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Scritto Mercoledì 07 aprile 2021 alle 18:26

Attività universitaria limitata dal Covid, con esami e lezioni 'a distanza' anche per gli studenti casatesi. I loro commenti

Uno dei settori più colpiti dall'ondata pandemica iniziata a marzo dello scorso anno è sicuramente quello dell'istruzione. Oltre alle scuole dell'infanzia, primarie e secondarie di primo e secondo grado, anche le università hanno dovuto reinventarsi e sperimentare l'ormai nota didattica a distanza.
Molti atenei erano già predisposti per questo tipo di lezioni, anche se in maniera superficiale. Molti altri invece, hanno dovuto preparare strumenti idonei ad assicurare una formazione completa a tutti i propri iscritti. 
Le criticità della DAD sono molte: dalla connessione alla rete internet alla necessità di rimanere per troppo tempo davanti allo schermo di un computer solo per citare le più rilevanti; al momento purtroppo non se ne può fare a meno.
I rettori delle singole università sono intervenuti a più riprese e hanno assunto alcune decisioni in merito alla situazione epidemiologica; per alcuni atenei in zona rossa ad esempio, tutte le lezioni si tengono a distanza, mentre in zona arancione o gialla è prevista una didattica mista con la possibilità di recarsi in aula previa prenotazione del posto.
Il Governo del resto ha sempre posto grande attenzione al settore dell'infanzia, mettendo in ombra il mondo universitario, i cui studenti chiedono considerazione maggiore, con la speranza di tornare al più presto alle vecchie abitudini.

Abbiamo intervistato alcuni ragazzi residenti a Casatenovo e dintorni
per capire come stanno vivendo questa situazione, cosa pensano della didattica a distanza e più in generale di questo modo di fare università:


Irene Maria Amati, Casatenovo - primo anno del corso triennale in "Ingegneria Aerospaziale" al Politecnico di Milano
Ho concluso la mia esperienza liceale e ho iniziato quella universitaria durante la pandemia. Nonostante arrivassi da un periodo scolastico svolto in didattica a distanza, non ero totalmente preparata al nuovo metodo di insegnamento digitale applicato all'università.
Già sapevo che sarei entrata in un ambiente completamente diverso rispetto a quello che mi stavo lasciando alle spalle, ossia un ambiente individuale dove i professori non ti vedono più come un ragazzino, bensì come un adulto. E iniziare con ancora più distanza a causa del Coronavirus non è stato semplice e non lo è tutt'ora.
La mia esperienza universitaria è fortunatamente iniziata nel migliore dei modi rispetto ad una situazione drammatica: ho sempre approfittato delle lezioni in presenza per andare in sede e a volte mi è capitato addirittura di seguire quelle online in università. Questo mi ha dato la possibilità di conoscere tanti ragazzi iscritti al mio stesso corso ed instaurare dei rapporti. Ciò ha reso la didattica più semplice e gradevole.
Nonostante ciò, il resto delle lezioni si è sempre svolto online e con il continuo cambio di zone gran parte dell'università l'ho vissuta nella mia camera. Sono consapevole di non vivere a pieno questo nuovo cammino, ma spero che tutto si possa risolvere al più presto.
Per quanto riguardo l'aspetto più pratico della DAD, a volte è difficile recuperare le lezioni o il materiale necessario perché ciascun professore ha i propri tempi. Circa gli esami invece non sono così dispiaciuta di svolgerli a distanza in quanto si tratta solamente di rispondere ad alcune domande attingendo alle proprie conoscenze acquisite durante le lezioni. Ovviamente non è il massimo stare nella propria camera o nel soggiorno di casa.
Penso che il governo percepisca l'immagine dello studente universitario come un adulto, che si sta preparando a fare il suo debutto nella società e nel mondo del lavoro. E fino a questo momento le decisioni prese dal Ministero dell'Istruzione hanno riguardato maggiormente il settore dell'infanzia.
Ritengo infatti che gli studenti universitari non sia stati presi in considerazione e si parli poco di loro. Spero di poter dire diversamente in futuro.

 


Emanuele Villa, Besana - terzo anno del corso triennale in "Economia e Commercio" all'Università Bicocca di Milano
L'esperienza con la DAD è frustante: da un lato si trascura tutto il contesto universitario, ossia il contatto diretto con professori (necessario anche per le opportunità future), con i compagni di corso e con i coetanei in generale.
Ciononostante, la DAD offre anche un grande vantaggio, ovvero quello di poter assistere alle lezioni in ogni momento, facilitando anche la realizzazione di eventuali lavori o progetti esterni all'università.
Non è cambiato nulla rispetto a marzo 2020 quando si è scatenata la pandemia. Anche gli esami sono rimasti tutti online.
Mi manca molto l'università, soprattutto pensare che questi tempi non torneranno più. Il governo si è completamente dimenticato di noi, mettendo davanti il settore dell'infanzia e la scuola secondaria. Spesso si dimentica quanto l'università faccia crescere un Paese. Troppo spesso.

 




Isabella Monga, Casatenovo - master di un anno in "Produzione Televisiva" presso l'Università di Stirling, Scozia
Sarei dovuta partire diversi mesi fa per vivere la mia esperienza di studio all'estero, ma purtroppo al momento sono in DAD.
Per fortuna la mia università è davvero ben organizzata per permetterci di avere la miglior esperienza pratica possibile e gli incontri con esperti del settore non mancano.
Purtroppo però, studiare dalla propria camera non è altrettanto bello quanto incontrare i compagni di persona, svolgere gli stage in azienda o maneggiare gli strumenti tecnici di laboratorio. Anche se la qualità degli insegnamenti è molto alta, l'esperienza emotiva viene "menomata".
Il governo scozzese sta facendo il possibile per velocizzare il rientro degli studenti in università e nel frattempo i singoli atenei si sono attivati per adattarsi alla situazione, mantenendo un contatto frequente sia con le istituzioni sia con i rappresentanti degli studenti.

