Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie.
ACCETTA
  • Sei il visitatore n° 263.296.166
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
bandi e concorsi
cartoline
Scritto Giovedì 04 febbraio 2021 alle 13:25

Sirtori: la scuola ai tempi del Covid e la DAD i temi principe dell’evento online di RiFuGio

La didattica a distanza è diventato uno dei temi più caldi al centro del dibattito pubblico, riportando al cuore dell’attenzione l’istruzione e la formazione di bambini e ragazzi nel nostro Paese. La tematica è stata affrontata ampiamente nel corso di una serata appositamente pensata dai ragazzi di Ri.Fu.Gio di Sirtori per riflettere sulle caratteristiche e le conseguenza della DAD, nella serata di mercoledì 3 febbraio in una diretta Facebook, coinvolgendo anche insegnanti e studenti, direttamente toccati da questa nuova modalità di fare scuola.

Presenti all’evento sono stati anche i rappresentanti della Consulta Provinciale degli Studenti (CPS), un organismo istituzionale di rappresentanza degli studenti della scuola secondaria di secondo grado del lecchese, che in questi ultimi mesi hanno vissuto in prima persona alcune delle difficoltà attraversate dagli studenti propri coetanei e che si sono fatti portavoce dei disagi e delle esigenze del corpo studentesco nell’implementazione della didattica a distanza.
A moderare l’evento sono stati quindi i ragazzi dell’associazione sirtorese, portando di volta in volta un tema specifico di dibattito su quella che è stata la modalità più diffusa di fare didattica sia nel primo che nel secondo lockdown. Una delle voci più attive nel corso della serata è stata sicuramente quella del presidente del CPS, Valeria Mari, la quale più volte ha ribadito che innanzitutto la DAD non è mai stata vista come un modello che potesse sostituire la didattica in presenza, ma che anzi nel corso dell’inizio di questo nuovo anno scolastico si è modernizzato il dibattito sulla scuola grazie all’introduzione e alla diffusione del concetto di Didattica Digitale Integrata (DDI).
La didattica a distanza ha infatti sicuramente dimostrato di avere dei difetti insuperabili, come ad esempio la minore capacità di coinvolgimento, l’impossibilità di svolgere attività laboratoriali, il minor controllo da parte dei docenti, le difficoltà tecniche legate all’audio, alla grafica e alla minore fruibilità dei contenuti esposti, ma ha sicuramente velocizzato il processo di digitalizzazione necessario per un sistema scolastico competitivo e integrato nella realtà sempre più dinamica in cui siamo inseriti.
“Qui al nord ci siamo comunque mossi abbastanza bene e in modo omogeneo per far fronte all’adozione repentina della DAD, e si è visto anche un impegno concreto degli istituti nel tentativo di raggiungere tutti gli studenti che non erano dotati dei dispositivi necessari per seguire le lezioni a distanza, ad esempio ricorrendo al comodato d’uso” ha spiegato la giovane, “È però ugualmente vero che in alcune realtà del sud o centro Italia la risposta non è sempre stata altrettanto efficace, spesso i fondi necessari per comprare i nuovi dispositivi non sono arrivati e alcuni studenti hanno dovuto continuare a fare lezione in condizioni difficili. Sicuramente una nota positiva a mio parere è stata la decisione di privilegiare il ritorno in presenza delle classi prime e delle classi quinta delle superiori, le fasce d’età che probabilmente più di tutte avevano bisogno di mantenere un minimo di continuità didattica. Infine, con dispiacere devo rilevare la crescita negli ultimi mesi di un fenomeno di hating e disprezzo contro l’ex ministro Lucia Azzolina, il quale ha ostacolato spesso la nascita di un clima costruttivo di collaborazione con il MIUR e ha invece favorito il rifiuto di molti studenti ad essere coinvolti nella risoluzione dei problemi che li hanno toccati in prima persona”.
Sulla stessa lunghezza d’onda in materia si sono posizionati poi anche gli altri rappresentanti della Consulta, come ad esempio il segretario, Federico Cazzaniga, che ha illustrato l’attività di raccolta dati mediante sondaggio, per conto della stessa Provincia di Lecco, svolta dall’organo nell’ultima settimana di didattica a distanza per ottenere informazioni riguardo al tema dei trasporti, al contenimento del contagio all’interno degli istituti e alla situazione psicologica degli studenti delle superiori. I dati dimostrano effettivamente che i ragazzi non si sentono sicuri a bordo dei mezzi di trasporto ma che si sentono più tutelati tra le mura scolastiche, sottolineando ancora una volta il fatto che il problema principale del ritorno a scuola si concentra soprattutto sul modo in cui gli studenti raggiungono la scuola. Anche l’aumento del carico di lavoro e di studio che è stato dato ai ragazzi in nome del maggior tempo libero a disposizione grazie alla DAD non ha giovato al loro benessere psicologico, nonostante gli istituti si siano mossi quasi in modo solidale per sostenere il più possibile tutte le necessità dei propri studenti, anche di coloro con bisogni specifici dell’apprendimento.
Durante l’incontro sono poi intervenuti insegnanti e docenti che professano il proprio ruolo a tutti i livelli dell’istruzione, esponendo la loro percezione del problema per quanto riguarda gli effetti sia individuali che sociali della DAD, visibili soprattutto nella mancanza di disciplina, di attenzione e di capacità di concentrazione dei giovani che non hanno vissuto in presenza il passaggio dalle scuole elementari alle medie o da quest’ultime alle scuole superiori.
Con la didattica a distanza si perdono ad esempio alcuni elementi che sono parte integrante del processo di apprendimento, come ad esempio l’interazione fisica, il tono della voce, la vicinanza e il rapporto umano con i propri pari, ma viene anche a mancare quella che per molti ragazzi delle fasce sociali più deboli è una sorta di rifugio e di luogo sicuro, in cui possono entrare a contatto con gli altri in condizione di parità e in cui le possibilità, proprio perché l’educazione è un bene pubblico, sono esattamente le stesse per tutti. Anche a livello universitario, seppur il problema sia stato meno sottolineato, si sono create delle grandi lacune nel rapporto tra studenti e professori e, come ha spiegato lo stesso assessore alla cultura di Sirtori, Francesca Mauri, ha creato la percezione che chi siede sulla cattedra sia ancora più sfuggevole e lontano di quello che potrebbe sembrare in presenza.
Tutti gli interventi si sono comunque ritrovati su un’idea comune che è quella che spinge nella direzione di ripensare alla DAD non come a una situazione emergenziale ma come ad una realtà di fatto che presente vantaggi e svantaggi e che solo con la consapevolezza e la responsabilità può essere trasformata in uno strumento utile e di supporto all’istruzione tradizionale. La discussione è infine terminata sul tema dell’insufficiente preparazione dei rappresentanti d’istituto e sul sempre minore coinvolgimento degli alunni nei temi che li riguardano direttamente, un problema che non ha solo a che fare con la didattica a distanza ma che tocca la maturità e la coscienza di ciascuno studente.
M.B.
© www.merateonline.it - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco