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Scritto Domenica 17 gennaio 2021 alle 10:14

Viaggio in Brianza/8: itinerario nella storia di Verderio e della famiglia Gnecchi Ruscone

In questa puntata di Viaggio in Brianza vogliamo portarvi alla scoperta di Verderio, la cui storia recente è legata a quella della nobile famiglia Gnecchi Ruscone, che intorno alla metà dell'Ottocento acquisì terre e ville nell'allora Verderio Superiore. Per quasi tutta la sua storia, infatti, Verderio è stato diviso in due comuni: Verderio Superiore e Verderio Inferiore. Dal 2014, in seguito alla legge sulla fusione dei piccoli comuni, i due paesi costituiscono un unico centro.
Secondo alcuni storici, Il nome Verderio, trarrebbe le sue origini, dal termine latino "viridarium", ossia giardino. Per altri, invece, deriverebbe da Veredi, nome di una razza di cavalli di origine spagnola, oggi scomparsi, piccoli e molto veloci, che venivano utilizzati ai tempi dei romani per la consegna della posta; è probabile che a quei tempi nel territorio di Verderio si trovasse una stazione di posta per il cambio dei cavalli.

Durante il Medioevo si hanno le prime prove documentali di Verderio. Si è ritrovato il nome di un certo Dalmazio da Verderio, uno dei primi cavalieri dell'Ordine dei Templari che, secondo dei documenti custoditi negli Archivi di Stato, morì nel 1149.
Del 1412 si ha un altro importante documento che sancisce la divisione del paese in Verderio de sora e de sotto, ognuno con la propria chiesa (non ancora parrocchie), entrambe dipendenti dalla pieve di Brivio. Durante un viaggio pastorale del 1571, San Carlo Borromeo decise l'istituzione di un'unica parrocchia con sede a Verderio Superiore. Questa decisione portò il malcontento degli abitanti di Verderio Inferiore, che per oltre due secoli videro la propria chiesa, intitolata a Nazaro e Celso, dipendente da quella di San Floriano a Verderio Superiore. Solo nel 1778 fu sancita la separazione delle due parrocchie.
Questo nostro itinerario interessa il territorio ex Superiore, dove presero dimora gli Gnecchi-Ruscone, cambiando il volto del paese con la costruzione di numerose opere.

LA FAMIGLIA GNECCHI RUSCONE
La famiglia Gnecchi Ruscone, originaria di Garlate, alla fine del Diciassettesimo secolo si era dedicata alla produzione della seta e aveva sviluppato questa attività nei due secoli successivi, portando la propria azienda a diventare, in particolare della commercializzazione del filato, una delle più importanti della Lombardia e, quindi, d'Italia.
La presenza degli Gnecchi a Verderio ebbe inizio nel 1842, quando Giuseppe di Carlo, figlio di Giuseppe Antonio Gnecchi e di Giuseppina Ruscone, ricevettero in eredità da uno zio, Giacomo Ruscone, i beni che questi avevano acquistato in loco da Decio Arrigoni a Verderio. Con l'eredità, i due fratelli acquisirono, dallo zio anche il cognome Ruscone; da allora si identifica questo ramo della famiglia con i due cognomi di famiglia.
La proprietà divenuta dei fratelli Gnecchi si estendeva sul territorio del comune meratese, comprendendo due vile i vari edifici rurali, oltre ad immensi terreni agricoli. La villa padronale, appartenuta anch'essa alla famiglia Arrigoni, era stata acquistata dallo zio Ruscone, dalle mani della famiglia Airoldi, che ne era diventata proprietaria nella prima metà del Diciassettesimo secolo.
Carlo Gnecchi Ruscone, nato nel 1816, scomparse nel 1886 senza lasciare alcun erede. Il 7 ottobre 1846 Giuseppe Gnecchi Ruscone sposò Giuseppina Turati, figlia del conte Francesco; dal matrimonio nacquero Francesco, Ercole, Amalia, Carolina, Antonio ed Erminia.

Giuseppe fu sindaco di Verderio del 1859 al 1889 e si adoperò molto per il suo paese insieme alla moglie: costruirono il cimitero ed anche l'asilo, che venne intitolato alla signora Giuseppina Turati. Nel 1888 gli Gnecchi acquistarono l'intera proprietà Confalonieri, entrarono così in possesso di altre cascine e terreni oltre che dell'Aia di cui diremo più avanti.
Alla morte di Giuseppe, avvenuta il 30 aprile 1893, la proprietà fu divisa tra i figli Francesco, Ercole e Antonio; il primogenito divenne sindaco di Verderio nel 1893, dopo che il padre si era dimesso per gravi motivi di salute. Nel 1905, mentre era primo cittadino, si consumò la frattura del Comune di Verderio in due comuni autonomi di Verderio Superiore e Inferiore: da quell'anno Francesco divenne sindaco di Verderio Superiore, e rimase in carica fino al 1918.
Con il diretto intervento finanziario della famiglia Gnecchi Ruscone, in quegli anni furono realizzati diversi importanti opere di interesse pubblico: l'acquedotto "Fonte Regina", la chiesa di San Giuseppe e Floriano con la casa parrocchiale, il municipio comprendente anche le aule scolastiche, l'ambulatorio e la maternità. Tutte queste opere vennero costruite a cavallo della fine dell'Ottocento e la prima decade del Ventesimo secolo.
Del matrimonio del primogenito degli Gnecchi Ruscone, Francesco e Isabella Bozzetti, nacquero Cesare, Vittorio e Carla. Come eredità a Vittorio spettò la villa padronale di Verderio, a cui aggiunse negli anni Venti del Novecento, le statue sulla balaustrata ed il parapetto in pietra scolpita della scalinata centrale. A lui si deve anche la fontana di Nettuno, costruita nel prato di fronte alla villa (oggi parco pubblico), e la sistemazione del terreno che, dalla cancellata che racchiude i giardini, giunge fino al confine con Paderno d'Adda, trasformato in un meraviglioso giardino.
Vittorio Gnecchi, che fu per alcuni anni podestà di Verderio, fu anche un musicista di un certo valore: a Verderio presentò nell'ottobre del 1896, la sua prima opera: "Virtù d'Amore"; questo avvenimento viene ricordato da una lapide nell'ala rustica di villa Gnecchi.
La villa è oggi divenuta un condominio di lusso, è quindi assai difficile entrare per ammirarne la bellezza; anche i giardini sono gelosamente custoditi dai condomini, ma ci riserviamo la possibilità di tornare a parlarvi di lei al più presto, sperando di riuscire a farlo.


IL PLATANO DELLA BATTAGLIA DEL 28 APRILE 1779
A fianco della immensa villa Gnecchi-Ruscone, si può notare un enorme albero di platano che spicca al centro di una rotonda. Questo viene qui custodito da almeno due secoli dato che venne probabilmente posto in ricordo della sanguinosa battaglia che qui ebbe luogo il 28 aprile del 1799, tra l'esercito franco-piemontese e quello austriaco. A ricordo di quell'avvenimento, nell'appartamento all'ultimo piano di villa Gnecchi-Ruscone, fu realizzato un affresco di questa battaglia, datato a metà dell'Ottocento, di un autore sconosciuto.
Facendo breve memoria degli avvenimenti di allora, si può ricordare Napoleone che, conclusa la campagna d'Italia alla fine del 1700, rientrò a Parigi, e poco tempo dopo si imbarcò per conquistare l'Egitto. Nel frattempo si costituì la Seconda Coalizione che raccoglieva gli eserciti di Inghilterra, Austria, Prussia, Turchia e Russia che disposero i loro eserciti dall'Olanda al Reno e dalla Svizzera all'Adige. Quando Napoleone apprese la notizia dei primi attacchi sul confine orientale del suo impero, lasciò l'Egitto e torno a Parigi, dove, nelle vesti di primo console, affidò il comando delle truppe sul Reno al generale Moreau, mentre lui avrebbe disceso l'Italia partendo dalla Valle D'Aosta.
Dopo la decisiva battaglia di Marengo, vicino ad Alessandria, nel giugno del 1800, gli austriaci vennero sconfitti sonoramente, l'Austria fu costretta alla Pace di Lunèville, oltre che a cedere tutti i territori fino al Mincio all'Adige.
Ma cosa avvenne a Verderio? Proviamo a riassumere gli avvenimenti. La sera del 26 aprile 1799 il generale francese Sérrurier, si era reso conto che il generale austriaco, Barone Rosenberg Vukassovich, passando l'Adda a Brivio con le sue truppe, gli aveva tagliato ogni via di comunicazione con Lecco e i suoi difensori. La mattina successiva il Chasteler, un altro generale dell'armata austro-russa, raggiunto l'Adda all'altezza di Trezzo, lo circondò anche sul versante meridionale.
Nella mattina del giorno successivo, il 28 aprile, il generale francese Sérrurier, scrive al proprio comando questo messaggio: "Non ricevendo alcun ordine nè istruzioni, dopo diversi avvisi che vi ho dato sul passaggio dell'Adda da parte del nemico, non credo di dover compromettere le poche truppe che mi restano: in conseguenza mi ritiro sul vostro quartier generale, dove riceverò vostri ordini".

Non aveva avuto più dunque ordini; perciò si dirigeva verso Inzago, per collegarsi con il grosso dell'armata francese. Mentre le truppe tricolore si avviavano per raggiungere il resto dell'esercito, si sentì tuonare il Cannone Vaprio, dove la sua colonna avrebbe potuto dirigersi per opporsi agli austro-russi, evitando almeno di restare accerchiata a Verderio.
Per Verderio l'Adda, costituisce l'unico bastione naturale di difesa della zona: scorre profondamente incassato a qualche chilometro da Verderio. È qui che il generale francese Sérrurier, accorse per trovare rifugio per lui e le sue truppe, dal possibile attacco nemico. Il generale francese fece schierare i suoi tremila uomini a sinistra del fiume, ma quando Sérrurier si rese conto che poteva essere attaccato da ogni parte, prese come roccaforte l'abitato di Verderio, precisamente nella Villa allora di proprietà Arrigoni. Uno storico così descrive le posizioni assunte dalle truppe francesi: "Occuparono il cimitero e la chiesa parrocchiale; ruppero le dighe di certi canali che, dopo aver irrigato i campi di Cascina Malpensata e di Brugola vanno a scaricarsi nell'Adda: cercava in questo modo di difendersi dai possibili assalti nemici sul fianco sinistro. Fece aprire delle feritoie nei muri e appostare i suoi più esperti tiratori in cima al campanile ". In sostanza il generale francese Sérrurier, da ciò che si può capire, costituì una piccola roccaforte tra le case di Verderio Superiore, attorno al quale scavo delle trincee, fossati e dispose delle sentinelle per poter resistere al meglio all'attacco austriaco.
Verso mezzogiorno del 28 aprile, il generale austriaco Vukassovich si mette in movimento con l'intento di riunirsi a sud con lo Stato Maggiore ed il resto dell'esercito della Seconda Coalizione. A sua disposizione sono oltre 8000 uomini, con oltre 800 cavalli. Il comandante austriaco contava di effettuare una semplice marcia di trasferimento, ma quando raggiunge la Madonna di Osnago, venne informato che a Verderio si trovano delle truppe francesi, decise di attaccare.
Superato Ronco Briantino, l'esercito composto da austriaci e russi si impossessano della cascina Francolina, ma qui, come Bernareggio, incontrano le prime truppe francesi: "Il popolo dell'allora Verderio inferiore, preso d'assalto dagli austriaci, decise di fuggire verso la frazione superiore dove Si ripararono mentre fuori dalle corti infuriava la battaglia. Questa cominciata il 28 aprile alle tre del pomeriggio, fus ostinata e sanguinosa per lungo tempo indecisa, fino a quando le baionette imperiali obbligarono il tipico ad arrendersi prigioniero nella sua medesima fortezza di Verderio Superiore, dopo aver perso molti uomini" viene testimoniato dai documenti dell'epoca.
I francesi si arresero e il rapporto delle operazioni così riporta: "Verso le tre del pomeriggio del 28 aprile 1799, venne avvistato il nemico che marciava verso di noi; alle quattro si potevano vedere le due colonne che si avvicinavano, quindi venne subito impegnata la fucileria degli avamposti; alle quattro e mezza eravamo totalmente circondati"; i francesi si arresero perché avevano finito le cartucce: "Questo giorno sarebbe stato magnifico per noi se, dopo quanto successo, noi non fossimo stati obbligati a capitolare (i nemici avevano complessivamente diciassettemila uomini attorno a noi, di cui solo ottomila hanno però combattuto), e di darci prigionieri, perché non ci restava una sola cartuccia".

L'AIA DI VERDERIO
Dando le spalle dell'enorme platano, al di là di un alto muro di cinta, si può intravedere un tetto di tegole rosse sormontato da una torretta in ferro battuto: Aia di Verderio. Questa struttura, una volta con mere finalità agricole, oggi è di proprietà della famiglia Verderio. Scopriamola meglio.
Un'aia, secondo il dizionario Zingarelli, è "Un'area di terreno sodo o pavimentato, contiguo ai fabbricati rurali, destinata ad accogliere i prodotti da essiccare, trebbiare, cernere...". Quella fatta costruire dal conte Luigi Confalonieri a Verderio, nel 1857, è un quadrato di lastre di granito, rialzato di un paio di metri rispetto al terreno. Le piastre poggiano infatti su pilastri di mattoni pieni, poggianti a loro volta su muri di pietra, permettendo il passaggio dell'aria al di sotto dell'enorme piano di granito. La circolazione dell'aria aveva il compito di contribuire con i raggi di sole all'essiccazione delle granaglie esposte sul piano di granito, accorciando i tempi e aumentando così l'efficienza dell'impianto rispetto alle aie tradizionali poste a livello del terreno.
Nel 1888 l'Aia, insieme a gran parte della proprietà Confalonieri in territorio Verderio, come abbiamo detto, fu acquistata dalla famiglia Gnecchi e con la nuova proprietà, continuò per decenni a svolgere il suo compito al servizio dell'agricoltura, per poi essere trasformata in abitazione ed infine abbandonata.
All'inizio del nuovo millennio, venne acquistata dalla ditta Coverd, Dei signori Angelo Verderio e Ornella Carravieri; dopo importanti attenti lavori di restauro e tornata a nuova vita, tramutata sia in un importante polo aziendale, sia in un museo della cultura contadina.
L'Aia di Verderio non è però stata solo una struttura agricola, ma è stata testimone di gran parte della storia del paese.
All'inizio del Novecento, nei suoi locali si amministrava la scuola "Arte del Ferro", nata e voluta della famiglia Gnecchi Ruscone. Alla scuola, rinomata in tutta Europa, arrivarono studenti di ogni nazione. Era sotto il patrocinio del Re Vittorio Emanuele III, e la prima presentazione dei lavori viene effettuata nella villa Reale di Monza e alla fiera di Milano nel 1924. Di proprietà della famiglia Verderio vi sono ancora dei manufatti in ferro battuto, che sono custoditi gelosamente.
Il secondo evento di cui fu sia testimone che teatro l'Aia di Verderio, avvenne durante il secondo conflitto mondiale.
Tra la fine del 1941 e l'inizio del 1942, lo scatolificio Ambrosiano, che operava a Sesto San Giovanni, per i continui bombardamenti a cui era sottoposta la zona dei fabbricati, trasferisce i macchinari a Verderio prendendo in affitto alcuni edifici di proprietà della famiglia Gnecchi Ruscone. situati all'esterno della villa. Al trasferimento aderì la maggioranza dei dipendenti, tra cui la famiglia Milla, composta da quattro fratelli: Ferruccio, Laura, Lina e Amelia con i rispettivi consorti. I Milla presero possesso di locali dell'Aia e condussero una vita abbastanza riservata. Chi li conobbe, gli ricorda come persone affabili e cordiali; il più conosciuto era Ferruccio, il direttore dello scatolificio, che amava fare passeggiate in paese e fermarsi a chiacchierare con la gente del posto.
I Milla, Quando vennero ad abitare a Verderio, pensano probabilmente che il paese, piccolo appartato, potesse garantire loro la sicurezza, ma non fu così. La sera del 13 ottobre 1943, alcuni soldati si presentarono all'abitazione del signor Passaquindici, proprietario dello scatolificio, che venne accusato di dare lavoro e nascondere degli ebrei. Chi di loro questa informazione certa? Forse, si dice, fu un operaio desideroso di vendicarsi del licenziamento. Sfortunatamente il signor Ferruccio Milla in quel momento si trovava dal signor Passaquindici al momento dell'irruzione e non ebbe difficoltà a dichiararsi ebreo. Venne subito arrestato. La stessa sorte toccò al fratello Ugo, sopraggiunto poco dopo a Milano, ed alle altre tre sorelle. In ricordo di questi cinque fratelli deportati ed uccisi dal regime nazista, il Comune di Verderio ha deciso di porre delle pietre d'inciampo poco a fianco dell'Aia.