 




Lorenzo Ferrari Aggradi, Monticello - terzo anno del corso triennale in "Comunicazione e Società" all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
Per quanto riguarda il rapporto con le lezioni online posso dire che è di odio-amore.
Di odio perché dal punto di vista dell'esperienza universitaria è sicuramente limitante. Non c'è più quella parte di socialità che tutti (me compreso) apprezzavano e che, alla fine, è la componente che rende la vita dello studente realmente diversa rispetto a quella della scuola superiore.
Nonostante ciò, a mio parere non è tutto da buttare: in università (parlo della mia) molti professori registrano e mettono a disposizioni le lezioni tenute in diretta. Questo comporta due cose, ossia più flessibilità nel poter frequentare i corsi e sicuramente più semplicità nel preparare un esame potendo riprendere le spiegazioni anche diverse settimane dopo la "messa in onda".
La gestione del rapporto con i compagni di corso diventa sicuramente più complicato dato che spesso le distanze sono proibitive e anche lo svolgimento dei lavori di gruppo e dei laboratori ne risente parecchio.
Il governo italiano sta facendo quello che può (poco) con quello che ha a disposizione (molto poco). Le università mobilitano una mole di persone che non può essere sottovalutata, a partire dai mezzi "di terra" come treni, metropolitane, tram costantemente intasati dagli studenti negli orari di punta, fino ad arrivare ai fuori sede che non possono muoversi dalla propria regione verso le grandi città, sia per una questione di sicurezza per la città che li accoglie sia per le famiglie dalle quali (presumibilmente) torneranno nel corso dell'anno.

 



Ilaria Ferrari, Casatenovo - secondo anno del corso triennale in "Ingegneria Gestionale" al Politecnico di Milano
Inizialmente ammetto che mi sono trovata spaesata quando si è iniziato a parlare di didattica a distanza. Ancora non sapevo che sarebbe diventata effettivamente la normalità.
Un anno fa, dopo un solo semestre in presenza, non è stato facile cambiare completamente i ritmi a cui mi ero da poco abituata. Passare ore davanti al computer e seguire lezioni ricche di contenuti senza mai avere un effettivo riscontro "umano" è stato senza dubbio un grande ostacolo, ma la sfida più grande è stata quella di trovarsi da sola ad affrontare il mondo universitario (che non avevo ancora pienamente compreso), per di più rivoluzionato dalla pandemia.
Quello che più mi è mancato in questo anno è la presenza fisica dei compagni di corso, con cui condividere le pause pranzo e scambiarsi sguardi confusi durante le dimostrazioni più complesse, per poi studiarle insieme finite le lezioni seduti ai tavoli delle aule studio.
Con il tempo però mi sono resa conto dei molti vantaggi che la didattica a distanza offre: primo fra tutti la possibilità di avere le lezioni registrate, da riguardare per capire i concetti meno chiari o anche velocizzate come ripasso prima di un esame. Inoltre, non avendo la frequenza obbligatoria, posso organizzare meglio i momenti di studio e scegliere di non seguire determinate lezioni "live", anche se così facendo non ho l'opportunità di fare domande durante la spiegazione.
Nel partecipare alle poche lezioni in presenza che ho frequentato a settembre e ottobre è stato più facile mantenere alto il livello di attenzione, ma ho fatto molta fatica a prendere appunti e di conseguenza ho dovuto riguardare determinate parti della registrazione. Dopo aver frequentato tre semestri su quattro in DAD, credo che ormai sarebbe alquanto difficile tornare alla didattica tradizionale.
Mi sarebbe piaciuto che le istituzioni mostrassero più interesse riguardo alla categoria degli studenti universitari, ma allo stesso tempo mi rendo conto che, almeno a livello nozionistico, siamo anche quelli che si sono adattati meglio alla DAD.

 



Federico Redaelli, Barzanò - primo anno del corso triennale in "Economia" all'Università Bicocca di Milano
Sono riuscito a seguire le lezioni in presenza solo una settimana lo scorso ottobre e una settimana a febbraio di quest'anno. Credo che almeno per gli studenti del primo anno fosse veramente importante andare in presenza tutto l'anno, anche divisi in gruppi, per fare conoscenze e vivere un minimo l'esperienza in università.
Così non è stato, anche perché in due settimane totali non fai neanche in tempo a ricordarti come si arriva in aula senza perderti. Oltre a non avere contatto diretto con i compagni di corso e con i docenti, è stressante rimanere davanti al computer per sei o sette ore consecutive al giorno.
È molto pesante, molto di più rispetto alle lezioni frontali in aula e ci si distrae spesso. Il governo inizialmente non credo si sia dimenticato di noi, ha dato molto potere di scelta alle singole università e, quindi, ai Rettori.
Recentemente ho letto un articolo in cui si lodava l'università Bicocca per avere avuto zero contagi al suo interno. Questo però ha fatto sì che noi studenti lavorassimo sempre a distanza, rispetto ad altre università come il Politecnico o la Bocconi in cui è stata data la possibilità agli studenti di andare in aula. Ovviamente si sono mossi subito con le dovute precauzioni e addirittura per il Polimi sono potuti recarsi in ateneo anche gli iscritti agli anni successivi al primo. Ormai è necessario resistere e sperare che tutto ritorni prima o poi alla normalità.

 

Silvia Buzzi
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