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Scritto Giovedì 26 novembre 2020 alle 11:01

CAB Polidiagnostico: la dottoressa Ceruti sui 'Disturbi Specifici dell'Apprendimento'

La dottoressa Raffaella Ceruti
L'emergenza Covid ci ha messo di fronte ad una situazione pressoché inedita: la chiusura delle scuole. Per questo motivo, il CAB Polidiagnostico, dove opera un team accreditato da ATS per la certificazione DSA, ha deciso di porre l'attenzione su una questione che coinvolge ogni anno moltissimi bambini e ragazzi, resa più difficile da monitorare dall'introduzione della didattica a distanza. Si stratta dei DSA, i disturbi dell'apprendimento, spiegati ed analizzati dalla dottoressa del CAB Raffaella Ceruti, specializzata proprio in Neuropsichiatra Infantile.

"I DSA si definiscono disturbi dell'apprendimento specifici proprio perchè fanno capo al mancato raggiungimenti di alcuni automatismi" ha esordito la dottoressa, spiegando che il termine si riferisce a quattro aree eterogenee. Il primo DSA è infatti la dislessia, ovvero la mancata acquisizione della corretta fluenza nella lettura, mentre il secondo è la disortografia, vale a dire il non raggiungimento delle competenze ortografiche corrette. Ci sono poi la disgrafia, cioè l'alterazione della qualità del tratto grafico, e la discalculia, la difficoltà di calcolo.
"I DSA riguardano solo determinati processi dell'apprendimento" spiega la dottoressa "ed è importante comprendere che chi soffre di DSA ha un quoziente intellettivo assolutamente normale". I bambini affetti dal disturbo, infatti, sono egualmente capaci ma manifestano alcune difficoltà in queste quattro aree, che interferiscono negativamente sul percorso scolastico. I DSA non sono una patologia neurologica, si dice piuttosto che il bambino che ne è affetto presenta uno sviluppo atipico, una 'neurodiversità' che provoca una fatica nel raggiungere determinati automatismi.
Ma quando va fatta una diagnosi? La dottoressa Ceruti spiega che fondamentale è fare una diagnosi precoce, che permette di intervenire con gli strumenti adeguati e di fare in modo che il bambino possa vivere una carriera scolastica assolutamente nella norma, prevenendo così numerosi abbandoni scolastici. "Gli automatismi in cui un bimbo con DSA ha difficoltà si raggiungono solitamente tra la fine della seconda e l'inizio della terza elementare" prosegue la Neuropsichiatra Infantile. In particolare, la discalculia si palesa all'inizio della terza, e dislessia, disortografia e disgrafia alla fine della seconda. "Dal 2013, la diagnosi si fa in equipe, composta dal neuropsichiatra, dallo psicologo e dal logopedista, attraverso una valutazione neuropsicologica, la somministrazione di test specifici ed un esame cognitivo".
É importante capire che ogni bambino ha i suoi tempi per imparare, ma ci sono chiari segnali che devono far sorgere nei docenti il sospetto che lo studente possa presentare un DSA. Tra questi, una difficoltà intrinseca ad apprendere, in particolar modo il bambino mostrerà chiare lacune nelle tabelline e nella lettura, ad esempio.
Se la diagnosi viene fatta in tempi precoci e tempestivi, si può agire con un conseguente intervento di rinforzo. "La legge 170 del 2010 ha riconosciuto i DSA come disturbi da considerare a livello scolastico" puntualizza la Neuropsichiatra. Due sono le strade da prendere: da una parte si forniscono strumenti compensativi, e dall'altra strategie dispensative. Di queste, la dottoressa cita alcuni esempi, come l'esonerare il bambino dalla lettura a voce alta o dai dettati, l'aiutarlo con l'uso della calcolatrice e del pc, che con la tecnologia moderna sono dotati di correttori ad hoc.
Il programma scolastico di un bambino con DSA è esattamente identico a quello dei compagni, ma verrà affrontato con strategie differenti. Una volta eseguita la diagnosi, la scuola procederà stilando un PDP, un piano didattico personalizzato, completo di tutte le strategie da mettere in campo per il bimbo con DSA. Il PDP viene compilato sulla base di una relazione fatta dall'equipe sanitaria, e la dottoressa Ceruti l'ha definito "un patto educativo tra la scuola e la famiglia".
Ovviamente, ogni disturbo ha un suo livello di gravità. "In questo periodo" conclude la dottoressa "noi del CAB abbiamo potuto constatare che le difficoltà più grandi le mostrano i bambini che hanno iniziato la prima elementare lo scorso anno". É infatti difficilissimo fare una diagnosi su uno studente che ha affrontato il suo primo anno di scuola quasi interamente facendo lezione con la didattica a distanza, quindi ha vissuto quello che a tutti gli effetti è possibile definire un anno 'inoperoso'. Fortunatamente, il Ministero ha previsto la possibilità che i bambini con DSA accertato vadano a scuola e facciano lezione in presenza, anche se, , la decisione spetta all'insegnante, e viene presa in base al livello di gravità del disturbo. “Nel caso in cui al bambino non venga data la possibilità di recarsi a scuola, ha concluso la professionista, è importante che riesca comunque a proseguire il proprio percorso terapeutico, magari rivolgendosi da specialisti”.
G.Co.
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