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Scritto Domenica 14 marzo 2021 alle 08:28

Molteno: riflessioni d’attualità sull’uso della parola partendo da Bob Kennedy

Comunicazione politica efficace, in grado di attrarre le masse, indirizzandosi sia a persone istruite che ai ceti più poveri. E’ la forza della parola che ha contraddistinto la figura di Bob Kennedy, 64esimo Procuratore generale degli Stati Uniti d'America e fratello dell’ex presidente John Fitzgerald Kennedy: emerge dal libro “Parola di Bob”, scritto a quattro mani da Mauro Colombo e dal giornalista Alberto Mattioli, presente alla serata di presentazione del volume promossa da Matteo Bonacina in collaborazione con il comune di Molteno.

“Le parole possono essere semi o sassi – ha detto l’organizzatore – Bob è stato definito un duro che voleva ingentilire la natura selvaggia degli uomini. Non è stato un uomo di slogan, ma una persona che voleva creare cammini e strade di cambiamento. Possiamo definirlo un uomo dei ponti e non dei muri, un cercatore di senso alto e ultimo che faceva appello all’intelligenza e alle coscienze di ciascuno”.
Bonacina, ricordando le sue ultime parole prima della morte «E gli altri come stanno?», ha sottolineato come l’Attorney General avrebbe avuto la possibilità di continuare a vivere la vita agiata senza avvicinarsi al mondo politico. Invece no, Bob ha perfino pagato con la vita il suo impegno.

“Non conoscevo la figura di Bob Kennedy, se non come il fratello di un presidente – ha ammesso il sindaco Giuseppe Chiarella - Ha destato in me grandi riflessioni e ideali. Le interpretazioni fatte dagli autori sono senz’altro spunti di riflessione per la conduzione della nostra vita quotidiana come sindaci: in modo umile, cerco di ispirarmi a queste grandi figure per fare del mio meglio nell’attività amministrativa”.
Riflessione concentrata tutta sull’espressione, la parola, la capacità comunicativa quella offerta dal co autore del volume che ha esordito con un passaggio sull’America contemporanea e sui recenti fatti elettorali, che hanno portato all’assalto di Capitol Hill. “Bob aveva un linguaggio che parlava alle qualità migliori delle persone, con un messaggio contro la violenza, che invitava a unire  - ha affermato - Era un maestro della parola, cosciente del suo potere devastante ma sapeva usare la parola per conseguire gli ideali più alti.  Bob si sentiva destinato a vivere alle spalle del fratello, a essere l’uomo macchina: non pensava di essere un leader, di avere questa qualità, scoperta dopo l’uccisione del fratello quando ha trovato il coraggio per smarcarsi dalla figura del fratello per dire quello che pensava lui”.

Bob è stato un profondo pensatore. “Era un uomo duro, abituato alla lotta ma aveva anche un carattere dolcissimo: sapeva parlare con umiltà con le persone più disagiate  - ha proseguito Mattioli - Ai comizi, le persone erano catturate sentimentalmente dalla sua capacità comunicativa. Era l’uomo della lotta alla corruzione, alla mafia, un pacifista e un riformista che denunciava i limiti del potere economico americano. Credo che per questi motivi è attualissimo: è un esempio a cui guardare sia per la qualità dei temi, sia come esempio di vita”.

L’avvocato Umberto Ambrosoli, invece, si è concentrato sul discorso pronunciato nel 1967 “con una maturità della complessità nel tema ambientale che non pensavo presente allora e con l’assoluta assenza di fanatismo. Le sue parole identificano l’esigenza di elaborare punto di incontro tra la possibilità di sostenere lo sviluppo e di continuare a consumare le risorse del pianeta in maniera incontrollabile.  Dobbiamo assumere la consapevolezza del fatto che lo sviluppo non è un nemico per chi ha cuore l’ambiente né è da sacrificare per chi ha a cuore lo sviluppo: ancora oggi viene facile rafforzare quella radicalizzazione. Si comprende invece come la sostenibilità dello sviluppo sia un impegno affrontabile da tutte le economie coinvolgendo tutti i portatori di interesse, inclusi quelli che lavorano per riuscire a creare la proiezione di un futuro che tuteli la vita di ogni cittadino”.
La serata ha visto anche la partecipazione di esponenti politici che hanno offerto interessanti spunti sul tema della comunicazione pubblica, partendo proprio dalla loro esperienza. Beatrice Uguccioni, vicepresidente del consiglio comunale di Milano, in quota PD, si è focalizzata sul linguaggio di Bob, trasponendolo nell’attualità politica: “Il linguaggio usato da Bob era molto curato ed è la dimostrazione che usare un linguaggio educativo non significa essere poco appassionanti o coinvolgenti  - ha commentato - I suoi discorsi dimostrano il contrario: era un uomo che era ascoltato e si rivolgeva con passione ai cittadini. Parlava con la testa e al cuore: è un ragionamento che ai giorni nostri è poco valorizzato. Oggi le categorie di politici parlano solo alla pancia o solo alla testa, non suscitando empatia ed emozione: ci sono politici che smuovono le masse in maniera becera e politici che non attraggono. Bob sapeva farsi capire da tutti e lottava per chi era istruito e per chi no. Lui sottolineava che la concretezza dell’azione deriva sempre da un grande ideale. Bob ha lottato per aumentare diritti, creare opportunità nuove per tutti i cittadini. Non dobbiamo pensare come sarebbe stata sarebbe l’America ora se non ci fosse stato l’assassinio, ma dobbiamo agire perché il pensiero e l’azione promosse in quei tempi possano essere applicate anche ai nostri giorni”.

Mauro Piazza, consigliere di Regione Lombardia, esponente di Forza Italia, ha definito i Kennedy “una famiglia iconica perché forse nessuno come loro è riuscito a rendere più luminosa la città sulla collina”. Il suo intervento ha avuto un approccio più critico, ponendo dubbi e contraddizioni che hanno connotato l’America della famiglia Kennedy, come quelle legate all’interventismo militare (ricordiamo che Bob fu consigliere nella crisi dei missili cubani), pur ammettendo che “sono stati campioni della realpolitik”. La riflessione si è poi orientata verso il valore del discorso pubblico, che oggi sta conoscendo un impoverimento qualitativo e progressivo. “In un momento in cui gli strumenti di comunicazione sono importanti, la qualità del discorso pubblico è intimamente legata alla qualità del funzionamento della democrazia. Se lo perdiamo di vista, rischiamo di entrare in una dimensione dove la violenza non è solo fisica, ma quella delle parole”. Il discorso pubblico sta avendo non solo un profondo decadimento e una semplificazione più evidente, ma la presenza sempre maggiore di tecnici, ha sottolineato, rischia di far venire meno il ruolo della politica che, per sua natura, non è legata a particolari interessi.

Bob ha insegnato come la comunicazione sia centrale nel dibattito pubblico. Se stiamo riflettendo sulle sue parole, è perché sentiamo ancora il bisogno di personaggi a cui ispirarci.
M.Mau.
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