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Scritto Domenica 07 marzo 2021 alle 08:12

Cassago: don Adriano descrive le difficoltà, il covid e la povertà che sta vivendo a Cuba

Don Adriano
Don Adriano Valagussa, già parroco di Cassago e ora missionario a Cuba, ha raccontato ai suoi fedeli brianzoli le vicissitudini che sta affrontando sull’isola caraibica. La sua prima lettera precede di poco il Natale e narra una quotidianità segnata dalla preoccupazione per il coronavirus, il Dengue e una crisi economica difficile da arginare. A Cuba i negozi sono vuoti e quando arriva qualcosa si creano delle lunghe file all’esterno per riuscire a portare a casa qualcosa alla propria famiglia. In più, molti negozi sono stati chiusi perché appartengono al governo o all’esercito, gli unici aperti risultano quelli in cui si può pagare con la tarjeta, cioè con una carta di credito caricata all’estero. “Il governo ha bisogno di dollari perché la moneta cubana all’estero non ha alcun valore”, spiega don Adriano. Si crea per questo motivo, l’eterogenea situazione per cui chi ha parenti all’estero può contare su alcune entrate che gli consentono la sopravvivenza, mentre altri vivono in una situazione precaria che li costringe a vivere alla giornata. La situazione sociale è tanto tesa da far desistere le persone alla rivolta perché rischiano l’arresto e di perdere ogni possibilità per il loro futuro. Il clima di paura e angoscia dilagante, però, non fa perdere la fede a don Adriano che scrive alla comunità di Cassago: “Ciò che mi sostiene e che apre alla speranza, più forte di ogni difficoltà e capace di trapassare dentro la difficoltà, è la certezza della presenza di Cristo, della sua iniziativa nella mia vita e nella vita delle persone”. Con la consapevolezza di un bene sempre possibile, che supera la paura e la preoccupazione, don Valagussa ha ringraziato nella sua lettera il comune di Cassago che ha regalato sedie, banchi e tavoli alla missione, essenziali per il ripasso scolastico di centinaia di studenti che possono così studiare su dei supporti adeguati.

Un'altra foto del sacerdote
A due mesi di distanza, don Adriano è tornato a scrivere alla comunità cassaghese, descrivendo titubante una realtà cubana sgretolata dall’interno a causa delle manovre politiche e governative. Tante persone cercano di scappare all’estero, “per questo motivo c’è una affannosa ricerca per poter avere oltre al passaporto cubano anche un passaporto di un’altra nazione, perché questo permette di muoversi più facilmente”, spiega don Adriano. Allo stesso tempo, però, il governo ambisce al denaro proveniente dall’estero per coprire il grande vuoto dovuto al crollo del turismo in questi tempi di pandemia. Così, si è registrato un aumento dei prezzi che ha alimentato il dilagare della povertà e ha messo a dura prova la parrocchia di don Adriano stesso. Insieme a tutto questo, l’epidemia da coronavirus ha costretto alla chiusura la città in cui si trova il sacerdote, Palma Soriano. Vista l’impossibilità di raggiungere i fedeli in altro modo, la parrocchia ha deciso di arrivare nelle case dei fedeli attraverso dei video amatoriali realizzati con il telefonino e quindi di prepararsi alla Pasqua a distanza. Don Adriano continua la sua lettera osservando che le difficoltà economiche “ci obbligano a discernere ciò che dobbiamo tenere e ciò che dobbiamo lasciare. Tutto questo è anche un lavoro interiore perché mette in evidenza che la missione è opera di Cristo e non frutto delle nostre capacità o organizzazione, pur necessarie”.
La missione dell’ex parroco di Cassago si deve quindi aprire alle necessità di tutte le persone, anche di quelle non cattoliche, che in questo momento si trovano in una situazione difficile. Oltre a ciò, la situazione del Covid-19 sta complicando la vita di tutti i giorni: lo scorso anno il problema era concentrato soprattutto al nord, mentre ora la pandemia è arrivata anche nella città meridionale di Palma Soriano. “Sono stati bloccati tutti i trasporti. Per cui la gente non può muoversi. Sono pochissimi quelli che hanno una macchina. Il problema è che la gente deve comunque uscire di casa tutti i giorni per trovare da mangiare e fare sempre lunghe file davanti ai negozi che spesso hanno solo acqua e ron. Per avere il necessario, purtroppo, bisogna conoscere le persone giuste. Anche per i medicinali è una continua ‘lucha’”. Nonostante sia il catechismo che il doposcuola siano bloccati a causa dell’epidemia, don Adriano riesce a portare avanti, insieme ai suoi collaboratori, qualche opera di bene e a mantenere la serenità nel cuore che il Signore non cessa di assicurare.  
M.Bis.
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