dismesso il bacino più grande, che trovava luogo di fronte alla cappella dedicata ai crociati, Gian Giacomo Gallarati Scotti decise di creare un lago di dimensioni più contenute a fianco del Nettuno. Gli eredi che abbiamo intervistato ci hanno raccontato che un tempo ospitavano dei cigni neri che, crescendo, divennero pericolosi e non permettevano di avvicinarsi al laghetto con i loro versi aggressivi. Per questo motivo vennero allontanati e sostituiti con delle tartarughe che, con il passare del tempo divennero di grandi dimensioni, più grandi di quelle la stessa famiglia si aspettassero.


IL NUOVO PROGETTO DELLA VILLA
Intorno al 1783 i proprietari affidarono al Cantoni il compito di riprogettare la Sala Centrale e l'arredamento di alcuni locali della villa. Nel 1789 egli ottenne la commessa di ripensare all'intero complesso architettonico, ridisegnando la facciata e rivedendo anche la decorazione e la distribuzione dei volumi interni. Due anni dopo al Cantoni venne affidato il compito di redigere il progetto di trasformazione del parco.

Con la seconda importante campagna di lavori la residenza venne profondamente trasformata in forme Neoclassiche dall'architetto Simone Cantoni tra il 1790 ed il 1793. Dello schema precedente la villa mantenne l'ampia corte anteriore ad U, con le ali laterali di servizio più basse, chiusa verso la piazza da un ingresso monumentale del 1806 e da due tempietti laterali di forme classiche. Questo grande cambiamento fu voluto dal Duca Francesco Gallarati Scotti il quale impose radicali cambiamenti anche per la decorazione degli spazi interni della sala centrale e di altre sale. Il corpo centrale fu sopraelevato di un piano ed il parco fu ridisegnato completamente come giardino all'inglese. Vennero rifatti il piazzale antistante ed i fabbricati di servizio.
Caratteristica che rimane oscura anche ai più attenti osservatori, è l'ingegneristica soluzione che venne individuata per poter sostenere i soffitti del primo e secondo piano; nel muro portante che divide orizzontalmente in due parti la villa, venne posta una porta di grandi dimensioni per permettere l'accesso dall'ingresso principale della villa, al centro del corpo centrale di essa, direttamente al salone che si affaccia ancora oggi, sul giardino all'inglese. Inserendo questo infisso nel muro portante, fu necessario trovare il modo di poter sostenere il peso del primo e del secondo piano.

La soluzione venne trovata dagli ingegneri del cantiere che, grazie a grosse catene nascoste nelle intercapedini dei muri, appesero letteralmente al tetto in travi e tegole della villa, i soffitti del primo e secondo piano, permettendone la dispersione del peso e non farli crollare rovinosamente.
La corte antistante fu concepita in modo diverso, con due costruzioni a pianta centrale, simmetriche, ai lati, con funzioni di cappella (tempietto a sinistra, guardando la villa) e di teatrino (a destra), nelle forme del tempio classico in stile ionico. Questo piccolo teatro è stato nel tempo utilizzato come palcoscenico per commedie o altre recite, messe a punto dalle famiglie aristocratiche che si ritrovavano per poter passare una serata insieme. Al centro del cortile principale fu creata una piccola fontana circolare con al centro un piccolo putto a fungere da zampillo, secondo il modello utilizzato in scala maggiore nella villa Olmo a Como.

L'ingresso al corpo centrale avviene dal portico al piano terreno, aperto da arcate a tutto sesto, dal quale partiva nel Settecento il lungo cannocchiale prospettico che attraversa tutto il parco retrostante arrivando, attraverso i viali ed il bacino, al ninfeo. Una volta il nonno degli attuali eredi della villa, Gian Giacomo Gallarati Scotti, teneva ben potati gli alberi al fine di poter godere della vista che il giardino concedeva sul Resegone nelle giornate più limpide.
La prospettiva è ora invece chiusa dalle quinte arboree del parco all'inglese, che lasciano tuttavia vedere le Prealpi sullo sfondo. Anche la facciata posteriore si caratterizza per le linee sobrie e classiche disegnate dal Cantoni: dal pianterreno, rivestito a bugnato, si elevano nella fascia centrale e ai lati alte paraste ioniche (un pilastro inglobato in una parete, dalla quale sporge solo leggermente) che sostengono un'alta trabeazione (elemento orizzontale che, sovrapposta agli elementi verticali portanti, come delle colonne, serve a collegarli completando la funzione di sostegno delle parti sovrastanti) coronata dal timpano. La decorazione plastica è composta dalle figure alate che reggono lo stemma del casato al centro del timpano, e dai riquadri di soggetto classico alternati alle paraste. Il fronte verso il giardino assunse un aspetto classico e palladiano.

