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Scritto Domenica 20 dicembre 2020 alle 08:04

Barzanò, Parini: la realtà del carcere per minori di Nisita raccontata agli studenti

Ultimo appuntamento prima delle vacanze natalizie per “Pomeriggi con…”, ciclo di conferenze organizzato dalle associazioni Impatto, Scholas e Fondazione Don Giuliano Sala di Barzanò e destinato ai ragazzi delle scuole superiori.
Dopo Gianluca Zambrotta, Luca Rossettini, Roberto Cammarelle e Irma Testa è stata la volta di altri due ospiti d'eccezione: Gianluca Guida, direttore del carcere di Nisita, e Nando Coppola, ex portiere di Serie A. Anche in questa nuova occasione di confronto sono state tante le curiosità degli alunni.

Gianluca Guida - da 24 anni alla guida del carcere minorile campano – ha spiegato come la mancanza di opportunità sia uno dei motivi determinanti per coloro che entrano nell'istituto penitenziario. Spesso questi giovani vivono la strada e non hanno punti di riferimento sani a cui ispirarsi. “Nel carcere ci sono prevalentemente ragazzi italiani, napoletani. In molti casi si tratta di persone straordinarie: anche vivere l’esperienza della devianza ha bisogno di competenze'' ha spiegato Guida. ''Il carcere deve tirare fuori il meglio di questi giovani. Spesso una serie di condizioni, tra cui anche le loro decisioni, portano questi ragazzi ad agire in maniera sbagliata”.
La parola fiducia ricorre spesso negli interventi del direttore di Nisida. Una parola che a volte si associa al tradimento. Spesso, infatti, prima di entrare in carcere, la fiducia che hanno riposto negli adulti è stata tradita ed è difficile per gli operatori riuscire a riconquistarla. Si tratta di un lavoro lento, costante, faticoso.

Nando Coppola  e Gianluca Giuda

“Bisogna generare un rapporto di fiducia, condizione necessaria per scavare dentro di loro. L’altro aspetto importante è la necessità di dover lavorare per destrutturare la propria identità: l’immagine che si sono costruiti è quella da cattivo perché dovevano occupare degli spazi della società lasciati vuoti. Si tratta, dunque, di un lavoro di persuasione per capire le loro vere aspirazioni". E’ necessario – ha spiegato Guida – scalfire un modello che non prevede “l’aspetto del lavoro e della fatica”.  
Nando Coppola, a fine carriera, ha deciso di tornare nella sua città natale, Napoli. Ha così avviato un progetto in carcere per far capire il valore dello sport come momento di crescita personale. Lo sport, per Coppola, è un momento di rinascita che passa anche per il rispetto delle regole e dell’avversario. “Il portiere è un ruolo affascinante, pieno di aspettative. Aspettative da parte dei tifosi, dei tuoi compagni, degli attaccanti avversari che cercano un tuo errore'' ha spiegato l’ex portiere del Napoli. ''Il mio ruolo parte da un duro lavoro per evitare di commettere quell’errore. Cercherò di portare la mia esperienza a questi ragazzi: quando andavo a piedi a fare gli allenamenti, c’erano tanti ragazzi che mi seguivano curiosi. Il calcio è uno strumento che ti può avvicinare molto di più ai giovani e, attraverso questo sport, si possoni anche realizzare i tuoi sogni”. 

Il direttore di Nisida, dopo una domanda di una ragazza del liceo Parini di Barzanò, ha spiegato la giornata tipo del carcere minorile. “I ragazzi si svegliano alle 7 di mattina, rifanno la stanza e fanno colazione. Alle 8.30 frequentano la scuola. Contemporaneamente partono alcuni laboratori in cui ogni giovane viene orientato con l'aiuto dell'educatore. Dopo pranzo, partono i laboratori che lavorano sul sé che permettono ai ragazzi di lavorare sulle vittime dei reati. Inizialmente, il tempo libero coincideva con la partita di pallone. Con il tempo però abbiamo iniziato a introdurre altri sport, come il rugby la pallacanestro. Alle 19.30 le stanze vengono chiuse, mentre a mezzanotte vengono spente luci e le televisioni”.
Lavorare con ragazzi che vanno dai 14 ai 25 anni non è facile. Guida però non ha perso la speranza ed è evidente la sua volontà di rimettersi in gioco, sempre al servizio degli altri. “La bellezza dei nostri ragazzi non è quella estetica, quella effimera. Il nostro lavoro cerca di concentrarsi su quella interiore. Ciò che mi lasciano i ragazzi è la speranza. In questi 24 anni, posso guardarmi alle spalle e vedere tanti giovani che ce l'hanno fatta".

Michele Erba

Michele Erba, insegnante del Liceo Parini nonchè fra gli organizzatori dell'iniziativa, ha ringraziato gli alunni che, anche in questa occasione, hanno contribuito con tante domande alla riuscita dell’evento. “La voglia è quella di continuare anche dopo Natale sempre con la stessa modalità. Comunicheremo a breve anche gli ospiti del prossimo evento'' ha spiegato il docente.
B.V.
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