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Scritto Giovedì 18 marzo 2021 alle 16:15

Casatenovo: il racconto della quarantena di Elisabetta. ''Nella guerra al virus dobbiamo essere positivi''

Elisabetta Inzillo
Provate a ricordare il significato dell'andare a scuola. Alzarsi presto la mattina, doversi lavare, fare colazione e vestirsi, con il tempo che corre veloce ed inesorabile. Poi le interminabili attese alle fermate dei bus o sulle ventose banchine dei treni, dove il traffico e i convogli in transito vi sfrecciano davanti gettandovi addosso un'aria tanto gelida da ricordarvi quanto fosse dolce l'abbraccio del piumone abbandonato mezz'ora prima.
Poi finalmente il vostro autobus accosta (o il vostro treno rallenta fischiando) e forse sarete così fortunati da trovare un posto per sedervi, altrimenti vi toccherà rimanere in piedi, perdendo quella mezz'ora di viaggio che, con la tempia appoggiata al finestrino, avrebbe avuto il sapore del miglior sonno della vita. Il mezzo parte, l'aria è calda e umida, quasi soffocante.
Giunti a destinazione ci si alza in piedi, ci si rimette il giubbotto, la sciarpa ed il cappello. Si raccoglie lo zaino e si scende, infilandosi nella gelida brezza mattutina, sino a quando non si entra a scuola, si salutano i compagni e con loro si scherza di tutto. Iniziano le lezioni. Passano i minuti, scorrono le ore, ma si è insieme ai propri amici con cui si condividono tutti i propri pensieri, le paure, gli amori e le speranze. Proprio in quei giorni si stanno creando dei rapporti che potranno durare per tutta la vita, che potranno essere un'ancora di salvezza un domani.
È chiaro che per tutti non è stato così. È chiaro che per molti la scuola può essere stata vissuta bene o male, ma è innegabile che sia stata una possibilità di crescita. Infatti, da quelle sveglie odiate abbiamo iniziato a sentirci responsabili, in dovere di metterci al lavoro per noi stessi, per il nostro futuro.
In questo momento la scuola sta arrancando a causa della pandemia che non consente agli studenti di viverla nella sua totalità e bellezza. Il virus sta impedendo agli insegnanti di fare il lavoro che amano e agli universitari di poter andare in facoltà, conoscere realtà più grandi di loro e soprattutto studiare ''in presenza'' nel tentativo di cambiare questo mondo.
Ma il Covid-19 è spietato, inarrestabile. Sta trasformando la vita di tutti gli allievi delle ultime generazioni; una testimonianza a questo proposito arriva dalla casatese Elisabetta Inzillo, una giovanissima studentessa di prima media che ha raccontato i difficili giorni di isolamento affrontati nelle scorse settimane insieme alla sua famiglia. Dapprima la scoperta della positività al Coronavirus del padre, poi della mamma e del fratellino, con la malattia che infine ha colpito anche lei. Settimane dure, sia dal punto di vista fisico, sia psicologico, fra l'impossibilità di vedere i suoi amici e le difficoltà legate alla didattica a distanza. Ma che perlomeno Elisabetta ha potuto condividere con tutta la sua famiglia...al completo.

Ecco l'intenso racconto che l'alunna dell'istituto Agnesi di Casatenovo ha scritto per il giornalino della scuola, accettando poi di pubblicarlo sulla nostra testata:

 

Sono Elisabetta e questa è la mia esperienza vissuta in quarantena.
Quando ho scoperto che mio papà aveva il Covid mi ha assalito una paura immensa.
Era di là, chiuso in camera, da solo, come un animale dello zoo.
Noi intanto vivevamo la vita quasi normale, riempita dall’odore dell’alcol e del disinfettante spray.
Ricordo ancora il giorno del primo tampone. Come dimenticarsi quello stecco che si infilava come un coltello nel naso, con la strana sensazione che da lì a poco avrei sentito il sangue scendere caldo dalle narici.
È lì che ho percepito concretamente l’inizio di una profonda solitudine.
Prima stavamo in casa solo per precauzione, ma da quel momento abbiamo dovuto isolarci per forza. Mio fratello era positivo, io no. Mi tenevo a distanza da lui. Avevo paura. Ma come si fa a resistere a degli occhi così dolci?
Passavo molto tempo davanti alla tv o usando il tablet tanto che, a volte, me lo facevo “confiscare” dalla mamma perché mi rendevo conto di esagerare.
La notte non riuscivo a dormire, quindi leggevo diverse pagine e tenevo sempre il libro a portata di mano, sul comodino o sotto il cuscino, nella speranza che le parole costruissero un ponte verso la libertà della volta celeste, nel mondo dei sogni.
Poi anche la mamma si ammalò.
“Resistenza”, mi chiamavano, perché ero rimasta l’unica negativa, ma dopo qualche giorno anche io ebbi l’esito del tampone positivo. Ora facevo parte del gruppo. Anche se asintomatica, sentivo il terrore di andarmene per sempre o di aver contagiato qualche mio compagno di classe o qualcuno a me caro, come i nonni. Ma non vedendo nessuno da diverso tempo ero quasi certa di non aver fatto del male a queste persone.
Se da una parte dispiaceva a tutti essere positivi, dall’altra papà poté uscire dalla stanza e abbracciarci di nuovo.
Il Natale trascorso non fu uno dei migliori. Senza nonni, zii e cugini che ci rallegravano, era un giorno normale, però con i regali, l’albero e i cupcakes.
Di dolci ne ho cucinati in abbondanza in quarantena. Torte, biscotti e tanti altri…
Ora parliamo della scuola. Fare lezione in DAD non è una promessa di salvezza, ovvio, ma era una speranza. È cominciata qualche giorno dopo l’inizio della quarantena. Era bello rivedere i miei compagni, anche se in un modo un po’ diverso dal solito.
Ogni tanto saltava la connessione, perciò non riuscivo a seguire proprio tutte le spiegazioni. Ma non restavo indietro e per me era un sollievo enorme.
Non parlo volentieri di quello che ho vissuto: è brutto non vedere nessuno, a parte i volti dei familiari e il tuo da cui traspare un sottile velo di paura.
Non nego di aver passato dei momenti felici, ma è un’esperienza scioccante.
Non auguro a nessuno di provare lo stesso timore di stare male o vedere stare male gli altri.
La nostra famiglia era asintomatica, ma non per questo abbassiamo la guardia. Continuiamo a prestare attenzione, indossando la mascherina, igienizzando sempre le mani e rispettando tutte le regole che questa pandemia ci ha imposto.
La guerra conto il virus è ancora in atto e noi dobbiamo essere più furbi e… positivi! Ma non in quel senso!

Elisabetta Inzillo

 

G.P.
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