Nel 1806, sempre al Cantoni fu affidato l'incarico di sistemare i fabbricati di servizio alla villa, con l'esplicito compito di progettare la Casa del Fattore-Giardiniere, i servizi, le cucine e alcuni volumi architettonici antistanti il corpo centrale. È a questo periodo che risale anche la sua proposta di edificare due nuove scuderie, la cappella circolare e il teatrino privato ai lati della Corte d'ingresso. Gli edifici di servizio che trovano ancora oggi posti ad est della villa, sino agli anni Cinquanta ospitava solo alcuni cavalli, ma nel passato era il vero cuore pulsante della villa dove il fattore svolgeva le proprie mansioni allevando qualche animale da cortile, indispensabili per il funzionamento della cucina.


IL RINNOVAMENTO DEL PARCO
Il parco venne radicalmente trasformato nello stile, passando da una geometrica composizione all'italiana, ad una apparentemente più selvaggia organizzazione all'inglese. I giardini caratterizzati da una disposizione degli alberi e dei cespugli che possono sembrare casuali, ma che in realtà costituiscono attori su un meraviglioso palcoscenico. Gli elementi arborei possono essere osservati lungo i viali come se si spiasse da dietro le quinte di un palco: ad ogni curva, infatti, si può godere di un diverso punto di vista sugli alberi che mettono in scena uno spettacolo grandioso.
Tra gli alberi, nella zona a nord-ovest del giardino, si può notare una piccola struttura in mattoni rossi, si tratta di un tempietto dedicato ai crociati. Creato per volontà del Duca Tommaso Gallarati Scotti, innamorato della letteratura e specialmente della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso, venne costruito in stile neogotico a metà dell'Ottocento, probabilmente sul progetto dello stesso Duca in collaborazione con Gioacchino Crivelli.

Parlando degli interni, dell'originaria decorazione barocca ad affresco, si è conservata intatta la sala di Alessandro Magno, decorata con episodi della vita del condottiero. I critici hanno ipotizzato l'intervento diretto di Giuseppe Antonio Castelli, detto il Castellino, autore degli affreschi insieme a Giovan Battista Sassi. Il Castellino Fu tra i maggiori quadraturisti lombardi del Settecento, e caposcuola della scuola quadraturistica monzese. Con quadraturismo si intende la pittura illusionistica del genere pittorico del Rinascimento, del Barocco e del Rococò, tecnica impiegata per creare l'illusione di uno spazio tridimensionale dal punto di vista dello spettatore, su una superficie piatta, semicurva o curva (ad esempio nelle cupole o padiglioni).

LA VILLA OGGI
Per permettere il mantenimento di questa villa in ottime condizioni è palese che siano necessarie delle copiose sostanze. Dal 2006 i costi hanno imposto di trovare una nuova soluzione anche per i necessari lavori di ristrutturazione. In risposta a questa esigenza è intervenuto un ente francese di nome Chateauform che ha trasformato la villa in una struttura alberghiera dedicata a meeting e corsi professionali permettendo di ospitare i propri clienti nelle ottanta camere create nella villa e negli ex edifici di servizio. La posizione strategica per la vicinanza con Milano e l'aeroporto di Linate, oltre che il meraviglioso parco in cui è immersa, ne ha sancito il grande successo della villa Gallarati Scotti sin dal 2008 nel quale ha cambiato destinazione: da casa di delizia, a struttura alberghiera non turistica.

Questa maestosa villa dimostra nuovamente come la Brianza sia sempre stato considerato un'isola felice presso la quale ripararsi dalla caotica vita di città. Dovremmo essere in grado di renderci conto delle enormi bellezze che ci circondano, conoscendo il nostro territorio per poter comprendere quanto siamo fortunati a vivere in questo luogo pieno di storia, cultura e arte.
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Rubrica a cura di Giovanni Pennati e Alessandro Vergani
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