Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie.
ACCETTA
  • Sei il visitatore n° 263.693.800
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
bandi e concorsi
cartoline
Scritto Domenica 21 febbraio 2021 alle 12:22

C’è un giudice a Bolzano

Alex Schwazer
C'era una volta, al tempo del regno di Federico di Prussia detto il Grande, un mugnaio che di nome faceva Arnold di Sans-Souci. Aveva preso in affitto dal conte di Schietta il mulino in cui lavorava con passione, per mantenere la sua famiglia. Un altro nobile, il barone Von Gerdsorf, voleva costruirsi una peschiera personale e deviò il corso del fiume, che quindi non alimentò più le pale del mulino di Arnold.
Il mugnaio cercò appoggio dai concittadini, ma intimoriti dalla boria del potente se ne rimasero indifferenti. Si rivolse ai giudici del luogo, ma anch'essi, corrotti e proni al nuovo potere, girarono il volto dall'altra parte. Disperato, Arnold ricorse direttamente al sovrano, a Berlino, dove ottenne finalmente acqua per il suo mulino, giustizia per sé - i giudici corrotti furono incarcerati - e nuova dignità. Dalla sua storia, raccontata da Brecht ma, prima ancora, da Enrico Broglio che fu prima Ministro dell'Istruzione e poi dell'Agricoltura e dell'Industria, si ricava il detto calzante "c'è un giudice a Berlino".
C'era una volta un marciatore, campione olimpionico, dal nome germanofono lui pure ma italianissimo. Ha ottenuto giustizia, dal gip di Bolzano, per l'accusa infamante di doping che nel 2016 lo aveva screditato e tolto dall'agone. Le 87 pagine del gip Walter Pelino accertano "con alto grado di credibilità razionale che i campioni d'urina prelevati ad Alex Schwazer il primo gennaio 2016 siano stati alterati allo scopo di farli risultare positivi", perché c'è un giudice anche a Bolzano.
Chi ripaga Arnold e Alex delle ingiustizie subite? Chi ripaga le persone a loro vicine? I familiari che hanno sofferto, persino forse dubitato. Chi cancella le mezze parole ascoltate, il giudizio frettoloso degli stupidi, l'odio invidioso dei pusillanimi, la cattiveria dei baciapile?
È una pur magra consolazione il fatto che giustizia sia stata fatta, perché ci sono anni e occasioni che non tornano più. Non mi riferisco solo alle competizioni che Schwazer avrebbe potuto vincere, in questi anni trascorsi nelle aule di tribunale invece che sulle piste di atletica, ma alle passioni dei suoi tifosi, spente e messe in discussione, alle illusioni dei giovani che credevano in lui e che sono state spente da accuse che non erano vere. Ma il fango gettato sporca più le mani di chi lo tira che i vestiti di chi l'ha ricevuto, e il tempo è gentile con chi ha ragione.
A proposito: c'era una volta un preside a Merate e, ça va sans dire, c'è stato un giudice anche a Lecco.
Stefano Motta
© www.merateonline.it - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco