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Scritto Venerdì 26 marzo 2021 alle 12:01

Bulciago, Sicor: 'slitta' lo stop all'attività. Emergono due manifestazioni di interesse

A circa un mese dalla notizia della chiusura del sito di Bulciago dell’azienda israeliana Sicor (ex Teva) si è accesa una nuova piccola speranza per gli oltre 100 lavoratori che alla fine dell’anno si troveranno senza un posto di lavoro. Nelle settimane scorse, infatti, i dirigenti della ditta avevano fatto sapere ai sindacati e alle istituzioni politiche coinvolte che l’azienda sarebbe stata favorevole ad un passaggio di proprietà e ad un eventuale vendita del sito a dei potenziali compratori ma si trattava solo di una possibilità astratta che non aveva impedito ai lavoratori di manifestare per giorni fuori dallo stabile di Bulciago.
Negli ultimi giorni, però, sono emerse alcune manifestazioni d’interesse per l’acquisto della ditta di Bulciago che hanno dato luogo ad una prima visita di sopralluogo direttamente all’interno dell’azienda già lo scorso venerdì e ad un’altra che si terrà invece nella giornata di giovedì con un altro utente interessato. Nei confronti della vendita le manifestazioni di interesse sono in realtà più di due, ma per poter parlare di apertura di trattative sulla vendita e su d’un eventuale passaggio di proprietà è ancora davvero troppo presto e prematuro dato che al momento non esistono ancora offerte concrete sul tavolo dei negoziati.



Per i sindacati è comunque positivo che a solo un mese dall’inizio della vicenda si siano già mosse le acque in questa direzione, aprendo forse la strada per una risoluzione della quale ne beneficerebbero in prima persona tutti i lavori della Sicor.
Altra novità sulla questione riguarda poi la decisione della dirigenza di far slittare lo stop della produzione al prossimo settembre, dopo che negli ultimi giorni la domanda per una delle molecole prodotte all’interno del sito era aumentata improvvisamente grazie alla richiesta specifica di un cliente dell’azienda. Il percorso di chiusura e di smantellamento degli impianti produttivi era previsto per la fine dell’anno mentre la fine della produzione era stata fissata inizialmente per la fine del mese di marzo e sarà quindi spostata per permettere la produzione residuale di queste unità aggiuntive di prodotto. Questo ovviamente non inciderà sul percorso complessivo della chiusura del sito, che è comunque previsto per la fine di dicembre di quest’anno.


Con la fine di marzo comunque, per i lavoratori si aprirà anche la possibilità di ricevere la cassa di integrazione straordinaria, che dovrebbe essere disponibile per i 106 dipendenti del sito già a partire dal prossimo 6 aprile. La decisione finale dell’azienda, dopo un’intensa trattativa con i sindacati, è stata quella di assecondare la proposta avanzata da questi ultimi sull’estendere la cassa da 9 a 12 mesi e sulla richiesta di utilizzo saranno proprio le sigle sindacali che martedì prossimo in un incontro con il Ministero ne completeranno l’accordo. L’ammortizzatore sociale non sarà erogato in una quota fissa mensile, bensì sarà intensificato man mano che si andrà verso la chiusura del sito e già a partire dal prossimo autunno la cassa straordinaria dovrà coprire almeno la metà delle ore di lavoro dei dipendenti.
Dubbi e perplessità da parte dei sindacati sono invece emersi per quanto riguarda il servizio di supporto psicologico messo recentemente a disposizione dall’azienda in modo totalmente gratuito ai lavoratori in qualità di palliativo nella crisi che stanno affrontando, un servizio giudicato insufficiente e fuori luogo dopo la scelta di chiudere il sito e quindi di portare più di un centinaio di lavoratori inevitabilmente verso la disoccupazione.
M.B.
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