Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie.
ACCETTA
  • Sei il visitatore n° 262.485.584
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
bandi e concorsi
cartoline
Scritto Lunedì 25 gennaio 2021 alle 08:10

Didattica a distanza, cosa significa per te? Ci rispondono le ragazze del Greppi

Vivere la scuola dallo schermo di un pc, non poter condividere le quotidiane relazioni con i compagni e le compagne di classe e soprattutto con gli insegnanti. Quello imposto dalla pandemia da Covid e dalle conseguenti restrizioni anti contagio, è un modo di fare scuola completamente lontano da quello al quale eravamo abituati.
La didattica non si è quasi mai interrotta, ma l'attività ordinaria ha lasciato il posto all'insegnamento ''a distanza'', che tanto ha fatto discutere, soprattutto nelle ultime settimane. In tutta Italia alunni e docenti sono scesi in piazza, tavolta manifestando all'esterno delle scuole per far sentire la propria voce e ribadire che il prezzo che i ragazzi stanno pagando è troppo alto, soprattutto in termini di relazioni sociali.
Ma fra tante critiche, c'è chi riesce anche a cogliere l'aspetto positivo: perchè in fin dei conti, bisogna saper apprezzare anche il buono, se c'è, in ogni situazione.
Di seguito proponiamo alcuni pareri sulla DAD - l'ormai nota didattica a distanza - che abbiamo raccolto fra le studentesse dell'istituto superiore Greppi di Monticello, proprio nella giornata che segna il rientro parziale in classe, di molti di loro:

DAD: tematica che sentiamo ormai spesso da diversi mesi a questa parte, ma forse non sempre trattata con il giusto peso e serietà. Sono una studentessa dell'Istituto Greppi, frequento il terzo anno del liceo delle scienze umane e durante il primo lockdown e da tre mesi sto, come moltissimi studenti del nostro Paese, studiando in didattica a distanza, tramite mezzi molto efficienti e utili che ci consentono di apprendere e formarci. Tutto questo, nonostante sia gestito dal mio istituto con la massima serietà e attenzione, non ha nulla a che vedere con la scuola nella sua accezione più ampia. Scuola, infatti, non è una trasmissione passiva di informazioni, non è una spiegazione frontale, non è quella davanti ad un computer e non è così spersonalizzata. Scuola è altro, molto altro: è formazione della nostra persona in tutti gli aspetti, è mettersi in discussione, domandare, cercare di comprendere la grande quantità di nozioni e farla nostra ad un livello più alto, è crescita e maturazione, è socialità, è stare con gli amici e condividere questo percorso con loro, è avere un confronto con gli attori della stessa scuola, ossia con i compagni e con i docenti. E' questo che manca, che sento come svanito, che è stato tolto a me e agli studenti. Le parti interessate in questa modalità nuova di apprendimento, docenti e alunni, danno sicuramente il massimo per farla funzionare, ma non possiamo pretendere che sia una didattica completa, poiché ha mancanze nell'ambito relazionale, il quale ha un'importanza particolare e un peso nel percorso formativo di una persona.
La scuola, come emerso dalle molteplici manifestazioni che hanno avuto luogo in queste ultime settimane, è stata messa da parte, abbandonata quando è, invece, un'istituzione fondamentale per l'istruzione in senso stretto, ma anche per formare noi giovani, gli adulti di un domani. Un augurio che faccio a tutti noi è quello di tornare il più presto possibile a crescere in classe, tra i banchi e le mura della nostra scuola, ove, in qualche modo, ci sentiamo a casa.

Mayra Bottaro
classe 3SA - liceo delle scienze umane

Siamo cinque ragazze della classe 1°LB dell'Istituto superiore Alessandro Greppi di Monticello e, in quanto tali, vorremmo esprimere le nostre opinioni riguardo al periodo di Didattica A Distanza che stiamo affrontando.
Tutte noi pensiamo che un aspetto positivo della DAD sia la comodità poiché, innanzitutto, non vi è la necessità di prendere mezzi di trasporto e ciò permette di risparmiare molto tempo ed evitare il rischio di contagio a causa degli assembramenti. Inoltre, rimanendo a casa, abbiamo il vantaggio di svegliarci più tardi rispetto a quando andiamo a scuola, in quanto basta accendere il computer per partecipare alle lezioni. Nelle nostre abitazioni, inoltre, è anche possibile non indossare la mascherina e non aprire le finestre, regole obbligatorie in classe dovute agli spazi limitati di cui essa dispone.
Alcune di noi però non riescono ad intervenire durante la didattica a distanza perché hanno timore di interrompere la lezione e di disturbare la spiegazione e lo stesso si può dire per quel che riguarda la comunicazione e la socializzazione, rese difficili dalla mancanza di contatti diretti.
Per quanto riguarda, poi, l'attenzione, le opinioni sono soggettive: vi è chi, rimanendo a casa, riscontra una maggiore concentrazione perché meno distratto, mentre vi è chi, frequentando la scuola in presenza, riesce a seguire più facilmente le spiegazioni. Un fattore sicuramente positivo, nel nostro caso, che può incidere sulla capacità di partecipare all' attività didattica, è la durata delle lezioni - 45 minuti - in quanto abbiamo pause regolari, che ci permettono di alleggerire la giornata. D'altro canto però diverse volte gli insegnanti non rispettano le scansioni orarie, impedendoci così di allontanarci dallo schermo per riposare la vista, messa a dura prova, come la postura e il mal di testa, da questo modo di apprendere e studiare.
Numerose sono anche le difficoltà legate alla connessione perché vi sono complicazioni di comunicazione tra insegnanti e studenti: l'audio e le videocamere non sempre sono funzionanti e capita che alcuni ne approfittino mentendo sulla reale situazione dei loro dispositivi. In quanto linguiste, poi, riteniamo arduo apprendere nuovi vocaboli, soprattutto quando è necessario riportarli per iscritto.
Un altro aspetto positivo, però, è il lavoro di gruppo proposto dagli insegnanti, grazie al quale stiamo riuscendo ad acquisire maggiore confidenza fra di noi, nonostante occupino anche alcune delle nostre ore extra-scolastiche.
Secondo noi ritornare a scuola vista la condizione attuale, sarebbe una decisione pericolosa e precipitosa perché, a causa dell'elevato numero di contagi, la situazione è ancora troppo instabile. Dal nostro punto di vista le soluzioni che ci permetterebbero di frequentare le lezioni in sicurezza sarebbero le seguenti: vaccinare gli insegnanti, soggetti principalmente a rischio, tracciare i contagi, eseguire tamponi settimanalmente, aumentare le tratte dei pullman e areare le aule, spesso di dimensioni troppo piccole rispetto al numero di studenti, con sistemi artificiali. Siamo però consapevoli del fatto che, ora come ora, tutto ciò sia complicato, perciò, siamo disposte a rimanere in DAD finché sarà necessario.

Arianna Cosi, Francesca Mascaro, Mirta Palma, Sonia Scumaci, Michela Serratore
classe 1LB - indirizzo linguistico



"Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla." (Martin Luther King)

