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Scritto Domenica 21 marzo 2021 alle 12:16

Maghi, streghe e... draghi

“Questo è un anno in cui i soldi si danno e non si chiedono!”.
E' con questa frase ad effetto che il neo presidente del Consiglio Mario Draghi (“SuperMario”, per alcuni) ha risposto, durante la sua prima formale Conferenza Stampa, ad una delle domande poste dai giornalisti sul tema del preoccupante aumento del nostro Debito Pubblico.
Efficace quanto sconcertante questa sua chiosa rimasta del resto sospesa in quanto nessun giornalista ha poi ritenuto di rispondergli con quest'altrettanto semplice e possibile domanda: “ma l'altr'anno ed in futuro varrà la stessa cosa? “.. e, ad integrazione : “non si dovrà poi farvi fronte con politiche <<lacrime e sangue>> per farlo rientrare a quote più sostenibili?”.
Questo avrebbe suggerito il tradizionale approccio secondo i dogmi del cosiddetto “pensiero unico neoliberista “ di cui comunque Draghi è e rimane, fino a prova contraria, uno degli esponenti più autorevoli, al di là di certe sue “dottrinalmente non convenzionali ”ed apprezzate operazioni “salva Euro” a base di Quantitative Easing (QE) e quant'altro.
E allora, ben più modestamente e in un quadro di una immaginaria quanto impossibile interlocuzione con lui, gli porrei io questa ineludibile domanda : Ma come mai ciò che fino a ieri era considerato un vero e proprio tabù a cui subordinare ogni “Politica di Bilancio”(e soprattutto di Spesa Sociale e connesse Entrate Fiscali) e cioè la “Sostenibilità del Debito Pubblico, oggi non vale più?
Ma allora vuol forse dire che quello che era fatto passare dalle teorie neoliberiste dominanti come un “Totem” inderogabile, non era poi così tanto inderogabile ? E che la “derogabilità” dalla “Teoria della Stabilità Monetaria” può, anzi deve, essere legata a fattori configurabili come particolarmente rilevanti nella vita dei Popoli?
Come dire che prima che “i conti -ragionieristici- in ordine” debbano valere le situazioni concrete umane !
Fattori quali emergenze pandemiche, come queste che stiamo vivendo, ma anche situazioni di particolare gravità non imputabili alla volontà dei Popoli, che comportino gravissime ricadute in particolare sui più svantaggiati di essi.
E Lei conosce ad esempio la possibilità prevista del Diritto Internazionale di impugnare le quote dei cosiddetti Debiti Sovrani “iniqui”, “immorali”, “odiosi” e “incolpevoli”?
E allora, un esperto economista come lei, come tanti altri “Maghi” di “Scuola economica tradizionale” (quella ancora imperante nonostante i vari fallimenti che abbiamo tutti sotto gli occhi), perché non si pone e pone a tutti un problema “centrale” e cioè quello del possibile condono parziale del Debito, almeno per la quota prodotta dagli effetti nefasti di questa pandemia.
Non le sarà di certo sfuggito che proprio questa proposta è stata pubblicamente avanzata da un grande quantità di suoi autorevoli “colleghi  di cui indico qui alcuni link:

https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/il-debito-detenuto-dalla-bce-si-pu-e-si-deve-annullare
https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/questi-debiti-da-rimettere
https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/cancellare-parte-del-debito-in-europa-non-pi-un-tab
https://www.avvenire.it/economia/pagine/francia-appello-cancellazione-debiti-bce

E poi Lei saprà di certo che tutto ciò sarebbe possibile esercitando a fondo il primato della  “Politica”, quella con la P maiscola, ispirata da sincera volontà di privilegiare gli aspetti umani a quelli della fredda e a volte inumana “quadratura dei conti.”
E sa pure che se ci fosse la volontà politica (viste peraltro le condizioni di grande difficoltà registrate in tutti gli Stati e non solo europei) la strada “tecnica” si troverebbe di certo ! Basterebbe far prevalere il vero “spirito sociale” dei Padri Fondatori  di questa Europa che, avendolo smarrito e offuscato con logiche quasi esclusivamente finanziarie e di mercato, sta tentando di ritrovarlo con strade nuove e di effettiva integrazione, non solo economica.
Come pure dovrebbe sapere che ben 48 sono i casi di cancellazione parziale del debito accaduti nel Ventesimo secolo che riguardano Paesi ad alto reddito tra le due guerre e Paesi poveri o emergenti dopo la seconda guerra mondiale.
E allora, cosa aspetta ad utilizzare tutto il suo prestigio personale, costruito meritoriamente anche per gli importanti ruoli apicali rivestiti, per quantomeno proporre concretamente simili soluzioni? E' o non è anche considerato un “umanista” al punto di essere stato recentemente chiamato, da un indiscutibile paladino di Giustizia come il nostro profetico Papa Francesco, a far parte dell'Accademia delle Scienze Sociali vaticane?
Del resto se si limitasse a rispondere con quella frase sopra riportata, qualche malintenzionato  potrebbe pure pensare che dopo il “lassismo del Debito” e passata la pandemia, si ritorni poi a quel “lacrime e sangue” che non caso l'aveva visto co-protagonista (sperando nel frattempo in un intercorso suo ravvedimento operoso) all'inizio della sua prestigiosa presidenza alla BCE.
E per completare il quadro di quelli che vengono così pomposamente definiti, da alcuni componenti del suo onnicomprensivo governo, i presunti “cambi di passo, cambi di marcia e discontinuità varie che dir si voglia”, mi permetta, in questo mio visionario incontro con Lei, di invitarla a promuovere azioni “politiche” e normative che perlomeno mitighino la facilità con cui le aziende multinazionali, ma non solo, possono ora impunemente delocalizzare, dal nostro martoriato Paese alla faccia di posti di lavoro e relative gravissime ripercussioni sociali. Lo dica al suo Ministro per lo Sviluppo che , assieme al suo partito, aveva tanto criticato le presunte inerzie  del precedente governo rispetto alle chiusure a ripetizione di nostre consolidate e prestigiose attività imprenditoriali, peraltro anche  sul nostro Territorio locale.
Vediamo cosa sarete in grado di fare per salvare i posti di lavoro anche delle nostre industrie (dalle piccole alle grandi che chiudono e delocalizzano) senza provare ad incidere sui dogmi di un'ideologia che in nome di un profitto sempre maggiore sacrifica persone e famiglie.
E non mi riferisco di certo alle piccole realtà imprenditoriali, quasi a conduzione famigliare, che fanno di tutto per stare in piedi in un mercato asimmetrico dove non solo i più meritevoli  sopravvivono, come si vorrebbe lasciar intendere. La libera concorrenza, come Lei ben sa, è un'altra di quelle fantomatiche “regole” (le “Streghe”) che reggono solo nelle dimostrazioni accademiche.
Auguri!
Germano Bosisio
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