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Scritto Lunedì 21 dicembre 2020 alle 18:38

Annone, crollo del ponte: proprietà incerta, assenza del progetto e degrado dovuto ai mezzi pesanti in transito. In Aula il presidente della commissione ministeriale

''La proprietà del ponte? E' un tema spinoso. Non c'è alcuna certezza su questo punto''. A confermare uno dei maggiori dubbi nella delicata vicenda che riguarda il cavalcavia di Annone, crollato sotto il peso di un autoarticolato il 28 ottobre 2016, è stato l'ingegner Pietro Baratono, ascoltato quest'oggi nell'ambito del procedimento penale che riguarda la tragedia costata la vita al civatese Claudio Bertini.
Sua l'ultima audizione dell'udienza svoltasi stamani nell'auditorium della Camera di Commercio di Lecco, dove il presidente della commissione d'inchiesta disposta all'indomani della tragedia dall'allora ministro Graziano Delrio, ha presentato le risultanze dell'indagine svolta, rispondendo alle domande del procuratore facente funzioni, Piero Basilone, chiamato a sostituire il collega e titolare del fascicolo, Andrea Figoni, impossibilitato a presenziare poichè in quarantena causa Covid.

La tragedia avvenuta il 28 ottobre 2016 sulla SS36 costata la vita a Claudio Bertini

Si è partiti proprio da uno dei temi cardine della questione, ovvero la titolarità del cavalcavia a scavalco della SS36 che separa Annone da Cesana Brianza. ''Noi sosteniamo che siccome Anas ha svolto una serie di lavori sul ponte, se lo sentisse proprio. Ma non c'è nessun atto ufficiale che ne attesti la proprietà'' ha detto l'ingegner Baratono, citando un atto di trasferimento mai approvato che avrebbe dovuto sancire il passaggio della struttura dalla Provincia ad Anas appunto.
Dalla documentazione raccolta presso i due enti ed esaminata, sarebbe infatti emerso un presunto e previsto trasferimento, con la titolarità che avrebbe dovuto passare dall'ente provinciale alla società viabilistica, nell'ambito di alcuni lavori in programma - ma di fatto mai effettuati - per l'innalzamento del ponte. Pertanto una formale titolarità della struttura non è attribuibile a detta del professionista, che ha invece confermato come fosse la Provincia (di Como prima e di Lecco poi) ad occuparsi della gestione della sovrastruttura e dunque delle opere viabilistiche lungo la SP49.
Ma non si tratta dell'unico aspetto mancante. La commissione non è nemmeno riuscita ad acquisire agli atti il progetto poichè non si è mai trovato; si suppone però, sia databile tra il 1960 e il 1962 a giudicare da altri documenti individuati.

L'ingegner Pietro Baratono, presidente della commissione d'inchiesta sul crollo del ponte

Rispondendo alle domande formulate dalla pubblica accusa e a seguire dalle parti, il teste ha poi sviscerato un altro aspetto fondamentale della questione: il carico. Il manufatto di Annone - a detta appunto dell'ingegner Baratono - sarebbe stato realizzato per essere un ponte di seconda categoria, dunque inadatto al transito di trasporti eccezionali. La struttura mancava infatti di robustezza, anche se all'epoca la tecnica di realizzazione dello stesso era molto utilizzata, come dimostrano i tantissimi cavalcavia nell'intero stivale che presentano le medesime caratteristiche.
A questo proposito sono oggi previsti a livello nazionale, una serie di interventi di demolizione e di ricostruzione degli stessi grazie a ingenti risorse stanziate dal ministero. ''Personalmente ho chiesto più volte di agire su questo aspetto'' ha detto Baratono, ricordando le molte lettere inviate all'attenzione di chi di dovere per sensibilizzare in merito alla problematica strutturale. ''Purtroppo nel nostro Paese si usa intervenire a tragedia avvenuta'' ha poi aggiunto, riferendosi al crollo del ponte di Annone e al Morandi di Genova. Due tragedie che avrebbero contribuito ad un'accellerata sulla questione, sia dal punto di vista normativo, sia degli interventi.
Tornando al cavalcavia annonese, lo stato di deterioramento dello stesso sarebbe stato ben visibile - sempre a detta del teste - già nel luglio 2016, dando uno sguardo alle immagini tratte da google maps. Sulla struttura, transitando in direzione Lecco, si poteva notare una leggera fessura in corrispondenza della ''seggiola'', che negli anni aveva subito un fenomeno di deformazione plastica, ''esploso'' poi quel maledetto 28 ottobre, quando il carico del mezzo Nicoli, poggiando sulla spalla del ponte, aveva causato il cedimento. Una deformazione, a detta dell'ingegner Baratono, dal carattere irreversibile, aggravatasi con il trascorrere del tempo avendo sopportato il transito di carichi eccessivi, e culminata con l'espulsione del copriferro. Non è nemmeno escluso - sempre a detta dell'ingegner Baratono - che il manufatto sia stato sottoposto ad una sorta di fatica continua, con l'acciaio che, perse le sue caratteristiche, è finito per corrodersi.
Tornando a quel maledetto 28 ottobre 2016, il crollo sarebbe anche imputabile al ''mancato coordinamento tra Anas e Provincia, dovuto appunto all'incertezza sulla titolarità della struttura''. Quel che è certo è che - nonostante la presenza dei cantonieri dei due enti e della Polstrada di Seregno - nessuno ha pensato di inibire il traffico pesante, consentendo il transito all'autoarticolato Nicoli.
Venendo infine al tema dei permessi, in capo alla Provincia di Bergamo, l'indagine ministeriale avrebbe portato alla luce l'assenza di un'istruttoria tecnica svolta dall'ente, che ha rilasciato il permesso all'azienda il giorno successivo alla richiesta, senza trasmettere nulla agli altri enti coinvolti a livello viabilistico. Nella documentazione mancava anche la prescrizione di una scorta tecnica che a detta di Baratono sarebbe stata necessaria, così come necessario era il transito del mezzo pesante al centro della carreggiata così da ripartire equamente sulla struttura il peso del carico. Tuttavia il ponte, già deteriorato, sarebbe probabilmente crollato anche a queste condizioni.

A questo proposito stamani è stato escusso anche Davide Tebaldi, socio di un'impresa alla quale si era rivolta Nicoli per la compilazione della pratica relativa all'autorizzazione al transito. Un'audizione che in realtà nulla ha aggiunto ai fini dell'istruttoria; dopo aver inizialmente disconosciuto la propria firma da una memoria depositata in Procura, il teste infatti non ha saputo entrare nel merito della questione, affermando che all'epoca dei fatti era stato un collaboratore a gestire i rapporti con Nicoli.
Si torna in Aula il prossimo 25 gennaio per l'audizione dell'ingegner Marco Di Prisco, consulente della pubblica accusa. Non è escluso, come ha anticipato il giudice Enrico Manzi, che si cercherà una nuova location alternativa alla Camera di Commercio che rispetti le normative anti Covid e consenta ai legali di consultare la corposa documentazione contenuta nel fascicolo d'indagine a carico di Angelo Valsecchi e Andrea Sesana (Provincia di Lecco), Giovanni Salvatore (ANAS) e Silvia Garbelli (Provincia di Bergamo) ai quali vengono contestati - a vario titolo - i reati di lesioni, disastro colposo, crollo di costruzioni e omicidio colposo.
G.C.
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