Questa frase rappresenta la situazione che il mondo intero sta vivendo: ognuno di noi si è improvvisamente trovato catapultato in una dimensione surreale fatta di dolore, angoscia e persone senza volto, pur non avendone colpa. Ci è stato richiesto un grande sacrificio: libertà, abitudini, affetti... tutto è stato ridimensionato. In parte è stato imposto a noi ragazzi di rinunciare alla nostra adolescenza, che è fatta di risate con gli amici, abbracci e lezioni tra i banchi.
È chiaro, quindi, che anche la scuola abbia incontrato delle difficoltà nell'adattarsi a questo momento particolare, dove tutto sembra incerto e in continuo cambiamento. È stata trovata una soluzione temporanea, la DAD, un metodo educativo alternativo alle lezioni in presenza, che ha i suoi vantaggi e, purtroppo, anche i suoi svantaggi.
La principale problematica della Didattica a Distanza è la mancanza di interazione sociale tra compagni e professori, essenziale per la crescita di noi studenti e fondamentale soprattutto per i docenti al fine di poter individuare eventuali difficoltà legate all'apprendimento. Il contatto visivo diretto tra alunno e docente, inoltre, richiama all'attenzione coloro che tendono a distrarsi frequentemente e rende la lezione avvincente, mentre la consapevolezza di non essere supervisionati provoca distacco tra insegnante e ragazzi. Anche i problemi tecnici, che colpiscono gli alunni così come i professori, contribuiscono ad ostacolare l'apprendimento. Infatti, nonostante questa situazione di emergenza si stia prolungando da diversi mesi, sono tuttora frequenti le criticità relative alla connessione Internet piuttosto che al malfunzionamento dei dispositivi.
Inoltre, la DAD ha causato complicazioni anche al di fuori della sfera prettamente didattica: una di queste è il disagio fisico legato alla notevole quantità di tempo speso davanti al computer. I mal di testa sono all'ordine del giorno e tutto il nostro corpo sembra essere in letargo. In aggiunta, la mancanza di stacco tra ambiente scolastico e ambiente domestico estende questo disagio anche alla sfera emotiva. Rimanendo a casa viene limitato il piacere di prepararsi e prendersi cura di sé: non è raro, infatti, indossare un pigiama a pois e dei pantaloni a righe per collegarsi in video lezione. Questo provoca la perdita di una certa quotidianità, con la conseguente privazione di quella routine che, seppur talvolta monotona, era comunque parte integrante della vita di tutti i giorni.
In seguito al DPCM del 15 gennaio molti genitori, non più in grado di sopportare il nostro malessere, hanno iniziato a mobilitarsi, firmando petizioni per promuovere il ritorno a scuola entro la fine del mese. Anche molti ragazzi si stanno muovendo nella stessa direzione; vi sono però alunni che, al contrario, nonostante le difficoltà della DAD, preferiscono proseguire in questa modalità sino a che le garanzie di sicurezza non siano maggiori. Come disse Martin Luther King, infatti, se vogliamo che la situazione migliori, dobbiamo essere disposti ad agire per cambiarla. Tornare a scuola adesso significherebbe azzerare tutti i sacrifici affrontati fino ad ora. Quindi siamo disposti a fare "buon viso a cattivo gioco", sottolineando i lati positivi della DAD.
Il primo tra questi è la possibilità per gli studenti di continuare, seppur in modo differente, il loro percorso di studi, impedendo così ritardi irreparabili e lacune incolmabili. Un altro beneficio della DAD è l'aumento delle ore di sonno e l'abolizione del risveglio brusco alle 6 del mattino per raggiungere di corsa la fermata del pullman. Il comfort della dimensione domestica non offre solo un risveglio più sereno, ma anche la possibilità di soddisfare le proprie necessità senza attendere il suono della campanella, di gioire dei propri successi, così come di nascondere sentimenti di amarezza o dispiacere. Un altro enorme vantaggio è dato dal fatto che possiamo seguire le lezioni pur non essendo nel pieno della forma fisica. Se siamo indisposti, trovandoci a casa, abbiamo accesso a tutto ciò che serve per stare meglio, come una coperta o una bevanda calda. Questa opportunità limita, quindi, il numero di ore perse dagli alunni e facilita per quest'ultimi il processo di recupero dei materiali didattici. Inoltre, non essendo in contatto con persone esterne al nucleo famigliare, non è necessario l'utilizzo della mascherina, obbligatorio invece durante le lezioni in presenza.
I lati negativi della Didattica a Distanza sembrano sovrastare quelli positivi e sicuramente il rientro in classe sarà complesso, ma questa modalità ha un inconfutabile punto a suo favore: la sicurezza. Non sappiamo, in effetti, se la DAD sia il modo migliore di contrastare la diffusione dei contagi, ma per ora è tutto ciò che noi adolescenti possiamo offrire.
Dobbiamo avere ancora un po' di pazienza ed anche noi, come Dante, dopo che avremo attraversato questa pandemia "infernale", con una maggiore consapevolezza dei nostri limiti e delle nostre capacità, potremo uscire "...a riveder le stelle".

Beatrice Falsetta, Eleonora Pozzi, Eleonora Priori, Emilia Vendola, Ginevra Brognoli
classe 3LB- indirizzo linguistico


Non amo sentire le persone che definiscono il duemila e venti come un anno sfortunato, per me il duemila venti è stato un anno di novità e cambiamenti inaspettati, a cui tutto il mondo si è dovuto adeguare faticosamente. Il Covid, purtroppo, fa parte delle novità negative e ha portato a cambiamenti in tutta la società, cambiamenti nelle persone e nel loro stato d'animo. Una trasformazione importante è avvenuta nell'istituzione scolastica, la quale, a seguito di tale situazione di emergenza, si è dovuta adeguare operando tramite la didattica a distanza, la così detta DAD. Alla DAD sono stati attribuiti diversi aggettivi, come "fallimento", "spreco", "perdita di tempo" detti da persone che forse la DAD non l'hanno mai fatta e non hanno provato tale esperienza tanto quanto noi studenti e insegnanti, gli unici in diritto di esprimere un giudizio dopo quasi un anno che viviamo in tale situazione. A mio parere la didattica a distanza non è un fallimento, come tutte le cose e come la didattica in presenza ha dei lati positivi e dei lati negativi, ma è sempre più comodo giudicare e trovare i difetti nella novità, nella diversità, rispetto al vecchio. Ad esempio, La DAD è stata definita spesso un fallimento, un insegnamento precario in cui gli studenti non imparano ma passano le ore a giocare con il telefono invece di ascoltare. Ebbene da studentessa mi sento un po' offesa perché, è vero, gli studenti spesso si perdono usando il telefono, ma sta all'intelligenza dello studente, alla responsabilità dello studente ascoltare e non perdersi l'occasione di essere istruito, dunque non è la didattica a distanza a distrarre i ragazzi, sono i ragazzi a lasciarsi distrarre. Imparare dietro ad uno schermo è di certo diverso rispetto ad imparare in presenza, a tutti manca vedere le facce delle persone, ma questo non fa di noi dei robot, l'apprendimento e la conoscenza possono avvenire in qualsiasi contesto, l'uomo può conoscere guardando fuori dal finestrino, camminando per strada, come ascoltando contenuti che provengono da uno schermo, dietro cui è celato sempre e comunque un essere umano, un essere pensante. Non è stata la DAD a privare agli allievi delle relazioni sociali con i compagni, è stato il covid, e di fronte ad una pandemia globale non esistono le relazioni sociali con i compagni, non esiste l'importanza della scuola, esistono i centinaia di morti che ogni giorno vengono riportati dai bollettini medici, proprio come le guerre che raccontavano i nonni. Esiste la sicurezza, esiste la paura di andare a scuola, il terrore di essere contagiati e mettere in pericolo la vita dei propri nonni o genitori. Questo esiste, esistono le persone, gli umani, che anche dietro ad uno schermo rimangono tali, rimangono persone che hanno perso parenti, rimangono persone che non hanno visto per mesi, i loro genitori dottori che facevano ore ed ore di lavoro all'ospedale per salvare le vite. Lo schermo non elimina gli insegnanti che amano il loro lavoro e nonostante la frustrazione di vedere bollini al posto di facce o le continue critiche ricevute, perseverano nell'insegnare con la stessa passione che hanno sempre manifestato. Quindi perché svalutare continuamente il lavoro di allievi, insegnanti che non hanno mai spesso di svolgere il loro lavoro? Perché ci ostiniamo a spingere per tornare in presenza, mettendo a rischio la salute di tutti?
Tutti vogliamo tornare, dare alla didattica a distanza l'etichetta di "ricordo", ma solo in sicurezza e in tranquillità, e quando questo sarà possibile, non ci sarà più felicità più pura della nostra.

Eleonora Sassi
classe 5SA - liceo delle scienze umane

© www.merateonline.it - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco