Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie.
ACCETTA
  • Sei il visitatore n° 263.303.023
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
bandi e concorsi
cartoline
Scritto Giovedì 31 dicembre 2020 alle 13:52

Un presepe nuovo

La viglia di Na
Benvenuto Perego
tale, in vacanza dall'asilo, una delle mie nipoti ha trascorso a casa mia il pomeriggio per via degli impegni dei genitori: ero molto felice di ospitarla perché è un vero conforto averla vicina. Poiché però vivo solo, la casa era "un poco" in un disordine che la creatività della piccola ha pensato bene di... riordinare. Ed ecco che, liberato un po' di spazio, mi ha detto: "Nonno perché non fai il presepe? Dai, ti aiuto io!".
Per la verità, sono tre anni che non faccio più il presepe nel mio appartamentino. La ragione è che era mia moglie ad arredare il piccolo paesaggio fatto di un cielo colmo di stelle, di una capanna e dei pastori che si affollavano attorno ai tre personaggi più importanti. Però amo questa mia nipotina, che il prossimo settembre inizierà a frequentare la scuola primaria, e mai avrei osato dare poca importanza alla sua proposta.
Così le ho strizzato l'occhio come le piace vedermi fare, e insieme siamo saliti per la ripida scala che porta in solaio. Là - in un punto che ben conosco, tra ragnatele impolverate e nidi di vespe disabitati da tempo - ecco, coperto da un telo, il grande scatolone del presepe. La bimba mi aveva seguito timorosa nella luce fioca e non poteva vedermi sorridere al pensiero di quanto somigli a un uccellino contento dei primi battiti d'ali "da grande".
Portato l'ingombrante scatolone in casa, l'abbiamo aperto e ho subito riconosciuto la cura con cui la mano di mia moglie aveva ben imballato tutto l'occorrente; ne usciva un leggero profumo di muschio secco. Forse è stato per rompere il silenzio in cui ero caduto che la piccola mi ha detto "Che bello che facciamo il presepe, nonno; perché non volevi farlo?", e subito dopo: "Ma perché Gesù nasce di nuovo se è già nato l'anno scorso?". E ancora: "Perché Gesù è sempre povero? Suo papà e sua mamma non lavorano?". Sono domande che non mi ero mai posto certo non mi sarei mai aspettato che me le ponesse mia nipote.

La prima risposta era scontata, e le ho detto la verità: che io sono solo e siccome il presepe è specialmente per le famiglie e soprattutto per i bambini avevo smesso di farlo. Lei ha replicato immediatamente: "Ma nonno, non è mica un gioco!", e siccome aveva ragione sono rimasto in silenzio mentre scartavo il contenuto della scatola passandolo a lei perché posizionasse ogni cosa sulla mensola. Ma mentre tacevo mi pareva di vedere la nipote mentre mi porgeva un fiammifero acceso con cui accendere il fuoco sotto una catasta simile a quella che avevo preparato nell'orto con gli scarti della potatura.
Era legna ancora verde, anche con le spine, difficile da far bruciare. Somigliava forse alla mia fede poco profonda, eppure non potevo deludere l'entusiasmo della nipotina e, seppure impacciato, con spirito paterno le ho detto che il Natale è il ricordo di un grande avvenimento. Per quello il presepe si fa ogni anno, per ricordarci tutti - facendo una grande festa - la nascita di Colui che ci ha detto come cambiare in meglio il genere umano. Quella nascita era stata promessa sin dall'inizio dei tempi ed è arrivata grazie a una giovinetta di nome Maria e a un "papà" chiamato Giuseppe.
Mentre lo dicevo, consapevole del mistero che avvolge quel "papà", ho preso la statuina che lo raffigura e mi sono accorto che si era rotta. Si poteva forse incollare ma ho convinto la piccola ad andare a comprarne una nuova, anche perché Giuseppe mi è sempre stato simpatico e fin da bambino ho avuto dei dubbi sulla sua figura di vecchio barbuto, tant'è vero che l'ho sempre messo molto, molto vicino al suo Gesù e mai in ombra.

Ci siamo incamminati verso il negozietto dove avremmo preso non solo Giuseppe ma anche Maria e il Bambinello, e ho continuato a parlarle di quell'uomo di fede e bravo falegname, che sarebbe restato nella storia come obbediente, umile e silente custode dell'incarnazione del figlio di Dio. Mentre lo dicevo la bambina mi fissava con quei suoi occhi che cullavano il sorriso, chissà se soddisfatta o meno dai miei paroloni. Nel negozio c'erano poi altre cosette che l'hanno distratta (e il nonno non le ha detto di no... anzi ha detto: "Va bene te, le porterà Gesù bambino", quasi credendoci ancora a propria volta).
Mentre osservava tutte le cose belle sugli scaffali ho passato le dita tra la nuvola morbida dei suoi capelli, un po' preoccupato all'idea di come rispondere alle sue tante domande io, che sono adulto e che per età e credo religioso dovrei essere in grado di darle certezze e non "dubbi". Ma occorre innalzarsi all'altezza dei bambini, e accettare di dar fuoco a... quella catasta di rametti verdi.
Poco dopo il rientro a casa, note natalizie arrivavano dalla strada: era la slitta di Babbo Natale con cui gli Alpini stavano consegnando i doni. Proprio sotto le nostre finestre risuonava "Tu scendi dalle stelle" e a quel canto la piccola quasi con sofferenza ha commentato: "Poveretto, che è nato in una stalla" ed ecco che la mia esitazione è diventata vero smarrimento. Ma stavamo completando il presepe e allora, carico di speranza come quel fuoco di rametti verdi in cui il fumo diminuisce quando aumenta la fiamma, ho deciso di lasciar perdere i dubbi. Ho guardato la statuina del "nuovo" Giuseppe, giovane e senza barba, trovando un pizzico di incoraggiamento.
Non so cosa ho detto di preciso, ma più o meno le ho parlato così: "Certo, Giuseppe poteva urlare, chiedere aiuto per sua moglie che stava per avere un figlio, ma lui non aveva paura perché Dio gli aveva mandato in sogno un angelo per dirgli di non temere". A queste parole la piccola ha smesso di aiutarmi con le statuine e i suoi occhi si sono fatti scuri e increduli. Credo che - nonostante sia solo una bambina - stesse pensando all'umana cattiveria verso quel bambino che nessuno voleva aiutare, verso quella giovane donna che e stava per partorire e che non suscitava in nessuno un po' di compassione. Allora le ho spiegato che anche oggi è difficile, per la maggior parte della gente, aiutare uno sconosciuto.
Parlarle così mi mortificava come essere umano e come cristiano ma purtroppo era la verità: soccorrere una persona sofferente non è cosa comune nel nostro mondo proprio come nella Betlemme di allora: figuriamoci, due giovani, una futura famiglia che si è messa in viaggio per obbedire a un obbligo di legge? E poiché mi era difficile rispondere mi sono concentrato ancora sul presepe.

La piccolina pareva delusa ma io la guardavo con fierezza, perché anche se non conosce ancora la parola "solidarietà", sa perfettamente cosa essa significhi. Intanto pensavo alla nascita in una stalla e a come le assi della mangiatoia siano connesse le une alle altre in forma di croce. È una cosa che ho sempre fatto fatica a capire, questo fondersi insieme di umiltà, povertà, sofferenza, dono e pienezza. E mi sono accorto che il solo pensare a quella realtà è troppo per una bambina... e anche per un nonno.
O forse no... perché è vero che nascere in una stalla semina sgomento, ma il Natale è un mistero di gioia, e allora come potevo far tornare nella mia nipotina l'entusiasmo per Betlemme, la stella cometa, gli angeli che cantano e l'incantesimo del presepe? Come spiegarle che anch'io a volte dubito che sia realmente accaduto un evento così umiliante... un disegno d'amore così grande? E che tutto - dopo la semina della "buona novella", le parabole e i miracoli - sarebbe sfociato in un tradimento? In una umana "sconfitta"? come parlarle poi della Resurrezione?
La risposta me l'ha data lei, come era ovvio che fosse: fissandomi come un'orchestrale che nello stesso tempo guarda la partitura e il direttore, mi ha sussurrato: "Nonno lo sai cosa facciamo? Vicino al presepe mettiamo la mia casa della Barbie. La mettiamo lì così se vogliono possono usarla! Dai nonno! Facciamo vicino a quello vecchio un presepe nuovo, con i miei giocattoli: ti va?". "Geniale", ho risposto.

Ho percepito un'emozione difficile da descrivere, simile all'ascoltare una sinfonia dal vivo il cui quadro centrale era rappresentato da un presepe "nuovo", in cui una storia antica e carica di speranza si trasforma nel battito di un cuore che ama. Una musica in cui tutto si esprime attraverso emozioni che commuovono grazie alla spiritualità che può scaturire da una fantasia bambina che - anche quando non comprende il mistero - alla fine lo supera.

Benvenuto Perego
© www.merateonline.it - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco