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Scritto Lunedì 14 dicembre 2020 alle 08:35

Ritorno in classe, garantendo però il diritto alla salute. Lettera aperta di tre insegnanti

Immagine di repertorio
Una lettera aperta per condividere le difficoltà che il mondo della scuola ha dovuto fronteggiare in questo periodo segnato dall'emergenza Covid.
Ad affidarla alle pagine di Corriere.it sono state tre docenti dell'istituto superiore Greppi di Monticello, che nello scritto pubblicato nei giorni scorsi mettono ''nero su bianco'' i loro dubbi legati alla didattica in presenza - passata in breve tempo dal 50 al 75% - e alla gestione degli spazi. Perchè se l'obiettivo è quello di tornare in classe, non deve però venir meno ''l'indispensabile diritto alla salute di tutti coloro che ruotano intorno alla scuola: studenti, insegnanti, personale ATA, segreteria, insieme a tutte le famiglie coinvolte''.
Ma non è finita qui. Le docenti nella lettera sottolineano la necessità di un tracciamento più puntuale relativamente ai contagi e al potenziamento della rete internet - per consentire la DAD - inefficiente in molte zone d'Italia, da Nord a Sud. C'è infine la questione dei trasporti: ''tutto viene delegato ai prefetti. Siccome è evidente che questo è un problema irrisolvibile nel breve periodo, si ritorna all'unica possibilità: la didattica in presenza ridotta al 50%'' si legge ancora nella lettera aperta delle tre docenti affidata alla testata nazionale, che pubblichiamo di seguito quale spunto di riflessione:
A scuola si deve tornare: nessuno lo mette in dubbio. Aggiungiamoci ''in presenza'', perché la scuola non si è mai fermata. Con tutti i distinguo possibili, è doveroso dire che quel filo rosso che corre tra insegnanti, alunni, famiglie non si è mai interrotto. Certamente ne ha sofferto, ma meno di altre realtà che il Covid ha limitato o del tutto bloccato, si pensi (in campo culturale) a cinema, teatri, concerti. Le lezioni si sono riorganizzate, i colloqui con le famiglie si tengono a distanza così come tutte le riunioni collegiali. Magari non ovunque e con la medesima intensità, ma è vero che tutta la scuola si è trovata nella necessità di ripensare a nuovi modi per continuare a mantenere vivo quel patto educativo e quella valenza culturale per cui è nata. E tutto grazie alla determinazione a continuare che gli insegnanti in primis hanno dimostrato e messo in pratica. Se ora, a nove mesi di distanza dal primo lockdown si chiedesse loro cosa ha funzionato e cosa si potrebbe fare in questo delicato frangente di rientro a breve, parrebbe giusto e doveroso. Chi ha davvero lavorato sul campo e vissuto le criticità del rientro in toto il famigerato 14 settembre magari avrebbe qualcosa di sensato da dire.

Ma la rapidità con cui in breve tempo si è passati dal 50% in presenza al 75% fa pensare a giochi di potere più che a reale attenzione alle condizioni di sicurezza. Quale profonda conoscenza dell’organizzazione e delle infrastrutture scolastiche può averne consigliato l’opportunità? Dobbiamo aspettarci che, prima del 7 Gennaio, si arrivi al 100% in presenza? Ci venga perdonato il sarcasmo, ma tutto ciò pare un contentino che occorreva dare al mondo della scuola. E a tutti, politici, opinionisti, scienziati, sindacati, va bene così. La scuola, invece, ha bisogno di serietà e rispetto, non è l’ennesima grana, che poi tanto grana non è, perché gli insegnanti, ormai disillusi, sono abituati a rimboccarsi le maniche per dare attuazione alle idee più astruse, partorite su qualche scrivania ministeriale senza tenere in minima considerazione il reale contesto in cui operano quotidianamente. Eppure, nessuno ha mai pensato di dare voce a chi lavora sul campo. Magari avevano qualcosa di sensato da dire. Ed è proprio a partire da questa profonda e concreta conoscenza che ci permettiamo di elencare alcune criticità intorno a cui si dovrebbe aprire un vero dibattito.

Uno dei punti dolenti che si continua ad aggirare e che non si può risolvere senza mettere mano, con lungimiranza, ad un piano edilizio per la scuola è quello degli spazi. Chi può oggettivamente verificare e garantire la valutazione del corretto rapporto tra la volumetria delle aule ed il numero degli studenti? Davvero si può seriamente pensare che le sedie con rotelle procurate dal Ministero possano risolvere la situazione? Proprio per questo forse, finché i contagi non si saranno azzerati, era meglio prevedere un rientro al 50%, per garantire l’indiscutibile diritto alla salute di tutti.

Le indicazioni fornite dal CTS per la riapertura a settembre delle scuole dovrebbero essere riviste in funzione della stagione invernale e della drammatica recrudescenza del virus. Ripartiremo a gennaio nelle stesse condizioni di settembre, ma non potremo nemmeno areare i locali in modo adeguato e il metro di distanziamento è talmente risicato che bastano pochi movimenti per renderlo vano, con tanti alunni in spazi esigui. Fra l’altro da tutte le evidenze scientifiche il metro non è garanzia di distanziamento adeguato. Ci si era arrivati per ovviare alla mancanza di spazi.

Perché non vengono divulgati i dati dei contagi tra gli alunni? Noi continuiamo a registrare non pochi casi di alunni che finiscono in quarantena, ma -al momento- dato che siamo in DAD, ciò non pare un elemento di preoccupazione. Ma quando si tornerà in presenza, siamo così sicuri che questa mancanza di chiarezza nei tracciamenti non possa diventare un problema?

Veniamo alla questione dei trasporti: tutto viene delegato ai prefetti. Siccome è evidente che questo è un problema irrisolvibile nel breve periodo, si ritorna all’unica possibilità: la didattica in presenza ridotta al 50%.

In ultima analisi, sarebbe auspicabile un reale intervento strutturale per il potenziamento di Internet che in molte zone di Italia, anche al Nord, è inefficiente. In contesti di emergenza, quindi, le Scuole Secondarie di Secondo Grado non possono non prevedere un piano di rientro che davvero consenta di contenere, per la loro parte, la pandemia e il Governo non se ne può lavare le mani. A Istituzioni -Ministero, CTS, Regioni- Sindacati, chiediamo un sostanziale sostegno in questo frangente.

L’obiettivo è tornare in presenza, per recuperare una relazione viva e diretta con i ragazzi, senza però venir meno all’indispensabile diritto alla salute di tutti coloro che ruotano intorno alla scuola: studenti, insegnanti, personale ATA, segreteria, insieme a tutte le famiglie coinvolte.

Anna Rosa Besana, Rossella Gattinoni, Ida Poli
Docenti dell’Istituto superiore Greppi di Monticello


lettera tratta da Corriere.it scuola


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