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Scritto Domenica 07 febbraio 2021 alle 12:53

Casatenovo: aperta la mostra di sculture di 'Alberico' Fumagalli ispirate alla natura

Si è chiusa in questi giorni la prima settimana di esposizione della mostra “Radici”, a cura di Antonio Alberico Fumagalli, scultore originario di Valaperta e specializzato nella lavorazione delle radici di Robinia.

La mostra, originariamente programmata per il mese di dicembre, in concomitanza con l’omonimo tema della stagione teatrale del centro di ricerca e sperimentazione, è stata allestita proprio all’interno di Villa Mariani, grazie a una collaborazione dello scultore con la direttrice artistica del Teatro Irene Carossia. Sarà esposta secondo gli orari del centro dal lunedì al venerdì, per poi proseguire ancora per un mese dopo la riapertura ordinaria dei teatri.

Antonio “Alberico” Fumagalli coltiva la passione per la natura e le sue forme sin da quando era ragazzo, ed è a oggi un artista originale, scultore del legno di Robinia, chiamata anche pseudoacacia. E’ una pianta molto comune nei nostri boschi, dove cresce spontaneamente e rapidamente, difendendo il suolo dall’erosione, regalandoci ossigeno, ombra e grappoli di profumate infiorescenze, dalle quali le api traggono un pregiato e dolcissimo miele, e fornendoci, inoltre, un buon legname da ardere.

“Lo scultore, per passione e non per professione, va alla ricerca, nei boschi circostanti il suo bel paesello di Valaperta, dei più antichi ceppi della Robinia, quelli che hanno cessato di vegetare dopo aver dato ripetuta vita a nuovi pollini e nuovi fusti, a seguito del taglio periodico del bosco; ceppi che sono stati temprati e consolidati dal lento scorrere del tempo” si legge in un depliant di presentazione dell’artista, “interpretando l’anima delle solide e centenarie radici e assecondandone le forme e le contorsioni, lo scultore estrae con grande passione, impegno e abili mani d’artista, affascinanti raffigurazioni. Il ceppo della Robinia, considerato legno “povero”, quando è stagionato è in realtà legno “pregiato”, resistente e duraturo, difficile da lavorare ma che regala le più grandi soddisfazioni, proseguendo la vita fra le nostre mani.”.

Ed è proprio grazie a quest’interpretazione della scultura di Antonio che è nata l’idea della collaborazione con il centro sperimentale. Corrado Frigerio, amministratore di “Sei di Casatenovo se…”, gruppo Facebook che racconta le peculiarità del nostro territorio, ha creato il contatto tra lo scultore e la direttrice artistica: tra i due c’è stata immediatamente una forte sintonia e concordanza di pensiero, che ha portato a una collaborazione particolarmente gradita e prolifica.

“La cosa che mi ha colpito di più è stata proprio la concezione di scultura di Antonio: quando scolpisce, egli fa in modo che emerga l’anima della pianta, poiché essa fluisce da sé dalla radice e ciò che fa lo scultore è solo ripulire ciò che vi sta attorno” ha detto Irene Carossia, direttrice artistica del Teatro.

“Trovo inoltre che il suo lavoro sia un omaggio al territorio, un gesto di grande amore nei confronti di questo: la Robinia è tipica proprio dei nostri boschi e l’idea di dare una nuova vita alle sue radici si coniuga perfettamente con l’obiettivo del mio Teatro e il Parco delle Sculture, cioè di ricercare prospettive altre e di valorizzare la mano dell’uomo che incontra la natura, in due parole, ciò che facciamo noi e che fa anche Antonio è una profonda ricerca delle verità umane trasmesse attraverso l’arte.”.

Non a caso, i principali soggetti raffigurati sono proprio gli animali, insieme a un gran numero di presepi e composizioni religiose. Anche nella disposizione delle varie sculture sono emersi il gioco di incastri dell’uomo con la natura e l’inscindibilità di questo legame: “inizialmente pensavo di disporre le opere separate fra loro, ma erano loro stesse a chiedermi di essere posizionate vicine: era come se assumessero significato solo l’una in relazione all’altra” ha aggiunto Irene Carossia, parlando della disposizione proprio in platea delle raffigurazioni, in modo che accompagnino anche gli spettatori teatrali durante la visione di rappresentazioni sceniche: di nuovo, un evidente rapporto tra l’uomo e l’arte.

Tutto il ricavato della mostra, ovvero dalle vendite di opere, e della produzione di sculture in generale, viene poi devoluto in beneficenza: tra missionari valapertini, associazioni di Arcore e Operazione Mato Grosso, emerge allora ancora una volta il risultato della connessione dell’uomo con la natura, che si esprime in questo caso con la condivisione e l’aiuto reciproco, di cui, come sottolineato da Antonio Fumagalli e Irene Carossia, c’è sempre bisogno.
Giulia Guddemi
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