Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie.
ACCETTA
  • Sei il visitatore n° 273.835.614
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
bandi e concorsi
cartoline
Scritto Martedì 13 aprile 2021 alle 08:31

Bulciago: il ''cervello blu'' Roberto Arrigoni di ritorno in Italia per svolgere ricerca marina

Sentire parlare di "cervelli in fuga" e di "migrazione dei talenti" dal nostro Paese ormai non è più una novità, anzi col passare degli anni spesso ci siamo abituati a considerare questa situazione - che vede le menti brillanti formatesi negli atenei e negli istituti italiani migrare all'estero per lavorare - una sorta di pseudo-normalità.
Una storia che racconta invece una tendenza contro corrente rispetto al trend generale, riguarda un cittadino bulciaghese, Roberto Arrigoni, biologo che negli ultimi mesi è rientrato in Italia dall'estero proprio per motivi di lavoro.

Roberto Arrigoni

Dopo precedenti esperienze lavorative tra Italia ed estero, Roberto ha infatti iniziato a lavorare come ricercatore presso la Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli nel 2020, grazie ad un'importante strategia di ampliamento del personale ricercatore adottata dall'ente nel corso degli ultimi anni. Da studioso di biologia marina Roberto è sempre stato a conoscenza dell'importanza di questo istituto nel campo delle scienze marine in ambito nazionale ed internazionale, con infrastrutture di livello messe a disposizione per la ricerca, e considerato questa occasione come un'opportunità stimolante da cogliere. Con circa 8000 km di costa e la sua posizione strategica, l'Italia e i suoi enti di ricerca svolgono un ruolo fondamentale nella salvaguardia del Mar Mediterraneo e la Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli è un ente storico, fondato nel 1872, che rappresenta un punto di riferimento sia nazionale sia internazionale nel settore della biologia e biotecnologia marina. L'ente è inoltre coordinatore del nodo italiano dell'EMBRC, un'infrastruttura europea per promuovere la ricerca marina di cui fanno parte almeno 45 istituti di ricerca europei distribuiti in nove stati.
"Poter rientrare in Italia dopo aver lavorato all'estero mi permette di mettere a disposizione del mio ente sia le esperienze e le conoscenze acquisite durante il periodo all'estero sia il bagaglio di studi e la formazione universitaria che ho ottenuto in Italia. C'è inoltre la possibilità di poter studiare tematiche maggiormente relazionate all'Italia, come ad esempio la biodiversità dei nostri mari. Infine, da un punto di vista personale, c'è anche il fattore di una maggiore vicinanza a famigliari ed amici" ha raccontato Roberto, spiegando anche perché reputa importante la propria mission come biologo marino nell'ambito dei suoi studi in campo di sostenibilità. "Tra le attuali problematiche ambientali c'è la perdita di biodiversità a livello globale. Nel corso degli ultimi decenni si è assistito ad un continuo degrado degli ambienti naturali, causando estinzioni e forti diminuzioni delle popolazioni animali. I miei studi sono principalmente incentrati sullo studio della biodiversità dei coralli, animali molto sensibili agli odierni cambiamenti climatici come, ad esempio, l'aumento delle temperature che ne causa la morte. I coralli sono i principali costruttori delle scogliere coralline, l'ecosistema con maggiore biodiversità nel mondo marino e che sostiene milioni di persone. Saper riconoscere quali coralli vivono e in che mari è il primo requisito per la loro protezione, tramite mirate strategie di conservazione, e dunque per la salvaguardia della straordinaria biodiversità marina associata ad essi".
Pur lavorando e vivendo a Napoli, Roberto ritorna comunque spesso a Bulciago, facendolo sempre molto volentieri per rivedere famigliari, amici e i tanti bei posti della nostra zona, ovviamente nel rispetto delle attuali disposizioni nazionali e locali.
Sul tema di quale invece possa essere il contributo dei cosiddetti "cervelli blu" italiani, come il suo, nel mondo della ricerca, Roberto si è soffermato sul ruolo giocato dalle esperienze internazionali e dalle possibilità di conoscenza e maturazioni offerte in questo contesto. Fare esperienze lavorative all'estero permette infatti a chi fa rientro in Italia di poter condividere prima di tutto le conoscenze acquisite durante il periodo estero, portando anche collaborazioni internazionali con enti e ricercatori vari.
Oltre a questi aspetti, nel caso specifico del biologo bulciaghese, la possibilità di aver lavorato all'estero in un ambiente internazionale ed aver collaborato e visitato vari istituti esteri gli ha permesso ad esempio di imparare differenti approcci per affrontare problematiche simili, utilizzare strutture di ricerca all'avanguardia, e lavorare in un gruppo multidisciplinare e dinamico.
La storia di Roberto, come quella di altri ragazzi italiani che hanno seguito lo stesso percorso, è stata raccontata anche da alcuni dei principali quotidiani nazionali, nella speranza probabilmente che la vicenda possa essere eretta come simbolo di una tendenza che vede il nostro Paese ritornare anche in un periodo così difficile come quello affrontato durante la pandemia in una posizione di competitività internazionale nel campo della ricerca scientifica.
M.B.
© www.merateonline.it - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco