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Scritto Mercoledì 10 marzo 2021 alle 20:16

Uomini, Virus, numeri e....tempo

Ad un anno dalla emanazione del primo “lockdown” e con lo sfondamento della simbolica soglia dei 100.000 morti (ufficiali) per Covid, urge qualche riflessione su quanto accaduto e probabilmente accadrà nei tempi futuri, e forse l’aspetto più interessante è proprio quello dei numeri.
I numeri, la misura del tempo e l’identificazione degli oggetti attraverso i nomi sono categorie indispensabili per la nostra vita, senza le quali essa sarebbe un perenne flusso indefinito di eventi e relazioni.
Queste categorie hanno comunque un valore relativo e non assoluto in quanto sono modificabili e facilmente strumentalizzabili da chi è delegato a decidere per noi le strategie ed a comunicare i dati. Tutto ciò si è ampiamente verificato in questo “annus horribilis”.
Il balletto di cifre a cui si è assistito già dal marzo 2020 su contagiati, tamponi, ricoverati, posti letto negli ospedali, morti, quantità, qualità e disponibilità di mascherine e dispositivi vari, è stato superato solo dai numeri relativi alla sapiente narrazione leopardiana sulle magnifiche sorti e progressive dei vaccini, con una gara al rialzo su: brucianti tempi di allestimento della molecola, numero di volontari testati, percentuali “ bulgare” di efficacia e sicurezza del prodotto, quantità prodotte e tempi record di consegna, il cui unico scopo, peraltro per niente dissimulato, è stato di “spararla “ più grossa e più credibile degli altri.
Ma iniziamo a calarci nei numeri che possono anche sorprenderci.
Partiamo dalla “nonna” della attuale pandemia: L’ Influenza Spagnola del 1918-1920.
Il numero totale dei morti di Spagnola, che per circa 70 anni era stato fissato a circa 22 milioni, è stata recentemente rivisto al rialzo nell’ordine dei 50 milioni per il mondo occidentale, con una stima vicina ai 100 milioni per l’intera popolazione mondiale, pari a circa il 3 % degli esseri viventi allora sul pianeta.
I numeri attuali dei decessi a livello mondiale per la pandemia da Covid sono fortunatamente più contenuti, pur volendo considerare di poco conto la attuale cifra ufficiale di circa 3 milioni.
I numeri su cui invece sorgono immediatamente serie perplessità è quello relativo ai contagiati totali.
Questa cifra, sopratutto nel nostro paese, ha risentito fortemente della quantità di test molecolari (tamponi) effettuati in particolare nei primi mesi della pandemia: una cifra irrisoria rispetto a quella attualmente messa in campo.
Questa circostanza, secondo uno studio effettuato da ricercatori di Statistica di accreditate università degli USA, è alla base di un dato sconcertante. La capacità nel nostro paese - ma per quanto riguarda la prima ondata leggi pure : Lombardia - di tracciare ed identificare i potenziali contagiati è stata pari al 25% del reale numero di essi, sarebbe a dire che il numero probabile dei lombardi contagiati in un anno sarebbe pari a quatto volte il dato ufficiale di circa 530.000. Se estrapoliamo questo concetto all’intero territorio nazionale, il numero di contagiati totali potrebbe essere ben più alto dei 3 milioni attualmente considerati, passando dal 5% al 15-20% della popolazione totale.
Quest’ultimo dato dovrebbe far riflettere sulla strategia della campagna vaccinale che andrebbe indirizzata senza indugio verso le fasce più fragili della popolazione esposta al contagio attraverso l’esercito degli “asintomatici”, che sono il vero e proprio “iceberg” di cui ci viene fatta percepire solo la punta costituita da sintomatici/ricoverati/deceduti.
Un operatore sanitario
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