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Scritto Venerdì 27 novembre 2020 alle 15:44

Ferrari: l'uscita senza un motivo valido sarebbe da irresponsabili

Roberto Ferrari
La città di Oggiono ha aderito a Retesalute - azienda pubblica che eroga servizi socioassistenziali - nel marzo del 2019. Si è trattato di uno degli ultimi atti adottati dalla giunta guidata dall'allora sindaco Roberto Paolo Ferrari, oggi deputato alla Camera e consigliere comunale di minoranza. All'epoca, di fronte alla proposta, il gruppo consiliare di "Insieme per Oggiono" - che oggi invece guida la città - aveva mostrato delle perplessità astenendosi in sede di votazione.
Nell'arco di poco più di un anno sono avvenuti molti cambiamenti. Non solo fra i banchi del consiglio comunale dove i gruppi consiliari di maggioranza e minoranza hanno oggi ruoli invertiti, ma sono emerse delle criticità nei bilanci della società Retesalute. Debiti all'epoca non visibili nei documenti contabili, ma che oggi pesano sull'azienda per un importo pari a circa quattro milioni di euro. Domani potranno pesare sui bilanci dei comuni soci, chiamati a ripianare il debito.
Oggi, come nello scorso marzo, l'ex sindaco Roberto Ferrari difende la scelta fatta di aderire e «avere un'azienda di comuni che gestisce o appalta servizi di tipo socio assistenziale». Inoltre, ha ricordato Ferrari, Retesalute era «per tipologia di società, prevista dal codice degli enti locali, l'unica che rispondeva tecnicamente a tutti i requisiti».
A distanza di oltre un anno, Oggiono, così come Ello, Sirone e Nibionno - gli altri tre comuni che hanno aderito alla società nel 2019 - saranno chiamati a ripianare i debiti del bilancio. La posizione di queste quattro amministrazioni è quella di rispondere solo per le perdite emerse a partire dall'esercizio dello scorso anno. A differenza di quanto saranno chiamati a fare altri comuni, che hanno aderito società da molti più anni.
«Sono d'accordo - ha spiegato Ferrari - con la linea che i quattro comuni neo aggregati non debbano assumere alcun onere e responsabilità nel riparto del pregresso». Posizione che l'ex sindaco ha sottolineato anche alla luce del fatto che, le problematiche di bilancio della società, e più in generale la situazione debitoria «è stata tenuta occultata ai comuni che hanno aderito nel 2019».
Un punto sul quale Ferrari ha ricordato: «Gli aspetti di natura finanziaria, emersi in seguito, non solo non erano chiari, ma sono stati, da chi eventualmente sapeva, deliberatamente omessi».
Dopo la riunione dei soci, avvenuta lo scorso 19 novembre, per Retesalute si apre una fase di liquidazione. Un periodo in cui l'azienda continuerà a garantire l'erogazione dei servizi, non andando, molto probabilmente, in contro alla chiusura definitiva. Tuttavia, la posizione "anomala" di Oggiono - e degli altri tre comuni che hanno aderito nel 2019 - dovrà essere formalizzata con un atto specifico. La normativa non prevede infatti, chiaramente, un possibile "distinguo" per la situazione della città nei confronti di quella degli altri comuni soci fin dal 2005.
Sul tavolo dell'Amministrazione comunale ci sarà entro breve un parere legale - elaborato da un avvocato incaricato nelle scorse settimane - che terrà conto anche dell'ipotesi di uscire dall'azienda.
Un'eventualità da prendere in considerazione «solo come extrema ratio, nel caso in cui da parte dei soci storici non ci fosse la volontà di assumersi la responsabilità del pregresso» ha commentato Ferrari che ha precisato: «I passi di un recesso debbono essere fatti di fronte a indisponibilità a non fare gravare sui comuni neo-aderenti i debiti pregressi, portando questa condizione come eventuale giusta causa». Per l'ex primo cittadino è comunque importante che la città di Oggiono non si esponga a un «recesso senza queste condizioni» perché sarebbe «da irresponsabili».
Inoltre, Ferrari ha giudicato l'attuale modalità di gestione dei servizi socioassistenziali, attraverso il modello di una società pubblica partecipata dai comuni, come: «la migliore, per gestire questa tipologia di servizi».
«Certo - ha aggiunto Ferrari - i comuni devono avere anche senso di responsabilità e non chiedere ad una società, seppure pubblica, di operare in perdita». Concludendo l'ex sindaco ha ricordato che: «le scelte non devono essere ideologiche, ma pratiche».
L.A.
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