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Scritto Mercoledì 14 aprile 2021 alle 09:07

Le criticità del nostro sistema

Un sistema che non regge più scrive l'amico Germano Bosisio, in un intervento pubblicato sul vostro giornale, di cui lo ringrazio anche se non lo condivido.
Che il sistema sia in grosse difficoltà in Italia e nell'Unione Europea è, purtroppo, una realtà ma le ragioni non sono quelle di un "neoliberismo dominante" ma della contrapposizione, più ideologica che reale, che limita la convivenza di opinioni, legittime, anche se diverse.
Il neoliberismo è una definizione unicamente italiana riferita al periodo della "deregulation" anglo-statunitense, come "liberismo" è una definizione crociana, cioè di Benedetto Croce, con la quale individuava il liberalismo economico.
Il liberalismo, in senso generale, è una filosofia politica, elaborata dai filosofi illuministi, ad esempio Kant, che ha come principio fondante la liberazione della persona dai vincoli del sistema "assolutista" dell'epoca. Solo successivamente quei principi sono stati trasferiti anche in campo economico.
Il liberalismo economico, o liberismo o neoliberismo, non è il demonio, è l'assenza della politica a renderlo tale. Escludendo la "deregulation" dello Stato, come, del resto, previsto dall'art. 41 della Costituzione, ci sono alcuni principi, come la concorrenza, il mercato e, anche, il profitto, che possono essere utili alla crescita socioeconomica del sistema.
Quando, il 01.01.2022, entrerà in vigore il regime di libero mercato dell'energia elettrica e nel gas, l'utente, se attento, avrà benefici poiché la concorrenza ed il mercato richiedono maggiore qualità e minori prezzi. È sbagliato applicare i criteri della concorrenza e mercato nei servizi in regime di monopolio naturale o per funzioni che avendo unicamente una funzione sociale, come il servizio idrico, dovrebbero essere estranei ad ogni ragione economica.
Anche le privatizzazioni dovrebbero seguire la stessa logica, ci sono servizi che devono essere erogati dal pubblico e servizi che devono essere erogati dal privati. I monopoli fiscali, quelli che lo Stato mantiene per fare cassa, ad esempio i tabacchi, devono essere privatizzati come prevede il TFUE (Trattato per il Funzionamento dell'Unione Europea).
La privatizzazione delle autostrade, con gestione in regime di monopolio, hanno consentito ai privati di investire 100 mln di euro e di prelevare, dal 2003 al 2017, dividendi per oltre 8 mld di euro, poi il ponte Morandi è crollato e 43 persone sono morte. Non è colpa dei privati, che hanno fatto il loro mestiere, ma di chi ha consentito che questo avvenisse: la politica con la "p" minuscola e incapace.
Gli economisti, non essendo l'economia una scienza ma un'opinione, spesso retribuita, hanno grosse responsabilità ma è sempre la politica ad accettare le loro tesi e ad applicarle alla gestione del Sistema.
Se la privatizzazione, in alcuni settori pubblici, è un idiozia irrazionale, altrettanto è la tesi della "cancellazione del Debito Sovrano". Quando qualcuno ha un debito, qualcun altro ha un credito. La cancellazione del Debito Sovrano significa anche la cancellazione del "Credito Sovrano" ed una conseguente perdita per chi lo detiene.
Probabilmente non si ha la consapevolezza che il "debito Sovrano", per la maggior parte detenuto dalle banche, è costituito dai risparmi dei cittadini, magari la liquidazione ricevuta al termine dell'attività lavorativa, che potrebbero scomparire per effetto del "bail-in", in vigore dal 01.01.2016, grazie al quale le banche potrebbero azzerare i risparmi di cui hanno il deposito e la gestione.
Non chiediamoci perché il debito Sovrano, come in altri Paesi, non può crescere ulteriormente. Al contrario di altri Paesi, come gli Stati Uniti ed il Giappone citati, l'Italia ha incrementato i propri debiti per sopperire al fabbisogno di parte corrente e non per gli investimenti, questo ha impoverito il Paese che, per sopravvivere, è costretto a fare debito per rimborsare i debiti. Non è un tecnicismo economico, è quello che normalmente facciamo nelle nostre famiglie.
Magari, cambiando il modo di gestione della "cosa pubblica" eliminando privilegi, troppi, in carico alla fiscalità generale, trasformando il costo in risorse per lo sviluppo, tante cose potrebbero cambiare.
Se venissero completamente detassati gli utili reinvestiti delle imprese, si realizzerebbe una forma di investimento che produrrebbe ricchezza e occupazione.
La globalizzazione non è un problema, richiede solo forme di governo diverse dalle ormai desuete attuali.
La responsabilità politica di questa situazione è individuabile principalmente nel comunismo che teorizzando la "lotta di classe", invece di rimuovere le differenze sociali, ha separato quello che doveva rimanere unito, il popolo, lasciando libero spazio a quello che una volta si chiamava nobiltà e che oggi si chiama finanza, che non è figlia del liberismo ma ne è una degenerazione. Questa logica, peraltro, non ha prodotto nulla, ha creato solo povertà, dando fiato ad una destra senza progetti politici ma con l'arroganza del potere che riscontriamo anche nella situazione attuale.
Le contrapposizione ideologiche sono negative e pericolose. Non sono contrario alla proprietà privata, alle ricchezze individuali, se legittime, e all'iniziativa privata, chiedo solo di poter contare su una classe politica all'altezza della situazione e con le capacità, politiche e non tecniche, necessarie per garantire quello che prevede l'art. 41 della nostra Costituzione che, dopo aver sancito il principio che "L'iniziativa economica privata è libera", stabilisce che "Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana". Chiedo troppo?
Remo Valsecchi
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