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Scritto Giovedì 18 marzo 2021 alle 14:00

Monticello: benedetto al cimitero l'ulivo simbolo di speranza e rinascita dopo il Covid

I rintocchi dei campanili alle 11 in punto, uditi in lontananza, hanno accompagnatola celebrazione della prima giornata nazionale in ricordo alle vittime del Covid che cade proprio quest'oggi, giovedì 18 marzo.

Le autorità e i volontari intervenuti alla cerimonia di questa mattina


Anche l'amministrazione comunale di Monticello ha voluto dedicare una piccola cerimonia, tenutasi stamattina al cimitero, per rendere omaggio a tutti coloro che sono stati vinti dalla pandemia. Il sindaco Alessandra Hofmann ha presieduto la commemorazione accompagnata dall'assessore Roberto De Simone e dal consigliere Marco Scaccabarozzi, da don Marco Crippa e don Valentino Agostoni, rispettivamente parroci di Monticello e Cortenuova. Tra i presenti c'erano anche gli agenti di polizia locale, il presidente della sezione casatese dalla Croce Rossa Eros Bonfanti, la volontaria Sofia Gerosa in rappresentanza della Protezione civile e alcuni membri dei gruppi di volontariato locale.

I parroci don Marco e don Valentino

Il sindaco Alessandra Hofmann

La cerimonia è stata breve ma toccante; il sindaco Alessandra Hoffman ha rivolto un pensiero a chi non c'è più, a chi ha combattuto questo terribile virus, ma anche alle famiglie che hanno visto soffrire i propri cari e a tutti coloro che hanno perso un lavoro. Fondamentale in questo anno pandemico è stato il lavoro delle associazioni di volontariato, della protezione civile e dei gruppi locali che hanno contribuito ad affrontare la situazione.

"E' stato un anno difficile- ha detto il sindaco- forse uno dei peggiori che abbiamo mia avuto, siamo stati costretti ad affrontare un'emergenza sanitaria, ma anche sociale. Ora però dobbiamo rialzarci e il compito delle istituzioni è quello di esprimere vicinanza alla comunità, di confortarla, non solo a parole ma soprattutto con fatti concreti".
Nel cimitero per l'occasione è stata posta una pianta di ulivo, simbolo di pace e di Pasqua, una pianta che, come ha sottolineato don Marco, ha bisogno di essere potata, deve affrontare delle difficoltà per poi ricrescere, un po' come stiamo facendo noi in questo periodo.

C'era molta commozione nell'atmosfera che ha accompagnato la benedizione e il breve momento di preghiera. È strano pensare che fino ad un anno fa i cimiteri erano chiusi, scelta inevitabile per una situazione che fatica a terminare e che sicuramente verrà sempre ricordata, ogni 18 marzo, avendo lasciato un segno indelebile.

G.M.
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