Con il restauro dell'Aia operato dalla famiglia Verderio, fu possibile ridare vita ad un luogo meraviglioso ed unico nel suo genere. Alla fine dei lavori infatti, nel 2007, è stata aperta al pubblico e sotto di essa venne allestito il "Museo Vita Contadina del Novecento" dedicato al signor Mario Carravieri, suocero del signor Angelo Verderio, attuale proprietario dell'edificio. Il signor Verderio che descrisse così la nascita di questo museo a Mario Bartesaghi: "Da Diverso tempo, per una passione nostra, io e mia moglie raccogliamo questi tipi di oggetti. Il lavoro di restauro che era quasi sempre necessario, lo faceva mio suocero a cui abbiamo deciso di dedicare questo piccolo museo dopo la sua morte nel 2007. Abbiamo pensato di offrire l'opportunità a coloro che hanno l'occasione di visitare l'Aia di poter osservare degli oggetti che, con l'edificio, hanno in comune il legame con il mondo contadino".
Oggi purtroppo il museo e l'Aia non sono più disponibili al pubblico per una decisione della proprietà. È possibile accedervi in occasione di alcuni eventi organizzati, ma che sono stati molto rari negli ultimi anni.

LA FONTE REGINA ED IL LAVATOIO PUBBLICO
Attraversando il giardino del Nettuno con la sua meravigliosa fontana si possono raggiungere le scuole elementari di Verderio. Nel parco giochi antistante trova posto un meraviglioso lavatoio pubblico, opera della generosità della famiglia Gnecchi-Ruscone.
Alla fine del Diciannovesimo secolo, era sindaco di Verderio Superiore Francesco Gnecchi, che decise di costruire un acquedotto che fosse in grado di mettere a disposizione dei suoi cittadini un bene comune allora all'avanguardia: l'acqua corrente.
Insieme ai fratelli Ercole e Antonio e al padre Giuseppe, si misero alla ricerca di una sorgente da poter sfruttare.
Il capomastro Pietro Scotti, al tempo rinomato esperto di fonti in zona, disse agli Gnecchi che una buona sorgente d'acqua si poteva trovare a Novate, un piccolo paese tra Merate e Robbiate. Secondo il capomastro, l'acqua che alimentava quella fonte proveniva dai ghiacciai alpini e magari da qualche falda del terreno o del fiume Adda. Acquistato il terreno, nell'estate del 1895 furono tempestivamente iniziati i lavori: sino ad allora l'acqua venne raccolta in vasconi e poi veniva intubata verso Novate, attraversando Robbiate e Paderno, quindi verso Verderio.
Furono portate le tubazioni di ghisa a Verderio, percorrendo circa cinque chilometri e mezzo. Francesco Gnecchi eresse in centro paese una fonte che chiamò Regina, che tutt'oggi si può trovare nei pressi del municipio di Verderio. Ma perché venne chiamata Fonte Regina? Inizialmente sembrò che il sindaco Gnecchi avesse scelto questo nome per onorare la regina Margherita di Savoia allora regnante, ma poi qualcuno smentì e disse che questo nome fu scelto perché quell'infaticabile capomastro di Solza, Pietro Scotti, che si era occupato di cercare le vene d'acqua, si meravigliò di trovarne così tanta a Novate che, quando la trovo sgorgante si stupì ed esclamò: "Questa è veramente la regina delle sorgenti".
Leggendo la cronaca di alcuni giornali dell'epoca e altri documenti si può capire che il 4 settembre del 1898 a Verderio Superiore ci fu grande festa per l'inaugurazione della nuova fonte che portava acqua potabile nei nostri paesi. La festa si tenne in villa Gnecchi-Ruscone, con un grande banchetto al quale furono invitati tutti i sessanta operai, le autorità della zona e la popolazione.
Opera strettamente legata all'arrivo dell'acqua in paese è il lavatoio, che secondo alcune testimonianze fu costruito poco tempo dopo la Fonte Regina. Si ricorda che il lavatoio era inizialmente recintato con rete metallica e che, per l'approvvigionamento dell'acqua, erano incaricati alcuni tutori, in dialetto chiamati "Campé" dalla famiglia Gnecchi. La costruzione di questo lavatoio fu una vera comodità per le massaie del tempo che non dovettero più utilizzare mastelli di legno, scomodi per lavare grandi quantità di biancheria.
Fu necessario però regolare l'uso del lavatoio per poterlo utilizzare. Per potervi accedere, infatti, era necessario fare richiesta o attendere i giorni prestabiliti, perché il lavatoio veniva rifornito di acqua solo quando era necessario. Per gestire la fornitura d'acqua alla fontana del Nettuno invece, allora ancora di proprietà degli Gnecchi, c'era una valvola che veniva aperta e permetteva il defluire dell'acqua verso il lavatoio, consentendo alle donne del paese di poter lavare i loro panni.
Cogliamo l'occasione per spiegarvi come un tempo era utilizzato il lavatoio, giustificandone quindi le forme e le vasche. Il lavatoio è composto di due vasche comunicanti: nella prima veniva fatto il primo lavaggio con il quale si rimuoveva tutto lo sporco con l'aiuto di un pezzo di sapone di marsiglia e olio di gomito, strofinando sul bordo inclinato del lavatoio i panni; nella seconda vasca, dove l'acqua era pulitissima, si risciacquava la biancheria rimuovendo gli ultimi residui di sapone.
L'importanza del lavatoio e della fonte regina venne meno quando, dagli anni Cinquanta in poi, l'acqua corrente entrò nelle case del centro, poi via via fino alle più lontane cascine, tramutando dei luoghi centrali della vita del paese in meri monumenti, lì per ricordare quanta fatica occorreva per bere un bicchiere d'acqua.

LA CHIESA DEI SANTI GIUSEPPE E FLORIANO
Risalita la riva alle spalle del lavatoio, spicca la chiesa dedicata a San Giuseppe e San Floriano; di fronte troviamo un immenso sagrato che conduce alla chiesa costruita in mattoni rossi che, usati in questo modo, per quanto la loro origine sia povera, danno un risultato di estrema eleganza, tipica dello stile gotico-lombardo.
Le forme e la decorazione dell'esterno della chiesa parrocchiale rimandano all'architettura lombarda del Quindicesimo secolo: la realizzazione in laterizio, il cui colore rosso viene esaltato dagli inserti ad intonaco e dalla presenza di marmo bianco, l'impiego congiunto di arco a tutto sesto e arco a sesto acuto, il ricorso a molteplici aperture per alleggerire le pareti murarie.
Nell'ultimo decennio dell'Ottocento il Comune di Verderio amministra una popolazione di più di duemila abitanti, residenti nelle due frazioni di Verderio Inferiore e Superiore, unite nel 1872. La maggioranza dei verderesi erano contadini e si ricavano alla coltivazione del frumento, del granturco oppure all'allevamento del baco da seta c'erano pochi artigiani, come fabbri, calzolai o sarti, ma non mancavano gli osti, il Prestinari io, la levatrice, il segretario comunale ed il maestro. Figura di prestigio era "l'agente di campagna" che curava gli interessi della famiglia Gnecchi Ruscone.
Dopo la riunione di Verderio Superiore e Inferiore In un'unica parrocchia dal 1872, tra il 1896 e l'inizio del ventesimo secolo, si consumò la separazione che tutt'oggi, per quanto riguarda l'amministrazione comunale, non esiste più.
Dato il gran numero di fedeli, divenne necessità la costruzione di un nuovo edificio religioso più grande per la parrocchia di Verderio Superiore, Giuseppina Turati Gnecchi prese l'iniziativa decidendo di donare alla comunità una nuova chiesa, attingendo del proprio patrimonio personale. Nella primavera del 1898, con una lettera al cardinale la famiglia si offrì di costruire una nuova chiesa e la casa parrocchiale, adducendo anche un terreno adiacente a quello in cui sarebbero sorti i due edifici. Il valore dei terreni, comprensivo delle spese di costruzione, viene stimato intorno alle duecentoventi mila lire.
Al progetto della chiesa lavorarono il nobile Fausto Bagatti Valsecchi e l'ingegnere Enrico Combi. il primo era unito alla famiglia Gnecchi da un legame di amicizia, aveva già infatti curato per la famiglia la ristrutturazione della casa milanese e della villa di Verderio prima di proprietà della famiglia Confalonieri.
La posa della prima pietra ebbe luogo il 4 settembre 1898. La popolazione della parrocchia diede il proprio contributo lavorando gratuitamente allo scavo delle fondamenta e alla preparazione dei materiali utilizzati poi dall'impresa durante la settimana per la costruzione della nuova chiesa. Tali impegni primo svolti soprattutto di domenica, per non trascurare le abituali occupazioni. Alla costruzione di questa chiesa numerose ditte artigiane di alto livello vennero chiamati a lavorare da tutta la Lombardia, principalmente da Milano, dove la famiglia Gnecchi aveva molti contatti.
La sera del 18 luglio 1899, nella villa di Verderio, moriva Giuseppina Gnecchi Turati. Giunta in paese all'inizio del mese, per trascorrere un periodo di vacanza, fu presto colta da malessere. Le sue condizioni, talmente non preoccupanti, si aggravarono successivamente, rendendo inutili le cure dei medici. Durante i solenni funerali, celebrati il giorno venti, i discorsi dei tanti amici della famiglia Gnecchi sottolinearono l'amore per la famiglia, di cui era stata insostituibile fulcro, e l'attenzione e generosità verso i più poveri, manifestata attraverso innumerevoli opere di beneficenza.
Alla sua morte, la chiesa, tanto da lei desiderata, era ben lontana dall'essere portata a termine: i muri raggiungevano solo il piano delle finestre a quell'altezza; quindi, a suo ricordo, furono murati sulla parete esterna del transetto destro un bassorilievo raffigurante Cristo risorto e una lapide con inciso un'epigrafe a ricordo della grande benefattrice.
La sera del 25 ottobre 1902, vigilia della festa di consacrazione, con un concerto fu inaugurato il nuovo organo donato dalla famiglia Gnecchi e costruito dalla prestigiosa ditta Giovanni Tamburini di Crema. Molti degli invitati, perlopiù rappresentanti della borghesia e dell'aristocrazia milanese, raggiunsero Verderio dalle loro case di villeggiatura sparse per la Brianza, il Varesotto e i laghi: si contarono quella sera circa centosessanta carrozze, senza considerare che parte degli ospiti presenti quella sera erano arrivati via treno. Fatto particolare, che ci fa piacere ricordare, è il fatto che il primo organista della nuova parrocchiale fu Luigi Valtolina di Cornate d'Adda, non vedente; il suo nome era stato segnalato da un istituto di Milano date le sue doti alla tastiera.
Oltre che alla costruzione della chiesa, la giunta dell'organo, gli Gnecchi vollero fare un altro dono alla chiesa di Verderio. A loro, infatti, è dovuta la presenza della pala d'altare di Giovanni Canavesio; interessante notizia a riguardo della presenza di quest'opera, si trova in un documento dell'archivio parrocchiale, redatto a seguito della visita pastorale del cardinal Ferrari avvenuta nel 1905. Secondo il documento l'opera non apparterrebbe alla parrocchia di Verderio Superiore, bensì alla Pinacoteca dell'Accademia di Brera.
Ma passiamo ora all'analisi dell'opera.
Il politico custodito oggi nella chiesa di Verderio, è la penultima opera del Canavesio. La grande pala d'altare, realizzata a tempera e raffigurante la vergine Maria in trono col bambino, porta due importanti iscrizioni in latino.nel cartiglio, situato ai piedi della madonna e sovrapposto alla base del trono, e chiaramente leggibile la firma del pittore. Il fatto che l'autore fosse "presbiter", Cioè sacerdote, si era già documentato nel 1472, come chiaramente specificato in due atti notarili ritrovati negli archivi di Albenga.
La seconda iscrizione che si legge nella zona inferiore del polittico, sottostante la predella, e di grande importanza perché vi sono indicati la data e la provenienza dell'opera. Quest'opera, portato a termine il 20 marzo del 1499, fu eseguito per la chiesa di Pornassio, in provincia di Imperia, presso il Colle di Nava; solo alla fine del XIX secolo, fu acquistato dalla famiglia Gnecchi Ruscone e venne donato alla parrocchia di Verderio.
L'opera, articolata in ben trentuno scomparti, raffigura nella parte mediana, in posizione d'onore, la vergine con il figlio assisa in trono, coronata da una aureola d'oro in cui si possono leggere chiaramente le prime parole dell'Ave Maria. Ai suoi lati coronate da baldacchino in legno dorato campeggiano le figure intere di quattro santi: San Dalmazio (la pale dedicata, oltre che alla vergine a questo santo, come viene detto nell'iscrizione alla base del politico), San Giovanni battista a sinistra, l'arcangelo Michele e San Pietro a destra; questi sono stati Riconosciuti delle caratteristiche delle varie figure nonché dei nomi scritti nelle rispettive aureole.

Dopo questo breve accenno a questo tesoro, ritorniamo a parlare dello scrigno che lo contiene, non di meno apprezzabile pregio. Lo stile prescelto per la nuova parrocchiale è il neoromanico o, per l'esattezza quel romanico attardato ricco di elementi gotici, diffusosi in Lombardia tra il Quattordicesimo e Quindicesimo secolo.
All'inizio del Novecento L'Italia era alla ricerca di un moderno linguaggio architettonico che non riesce a sottrarsi al peso delle tradizioni, portando così, alla teorizzazione la rinascita degli stili di un glorioso quanto ormai lontano passato. La chiesa di Verderio presenta una planimetria a croce latina con tre navate che si intersecano con un transetto molto ridotto, delimitata ai lati con absidi poligonali della sommità della cupola, posta sopra l'intersecarsi dell'asse orizzontale e verticale del tempio, si aprono otto finestre terminanti ad arco che illumina l'interno, ma soprattutto indirizzano la luce nel punto più importante della chiesa, ossia il presbiterio.
Vorremmo poi far concentrare l'attenzione del lettore su un particolare decorativo che possiamo ritrovare sia l'interno che all'esterno della chiesa di San Giuseppe e San Floriano. Come infatti spesso accade, elementi decorativi presenti all'esterno di una chiesa vengono impiegati anche per la decorazione del suo interno. Nella lunetta che sovrasta il portale ligneo d'accesso alla parrocchiale è dipinto un affresco, sul campo azzurro con raggi dorati, un sole radiante giallo spento e rosso, riportando al suo interno il moto IHS Del lettore su un particolare decorativo che possiamo ritrovare sia l'interno che all'esterno della chiesa di. Il sole, figura simbolica della vita che da Cristo si irradia tutti gli uomini, è l'elemento dominante all'interno della Chiesa, interamente decorata ad affresco del pittore milanese Ernesto Rusca, seguendo le indicazioni di Fausto Bagatti Valsecchi. All'interno, le navate sono costituite da una serie di archi a sesto acuto, poggianti su colonne di pietra dal capitello marmoreo; nella parte superiore della parete della navata centrale, piatte lesene, sostengono idealmente altri archi, sempre a sesto acuto.

LA CHIESETTA DI SANT'AMBROGIO
Se si risale via dei Municipi verso l'attuale municipio di Verderio, si incontra sulla destra l'asilo Giuseppina, poi l'ambulatorio e la maternità in due edifici identici uno di fronte all'altro, ai due lati della strada.
Ritornando alla villa Gnecchi-Ruscone, possiamo osservare l'ex villa Arrigoni, oggi in stato di abbandono purtroppo. Girandosi verso destra troviamo l'ultima tappa del nostro itinerario, ossia la chiesina di Sant'Ambrogio.
L'origine di questa chiesetta non è certificata. Lo spazio su cui sorge era un luogo di culto probabilmente fin da tempi più antichi. Nei sotterranei dell'edificio adiacente (ex circolo Acli) qualche decennio fa furono rinvenute sepolture di epoca longobarda. La piccola chiesa fu intitolata a Sant'Ambrogio perché molto probabilmente durante il Medioevo il potente monastero milanese di Sant'Ambrogio qui possedeva alcune terre. Fino a che non fu allestita una cappella privata all'interno della villa, la chiesetta era il luogo in cui gli Gnecchi si recavano a messa. L'aspetto attuale è ottocentesco, ben rivalutato da un recentissimo restauro conservativo.

Con questa rassegna dedicata ad alcuni dei luoghi storici di Verderio abbiamo voluto ripercorrere la storia di questo piccolo paese. Vogliamo ringraziare la grande disponibilità della Pro Loco e della sua presidente, Romina Villa, che ci ha guidati in questo percorso e ci ha fornito preziose fonti, come il blog del verderiese Marco Bartesaghi.
Oggi abbiamo approfondito soltanto una parte di Verderio, quella legata alla famiglia Gnecchi Ruscone, ma sicuramente questo paese nasconde altre bellezze che meritano di essere conosciute.

Rubrica a cura di Giovanni Pennati e Alessandro Vergani
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